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La privacy è sempre più a rischio
«Attenzione ai social network»

16 luglio 2008

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, composta da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato, ha presentato, presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, la “Relazione sull’attività svolta nel 2007”.

Sono stati illustrati i diversi fronti sui quali è stata impegnata l’Autorità nel suo undicesimo anno di attività, sarà fatto il punto sullo stato di attuazione della legislazione sulla privacy e sono state indicate le prospettive di azione.

Tra i temi di maggiore interesse affrontati quest’anno nel discorso di presentazione del presidente dell’Autorità, Francesco Pizzetti: la sicurezza, le intercettazioni, la protezione dei dati giudiziari, il corretto rapporto tra diritto di cronaca e riservatezza, la trasparenza della pubblica amministrazione, le esigenze di semplificazione per le imprese, le nuove tecnologie.

La cerimonia era presente il presidente della Camera, Gianfranco Fini, di ministri e dei massimi rappresentanti del Parlamento, del Governo, delle Istituzioni, del mondo dell’impresa e delle associazioni di categoria.

Nella sua relazione Pizzetti si è soffermato su alcuni punti fondamentali : il tema della privacy, le troppe intercettazioni, attenzione alla deriva di social network e You tube, senza trascurare i problemi della giustizia e dell’impronte digitali, temi al centro del dibattito politico.

Youtube e sociale network. «Assistiamo con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi social network quali, tra i tanti, Myspace, Facebook, Asmallword, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete». Un fenomeno che, secondo il presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, «può determinare in futuro, specie nel momento dell’accesso al lavoro, rischi gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza».

Intercettazioni e spettacolarizzazione delle inchieste: Un appello aiu giornalisti, «Fermatevi e riflettete». Troppi processi in televisione, troppa commistione tra realtà e “reality”, e questo «non è vera informazione». Non si può invocare «la legittimità di ogni invasione nella sfera più intima privata» delle persone in nome di una trasparenza che diventa spettacolo e morbosità. È l’appello rivolto dal presidente dell’Autorità garante della privacy, Francesco Pizzetti, agli organi di informazione e ai media in genere. E’ l’appello lanciato in nome della trasparenza, anzi della «buona trasparenza», come dice Pizzetti nella relazione annuale al Parlamento illustrata questa mattina alla presenza di una vasta platea di rappresentanti della politica e delle istituzioni. «Si vuole tutto conoscere, per poter tutto giudicare.

Nel nostro Paese le implicazioni connesse a questo fenomeno hanno toccato il livello di guardia», tuona Pizzetti, riferendosi alla diffusione delle intercettazioni e, in genere, del materiale di indagini giudiziarie. In realtà «nella società dello spettacolo si moltiplicano i talk show basati su fatti ed episodi della politica, della vita sociale, delle relazioni personali, che mettono in piazza, nel moderni fori telematici, vicende spesso anche privatissime». Per il Garante ha vengono esposte a una discussione «inevitabilmente superficiale» informazioni raccolte in indagini giudiziarie, in attività mediche di cura e diagnosi, strettamente legate alle condizioni fisiche e psichiche delle persone. Tutte cose che richiederebbero invece di essere «valutate con cognizione dei fatti, nelle sedi opportune, da chi ha gli strumenti adatti a coglierne a pieno il significato».

Per Pizzetti, si può tradurre in una parola: troppi processi mediatici, troppa commistione fra realtà e “reality”. Di qui il nuovo appello «accorato» soprattutto ai protagonisti dei media: «Fermatevi e riflettete». «Questa non è vera informazione, non è trasparenza, non è un servizio che si fa all’opinione pubblica e alla democrazia. Non è giusto, in nome di una trasparenza che diventa prima di tutto spettacolo, e talvolta persino morbosità, invocare la legittimità di ogni invasione nella sfera più intima e riservata delle persone». Una situazione in cui però il Garante «ha pochi strumenti a disposizione», ma ciò non impedisce allo stesso Garante di intervenire «ogni volta che è necessario».

