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X Files il ritorno

14 luglio 2008
ILARIA M. LINETTI

Los Angeles. «Non è una questione di soldi, erano anni che aspettavo di tornare in questo ruolo». David Duchovny è tornato a vestire i panni di Fox Mulder, l’agente speciale dell’Fbi che lo ha reso famoso, nel film “I Want To Believe” (“Voglio crederci”, il secondo lungometraggio, in uscita negli Stati Uniti il 25 luglio e in Italia a settembre, che riprende le avventure degli investigatori del paranormale. Accanto a Duchovny ci sarà ancora una volta Gillian Anderson, nei panni di Dana Scully.

Che cosa ha significato tornare a interpretare Fox Mulder? «Lo desideravo moltissimo» risponde Duchovny «Ho sempre voluto continuare ad essere questo personaggio. Anche quando il telefilm è terminato, sentivo di voler riprendere in mano la storia. Sono stato davvero entusiasta di questo nuovo capitolo, anche se non è stato semplice, all’inizio almeno. Ho provato un po’ di paura, temevo di essere cambiato o di poter sembrare ridicolo». Mulder è diverso da come era nel 1993, quando la serie è cominciata, o nel 2002, quando sono terminati gli episodi della nona stagione? «Sì, è cambiato» risponde Duchovny «È maturato, invecchiato. Ha perso quell’ingenuità che gli faceva pensare di poter risolvere ogni mistero e vincere ogni sfida. Dopo nove anni di imprevisti e insuccessi, anche Mulder si è reso conto che non sempre si può vincere».

È diventato più cinico? «Non è cinico perché comunque non si arrende, e combatte fino all’ultimo» risponde l’attore «Il suo essere eroico sta proprio lì, nel cercare di arrivare alla verità senza darsi per vinto. E nel film torna ad avere quell’energia e quell’entusiasmo che lo caratterizzavano all’inizio della serie. Quindi, in un certo senso, è invecchiato e maturato tornando alle origini». Sul set Duchovny ha ritrovato il regista e sceneggiatore Chris Carter e la sua partner d’indagini Gillian Anderson.

«Con Chris eravamo sempre rimasti in contatto, entrambi aspettavamo il momento giusto per tornare a lavorare insieme» racconta l’attore «Con Gillian, invece, è bastata la prima scena insieme per ritrovare la chimica tra di noi». Dopo la serie di X Files, Duchovny era tornato a un ruolo in televisione con “Californication”, la serie che racconta le vicende di uno scrittore che cerca di sfondare nel mondo del cinema.

«Ho cominciato a prendere nuovamente in considerazione questa possibilità» racconta «quando ho scoperto la tv via cavo: le stagioni durano solo 12 settimane e non 24 come nei network, i canali pubblici. In più, questo tipo di televisione è il luogo più libero e creativo: si può utilizzare qualsiasi tipo di linguaggio, usare parolacce, mostrare scene di sesso che altrove verrebbero censurate. Neanche il cinema indipendente è più così libero. La tv via cavo non deve accontentare tutti, dai bambini di 7 anni ai 65enni. Per quanto riguarda il ruolo, era un po’ di tempo che aspettavo una parte comica, ma adulta, un personaggio non troppo goffo. L’umorismo in “Californication” è nero, molto è basato sulle battute e non sulla commedia fisica. Diciamo che il copione giusto mi è arrivato al momento giusto». Dopo aver interpretato negli ultimi sei anni soprattutto film indipendenti, la carriera di Duchovny sembra essere tornata a un punto alto. «Si va a cicli, a onde: ci sono alti e bassi, e se sei fortunato vai su e giù, altrimenti resti giù. A questo punto della mia carriera, però, mi sento molto fortunato. Ho trovato due ruoli in cui credo, che mi piacciono molto e che rappresentano una sfida continua. Sarei felice se il film di X Files fosse un grande successo perché mi permetterebbe di farne altri».

Tra le passioni ci sono anche la scrittura e la regia. «Quando interpretavo X Files avevo tempo di dirigere alcuni episodi perché, in un arco di 24 puntate, gli sceneggiatori potevano darmi più tempo libero, mandare Mulder in missione e non farlo apparire così spesso» racconta Duchovny «Questo mi dava il tempo di prepararmi per la regia. In “Californication”, invece, non mi sembra giusto chiedere del tempo libero in un arco di tre mesi. Posso dirigere solo il primo episodio di ogni stagione, come ho fatto e spero di continuare a fare per tutto la durata dello show». E la scrittura? «Continuo anche con quella, ma ho bisogno di un blocco di settimane in cui non lavoro a nient’altro. Ora non ho l’energia per andare a casa, dopo una giornata di lavoro, e mettermi a scrivere. Ho anche una famiglia, e altre priorità».

A proposito di famiglia, a quando un altro film con la moglie, l’attrice Tea Leoni? «L’ho diretta, una volta (in “House of D”, del 2004, ndr) ma non credo che potrei recitare con lei, soprattutto non interpretare una coppia sullo schermo. Credo che al pubblico non piacciano queste cose, quando io vedo un film in cui due persone, sposate nella vita reale, stanno insieme mi chiedo perché non facciano queste cose in privato».

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