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«Genova, Comune sleale»

03 luglio 2008
Graziano Cetara
Matteo Indice

Il futuro di Mensopoli era già scritto. In una sentenza del Tar passata sotto silenzio, nella quale a novembre dell’anno scorso veniva annullata una delle gare d’appalto per la ristorazione scolastica del Comune di Genova, vinta dalla società veneziana “pigliatutto” Serenissima, il business sul quale voleva mettere le mani l’imprenditore vercellese Roberto Alessio, finito agli arresti a maggio insieme al presunto comitato d’affari e politica composto da Stefano Francesca, ex portavoce dell’attuale sindaco, Claudio Fedrazzoni e Massimo Casagrande, ex consiglieri comunali diessini, e Giuseppe Profiti, ex vice presidente del Galliera ora numero uno del Bambin Gesù di Roma.

Cinque milioni di euro per tre anni di pranzi da cucinare e servire a duemila alunni e insegnanti delle scuole comunali del Centro ovest (il primo di otto munifici lotti). Un servizio assegnato dalla civica amministrazione, sotto la gestione dell’ex sindaco Giuseppe Pericu, secondo il Tribunale amministrativo regionale con un comportamento viziato da una «inescusabile negligenza», accettando una «inammissibile» integrazione ai documenti presentati nel corso della gara. «Non pare esserci alcun dubbio - scrivono i giudici - sulla sussistenza di un comportamento colposo della pubblica amministrazione in quanto non rispettoso delle regole di correttezza e par condicio».

In sostanza la commissione che decise l’aggiudicazione dell’appalto chiuse un occhio nei confronti della Serenissima: avrebbe dovuto escluderla perché i documenti presentati a supporto dell’offerta erano insufficienti, ma non lo fece. Il Tar, che in un primo tempo non concesse la sospensione della gara alla Cir, la società perdente, dopo due anni circa ha annullato tutto, condannando il Comune a un risarcimento in favore dell’azienda penalizzata pari al 5 per cento dell’offerta, vale a dire 250 mila euro. Gli effetti di questa clamorosa sentenza devono ancora completarsi. Il legale della Cir, l’avvocato Eugenio Dalli Cardillo, sta trattando con il Comune l’erogazione di una somma in denaro o l’affidamento del servizio per i prossimi tre anni. La scadenza dell’appalto è prevista per il 31 agosto di quest’anno.

È un appalto simbolo, che si inserisce in un panorama di gare dubbie sulle quali sono in corso processi (come quello sulle mense del Galliera) o inchieste giudiziarie: le gare su tutta la ristorazione scolastica genovese e su quella della Asl 2 savonese, al centro del primo nucleo dell’indagine del sostituto procuratore Francesco Pinto, e quella per le mense dell’ospedale San Martino, l’appalto più grande, 50 milioni di euro l’anno, vinto dalla Serenissima, dopo una gara sulla quale la Procura di Genova ha aperto un fascicolo, contro ignoti, per corruzione.

Lo stesso pm Pinto ha allacciato contatti con diverse procure del Nord Italia, impegnate in indagini analoghe, e in particolare con Pavia, dove l’ex consulente del sindaco Stefano Francesca ha lavorato per qualche anno e dove il magistrato nei giorni scorsi avrebbe incontrato i colleghi inquirenti.

La Serenissima vinse la ristorazione delle scuole comunali del Centro ovest al termine di una gara condotta dalla civica amministrazione «con un modus operandi illegittimo». I documenti che le aziende concorrenti dovevano presentare, pena l’esclusione, erano sostanzialmente tre: la prova della disponibilità di un centro cottura e di un centro per lo smistamento dei pasti, in grado di consegnarli in un massimo di 40 minuti, e due autocertificazioni relative alla capacità produttiva e di conservazione in fresco delle derrate. L’autocertificazione fornita dalla società vincitrice, dice il Tar, «è risultata insufficiente in quanto non è specificata la capacità giornaliera di predisposizione di pasti a crudo, né l’indicazione di tale capacità risulta dalla planimetria allegata». In base alle regole del gioco doveva essere esclusa subito. Il bando non prevedeva «valutazioni discrezionale». Invece la documentazione, che in realtà era incompleta, fu definita «non sufficientemente dettagliata», facendo una eccezione favorevole alla Serenissima.

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COMMENTI INSERITI 7— pagina 1 di 1

12/08/2008 07:24RobinHood, Genova

Ma il PM Francesco Pinto e’ quello che ha corrisposto ad un suo consulente 700 milioni di lire per una consulenza che valeva 50 milioni. Tale circostanza e’ stata accertata dalla Corte di Cassazione relativamente al processo “Assicuropoli”. Il consulente si chiama Roberto Peroncini ed il “tesoretto” assegnato dal Pinto al Peroncini non lo cerca nessuno?? Vale la pena precisare che il PM Francesco pinto, dopo tale “errore” che e’ costato alle casse dell’Erario circa 600 milioni di lire ha giustificato l’utilizzo del cellulare privato (anziche’ quello di servizio) la notte dei G8 affermando “Sono un funzionario dello Stato ed attento a non gravare sulle tasche dei cittadini…..” E’ una vergogna!!

14/07/2008 22:03bruna

.... W le coop rosse! solo loro lavorano nell'onestà!!!!!

04/07/2008 08:32Alfredo C., GE/Italia

Appena sarà applicabile (Gennaio '09?),
questa benedetta Class Action -azione
collettiva risarcitoria - i contribuenti potranno essere risarciti
e i "turpi" dovranno PAGARE!!!!

03/07/2008 16:50Mario

Le penali le paghino i responsabili di codeste "chiccherie" e non come solito i cittadini!

03/07/2008 15:19Mario

Le penali le facciano pagare a questi ***** (autocensura)e non come al solito ai cittadini!

03/07/2008 08:21peppino orlando, genova

Finché non si passa da menso-poli a urno-poli-voti di scambio e ai comitati d'affari vari( es. sulle varianti al piano regolatore,consulenze,etc..,non si capirà dov'è il marcio del sinistro e sulfureo regime in agonia.Ma Dio vede e provvede.Maria Regina anche.

03/07/2008 08:11giopi ge, ge

cancellato- conteneva insulti

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