Nella maggior parte dei casi con moniti e raccomandazioni; in casi estremi con provvedimenti di divieto o di blocco. Pizzetti ha ricordato alcuni episodi: il divieto alla diffusione delle immagini delle perizie sui bimbi di Rignano Flaminio; l’intervento nei confronti dell’emittente pugliese che aveva diffuso le immagini del cadavere di Meredith Kercher, uccisa a Perugia lo scorso primo novembre. Ma anche tanti gli interventi relativi a semplici cittadini. E per tutti vale il caso in cui è stata inibita l’ulteriore pubblicazione delle generalità di una donna protagonista «di un’indegna vicenda presso un ospedale campano e legata alla sua volontà di interrompere la gravidanza».

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COMMENTI INSERITI 4— pagina 1 di 1

16/07/2008 22:57Myriam, Genova

Ma quale tutela della privacy, per il cittadino comune non esiste, dobbiamo comunicare tutti i ns. dati, ma proprio tutti:nome,cognome,data di nascita,indirizzo,cod.fiscale,reddito,alle scuole,agli asili,alle università,alle asl,ai padroni di casa e fra un pò anche ai panettieri. E ci vengono a raccontare la bufala della privacy. La realtà è che hanno paura della rete xchè scopre gli altarini a politici e vip (quelli che la privacy se la vogliono tenere ben stretta xchè hanno dei lati oscuri che non vogliono far conoscere).Se i bambini sono in pericolo con la rete è xchè i genitori non vigilano e non mettono "la sicura" ai computer.La verità è che vogliono censurare tutto quello che potrebbe scoprire le varie nefandezze dei VIP italiani che pretendono di apparire in un certo modo e non vogliono fare vedere come sono in realtà.

16/07/2008 18:33Lucio

Non ci posso credere. Prendersela con i Social Networks: ma cosa ne sa questa persona anziana di come funziona un S.N.?

La tutela della Privacy dovrebbe passare attraverso la protezione dei dati dei cittadini continuamente utilizzati a scopi economici, comprati e venduti quotidianamente

Il garante sembra invece molto più preoccupato dal Gossip, che non è esattamente la stessa cosa. E che fa? se la prende con i social networks

Io sono gestore ed amministratore di un piccolo Social Network, non mi piace avere puntato contro dito del Garante. Che si occupasse di cose serie, che fine fanno i miei dati personali quando vado a fare la spesa? quando quotidianamente sono costretto a cliccare sulla frase "CONSENTO l'uso dei miei dati" per poter accedere a servizi Web

Si occupasse del fatto che riceviamo ogni giorno telefonate in cui ci si vuole vendere di tutto. E i nostri dati dove li hanno presi? dove li hanno comprati? chi li ha venduti? a che prezzo? cosa ne viene in tasca a

16/07/2008 18:13salicchia, milano

I politici dovrebbero non solo essere intercettati, ma le loro conversazioni telefoniche dovrebbero essere trasmesse via radio, in tempo reale come al grande fratello: io devo sapere esattamente cosa fa e cosa dice ogni singolo politico al governo e non. ho il diritto di sapere cosa ne fanno della mia libertà e dei miei soldi. la mia fiducia non l'avranno mai se la loro preoccupazione è la loro immunità e la segretezza delle loro faccende

16/07/2008 17:05Nestore Ballan, Treviso

Siamo spiati persino in cimitero.Se ti metti un dito al naso,verrai fotografato;eppure sfido chiunque a non esserselo messo una volta.Ciò non toglie che politici e personalità debbano essere tenuti sott'occhio sia quando parlano di politica, sia quando parlano di sesso. Il cittadino deve sapere se, mettiamo Casini, Fini, Berlusconi, Bossi o Calderoli che parlano tanto di famiglia e sono tutti divorziati, se la fanno con qualche velina raccomandata. Perché non dobbiamo sapere quanto porci sono i nostri politici? D'Alema, Fassino, Veltroni, Bertinotti, comunistacci e per il libero amore sono ancora tutti con la consorte e difendono le coppie di fatto, gli altri che per un verso o per l'altro hanno disfatto famiglie sono paladini del nucleo famigliare. Signore Iddio, quanta ipocrisia. Sì alle intercettazione ai politici e gente pubblica, no ai comuni mortali che vivono con 1.100 euro al mese e proprio per questo (o per virtù) sono fedeli ai propri consorti. Anche Prodi non è separato

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