«Va bene il referendum, ma vogliamo votare anche noi». “Noi” significa gli immigrati regolari, che in Italia vivono da anni e che si sentono italiani. Anzi, addirittura genovesi: «Un po’ di dialetto lo parlo anch’io» confessa sottovoce M’hamed Lekroune, presidente del movimento politico Italia Colorata.
Referendum è invece la proposta trasversale di tre consiglieri regionali (Rosario Monteleone dell’Udc, Gianni Plinio di An e Matteo Rosso di Forza Italia), che venerdì ha raccolto, in un banchetto sistemato nel centro cittadino, 1.600 firme nell’arco di due ore. L’idea di chiedere ai cittadini se siano a favore o contro la realizzazione della moschea nel capoluogo genovese non viene rigettata dal presidente di un’associazione che lavora quotidianamente a contatto con gli stranieri. Le condizioni, però, sono chiare: «È giusto chiedere l’opinione della gente - dice Lekroune- ma la questione ci riguarda da vicino: se votassimo anche noi, sarebbe un’ulteriore garanzia di democrazia».
Le sue parole ricalcano la posizione di Fabio Broglia, consigliere regionale del Pd. Dette da un cittadino musulmano praticante, giunto in Italia dal Marocco 22 anni or sono, fanno un altro effetto. Una moglie che fa volontariato in una parrocchia della Valpolcevera, due figlie piccole che parlano già un italiano perfetto, un passato in Francia («a Nimes, dove la gente sta fuori a chiacchierare nelle piazzette fino a mezzanotte»), Lekroune è sconcertato dai tanti luoghi comuni che si generano attorno al mondo arabo («Non è vero che nei Paesi islamici non ci sono le chiese. In Marocco, come in Egitto, ci sono diocesi e parrocchie») e da quella che chiama “paura del diverso”: «Tanti non sanno cos’è l’Islam - aggiunge - Vorrei spiegare loro che l’Islam è amore, pace, fratellanza. Non siamo fondamentalisti, vogliamo un mondo in armonia. Io stesso ho paura dei fanatici»
Ha paura anche per le sue bambine, Amui e Oviam, perfettamente a loro agio a giocare con penne e foglietti al tavolino di un bar nel cuore della città vecchia, che Lekroune tiene il punto sui diritti. La voce si fa più decisa: «La moschea era tra i punti che ho elencato in una lettera inviata al sindaco di Genova, Marta Vincenzi - dice - Le ho scritto: realizzare una grande moschea sarebbe una cosa seria, regolare. Il diritto di culto è sancito dalla Costituzione». Dove farla, non importa: «Basta che non sia lontana da dove vivono le comunità più grandi: va bene la Darsena, andrebbe bene ovunque. Non è un problema». L’importante è che ci sia, «non si può pregare in casa», e che abbia delle regole.
Lekroune ha anche l’idea di «chiedere alla Regione di istituire un consiglio di musulmani liguri che vigilerebbe su tutto ciò che avviene all’interno della moschea», per sgomberare il campo da ogni sospetto di attività illecite. Giusta la moschea, ma giusto anche il referendum. A patto che ci sia la possibilità di esprimersi anche per gli stranieri regolari in città. «Ritengo corretto che i genovesi dicano la loro - osserva - ma se votassimo anche noi, il referendum sarebbe veramente democratico». Non solo: sarebbe una sorta di cartina tornasole, per capire se «la società nella quale viviamo ci accetta oppure no». Amara è la conclusione dell’uomo: «Perché vivere qui, se questa società rifiuta la mia gente? Se il referendum svelasse un 80% di opinioni contro la moschea, sarei anche pronto ad andarmene con la mia famiglia». Dopo una vita trascorsa in Italia, un nuovo cambiamento, verso Parigi, «o Londra, dove abbiamo più possibilità», dove la compresenza tra le diverse genti è raggiunta da tempo. Ma c’è anche un’altra prospettiva: «Pregare è un diritto - continua Lekroune - Se la moschea on si farà, siamo pronti a scendere in piazza: a ottobre, o a novembre, per chiedere di essere ascoltati».
«Su di noi c’è troppo odio. Perché?» interviene Chaiba Zineb, la moglie del presidente dell’associazione, che ha avuto in una chiesa cattolica il suo primo lavoro in Italia e in una chiesa continua a prestare opera di volontariato. Ancora una volta, secondo M’hamed Lekroune, è la paura del diverso «strumentalizzata da certa politica e dai mass media» a generare atteggiamenti pericolosi. «È la paura che porta la gente a dire: “mio figlio non trova lavoro, la colpa è degli immigrati” - osserva - L’Italia è più povera, chi soffre per la crisi scarica la colpa sul più debole». Come facilmente potrà capire chi ha vissuto, in prima persona o raccontata dai nonni, l’esperienza dell’immigrazione.
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Commenti inseriti 638 — pagina 1 di 65
Secondo me ognuno può costruire il luogo di culto che vuole a certe condizioni:
1) Che sia in regola con le leggi Italiane.
2) I costi di costruzione e mantenimento non devono gravare in nessun modo sul contribuente.
3) libero accesso alle forze dell'ordine per controlli.
4) Deve essere solo luogo di culto e non altre attività.
5) Pagare le tasse senza alcuno sconto o sovvenzione.
Naturalmente questo vale anche per la chiesa Cattolica.
Gentile Fabrizio,
non è questione di essere di parte: i suoi precedenti messaggi potevano essere intesi come apologia di reato o istigazione a delinquere.
Cara redazione,io non amo provocare e non istigo alla violenza,e comunque state dimostrando di essere di parte...lascio questo forum perche' non c'e' liberta' d'opinione;spero solo per i miei concittadini che questa maledetta moschea non venga fatta..Hanno il potere nel mondo gia' col petrolio,adesso ci invadono con le moschee,e poi..? Povera Zena mia...
Per Fabrizio
Lei ama provocare o non capisce. La sua è istigazione alla violenza. O si adegua alle regole di questo sito che è estremamente tollerante o lei verra censurato. Come in questo caso
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