Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 16/07/2009 h.17:36

Le canzoni ritrovate

24 settembre 2009
  | giuliano galletta

«OGNI TANTO mi lascio portare dalla creatività, dalla fantasia, e sono le cose mie più vere, senza pensare a un fine di locazione, di sfruttamento, scrivo così, tanto per scrivere». La voce di Umberto Bindi riemerge dalla vecchia registrazione su nastro, un po’ gracchiante, a dare, con poche semplici parole, il senso degli ultimi anni della vita del grande musicista, autore di capolavori come “Il nostro concerto”, “La musica è finita”, “Il mio mondo”. Anni passati al pianoforte a comporre circa cinquecento brani che il mercato discografico non era in grado di capire e che comunque non avrebbe accettato a causa della vita “scandalosa” di Bindi, della sua conclamata omosessualità. Quel lavoro forsennato, fatto così, “tanto per scrivere” è adesso riemerso alla luce grazie all’erede di Bindi, Massimo Artesi, che ha affidato il prezioso materiale al cantautore Gian Piero Alloisio che - con l’aiuto della Regione Liguria - ha iniziato un lungo e difficile lavoro di digitalizzazione dei nastri ormai a rischio.

Una prima campionatura di questo straordinario patrimonio - diciotto pezzi - sarà presentato mercoledì 30 al Palazzo Ducale di Genova (ore 21, Sala del Maggior Consiglio, ingresso libero) in una serata di canzoni ma anche di video, balletto, letteratura - titolo inevitabile, “Tanto per scrivere” - in cui si racconterà la storia di un artista e della sua difficoltà a farsi accettare dal mondo dello spettacolo nonostante un eccezionale talento. «Penso che porterò sul palco i nastri» spiega Gian Piero Alloisio «perché voglio che tutti vedano fisicamente di cosa stiamo parlando. È difficile riuscire a spiegare a parole la bellezza di questo archivio, bisogna vedere e naturalmente ascoltare». Fra i primi a sentire i brani inediti, Maurizio Maggiani - che con Alloisio ha scritto i versi per due delle canzoni che saranno presentate il 30 - e due amici e collaboratori storici di Bindi, Giorgio Calabrese e Vittorio De Scalzi. Il paroliere Calabrese è uno dei padri della canzone italiana - basti citare “E se domani” e “Domani è un altro giorno” e con Bindi “Arrivederci” e “Il nostro concerto” - ed è rimasto «contento e sorpreso». «Sapevo che esistevano degli inediti» spiega «ma non pensavo in questa quantità e soprattutto qualità».

De Scalzi, compositore e fondatore dei New Trolls, conosceva Bindi fin dagli ani Sessanta e nel 1996 partecipò con lui a Sanremo - nell’ultima apparizione pubblica di Bindi - con la canzone “Letti”, prodotta da Renato Zero. «È quasi inutile che dica l’emozione che ho provato a risentire dopo tanti anni la voce e la musica di una persona con cui ho condiviso un pezzo importante della mia vita» spiega De Scalzi «credo anche che da questi pezzi si capisca bene come sia stata proprio la musica, in un certo senso, a salvare Bindi. Il fatto di essere un grande musicista gli ha permesso di distanziarsi un po’ dalle tante difficoltà della sua vita. Lui ha pagato quello che doveva pagare, ma non ha mai dimostrato, almeno con me, il suo disagio. Alla fine quello che contava veramente per lui era suonare. Era ben cosciente delle sue doti ma anche autoironico e divertente».

A chiunque ascolti questi brani - alcuni dei quali avevano sicuramente le qualità per diventare dei grandi successi - riesce difficile capire in base a quale logica siano stati snobbati dall’industria discografica. «Non credo ci sia nulla di cui stupirsi, anzi. In quell’industria discografica conta più l’immagine della buona musica e Bindi ha sofferto un’emarginazione mediatica senza uguali» prosegue De Scalzi «un autore può scrivere le più belle canzoni del mondo ma basta che arrivi un ragazzo carino che si inventa la moda del “flip” e i discografici investono su di lui. Il “flip” funziona, proclamano. Poco importa se fra cinquant’anni nessuno si ricorderà più del “flip” e tutti conosceranno la musica di Bindi. Insomma, lui è stato la cosa più lontana che si possa immaginare da un manager e oggi un musicista, se vuole salvaguardare il proprio lavoro, deve essere anche un po’ il manager di se stesso.

«Sono tanti i temi di riflessione legati al mondo di Bindi» aggiunge Alloisio «e tutti di grande attualità. Parlando di lui dobbiamo affrontare il problema della discriminazione degli omosessuali. Molte cose sono cambiate dagli anni Sessanta ma la battaglia per i diritti è ancora tutta da combattere. C’è poi il tema dell’industria culturale, dove tutto è diventato spettacolo e un vero artista non trova più spazi per la libera espressione. E infine Bindi rappresenta la storia della canzone d’autore italiana e della scuola genovese in particolare. Una storia che ha ancora molto da insegnarci». Ma l’archivio Bindi non è solo musica, ma anche testi, immagini, dischi, provini. In primo luogo, i testi dello stesso Bindi. Due copioni, il primo per uno spettacolo autobiografico mai rappresentato e di cui pubblichiamo un brano in questa pagina; il secondo, per un recital programmato con Bruno Lauzi, anche questo mai andato in scena. Ma le valigie, gli scatoloni, i sacchetti sono - e saranno - fonte inesauribile di sorprese: testi di Mogol, Gino Paoli, Piero Ciampi. E per caso, da un piccolo nastro, spunta la voce di Luigi Tenco che fischia e prova degli accordi ancora un po’ incerti. La canzone? “Un giorno dopo l’altro.


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Commenti inseriti 1 — pagina 1 di 1

26/09/2009 18:19 musicolor, Genova.

Bellissima cosa quella di ricordare Bindi , dopo la sua morte- Chissè se tutti questi suoi amici che escono ora come lucertole al sole erano amici di Bindi anche prima, soprattutto nell'ultimo periodo della sua vita. Sento come al solito odore di business spudorato. Sarò cinico ma anche musicista e Genova non fa mai niente per niente. Anche dopo la dipartita di De Andrè sono spuntati moltissimi amici ...Quando non si hanno più idee , per stare sotto i riflettori, vanno bene anche le idee degli altri, meglio ancora se gli interessati non ci sono più . Un cantautore incavolato che non è mai stato amico di nessuno.


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