Per antica e salubre tradizione, trascorro il mese di agosto, e in particolare la settimana di Ferragosto, da nessuna parte. Ovvero cerco di sparire, di confinarmi in qualche oscuro meandro di casa mia o nelle ombrose pertinenze appenniniche di qualche compiacente amico, con un po’ di scorte alimentari, qualche libro e un minimo di pazienza.
Per come la vedo io, dal punto di vista dunque di un privilegiato che vive in Riviera e può andare in ferie più o meno quando vuole, il mese del Leone e la settimana del Grande Esodo, hanno solo che da passare, con meno danno e disturbo possibili. Quest’anno, purtroppo, non ha potuto aver luogo la consueta eclissi, e ho partecipato, per la prima volta da quando ero ragazzino, alla “settimana memorabile” in luogo deputato al turismo di vacanza.
L’ho fatto assieme ad alcuni altri milioni di comuni mortali, tra cui la gran parte non ha che questa breve e forsennata settimana per cercare di riposare e dedicarsi all’onesto e agognato sollazzo estivo. E in questa settimana di ferie rivierasche, nel tratto compreso nella Riviera di Levante, ho visto cose che agli umani che giacciono sotto il tallone di ferro delle ferie obbligate debbono apparire consuete, ma che a me erano imperdonabilmente sfuggite.
Ho visto ad esempio l’avidità. L’avidità allo stato sorgivo, scaturita da purissima passione, esercitata traslando il vecchio principio “del maiale non si butta niente”, in “del turista va consumato tutto”. Un’avidità che si è forgiata addivenendo allo stato di arte attraverso un diuturno esercizio di fantasia, persino di genialità. Temo di non aver fatto una grande scoperta, e sarebbe interessante se questo giornale aprisse un concorso tra i lettori per la più bella scena di avidità vissuta o contemplata nel lungo, dolcissimo arco della Riviera ligure. Voglio essere di quel concorso il primo partecipante e allego tre episodi, selezionati tra alcune decine, con cui ambisco a vincere il primo premio.
1. Lungo la strada litoranea che collega La Spezia alle Cinque Terre, capolavoro dell’ingegneria civile degli anni ’60, in uscita dall’incantevole borgo di Manarola in direzione La Spezia è stato posto un autovelox. È strategicamente radicato nell’unico rettilineo disponibile, un gran bel rettilineo lontano da centri abitati, dove il limite di 50 km orari non ha alcuna ragione di sicurezza e non corrisponde ad alcuna comprensibile logica che non sia l’avidità. Infatti, mentre gli abitanti locali, avendo ovviamente notizia della trappola, si tengono prudentemente entro i limiti, incorrono inevitabilmente nelle sanzioni pecuniarie la gran parte dei “forestieri”; i turisti che se ne tornano a casa dopo essere stati depilati “total body” del loro ultimo euro in contanti in uno dei luoghi al mondo con il più doloroso rapporto tra prestazione di servizi e costo dei suddetti. Quell’autovelox sostituisce efficacemente il tradizionale cartello “ARRIVEDERCI”, ringrazia per la preferenza e regala un ultimo ricordino, tanto per ravvivare la fama di gentilezza, generosità e simpatia degli abitatori del rinomato Patrimonio dell’Umanità.
2. Sui treni locali che servono la linea La Spezia-Genova, affollatissimi nel periodo estivo, ho notato più volte saltellare senza posa tra la calca dei passeggeri un solertissimo conduttore che ha sviluppato un sistema di controllo dei “documenti di viaggio”, dei biglietti, altamente selettivo. Munito di un frasario essenziale in perfetto inglese e dell’ausilio di foglietti esplicativi in varie lingue, esercita la sua implacabile autorità esclusivamente sui turisti stranieri, preferibilmente asiatici e tedeschi, non abituati ad obliterare i loro biglietti nelle apposite macchinette perché ignote nei loro Paesi di origine, e perché in stazione, accalcati a prendere il treno per il mare, non hanno forse il tempo e lo spirito di iniziativa di leggersi gli avvisi dell’azienda.
Minacciando l’immediata espulsione dal convoglio – non sono riuscito a capire se alla fermata successiva o più appropriatamente con il treno in corsa - si fa versare 50 euro di multa cadauno. Ci sono famiglie di 4 persone che ci lasciano 200 euro di multa per 8 euro di biglietti non obliterati; famiglie che se viaggiano nei carri bestiame non devono per questo essere composte da miliardari stravaganti.
Con giusto orgoglio il dipendente modello delle Ferrovie ha proclamato agli amici che in alta stagione tira su dai 700 agli 800 euro di extra, ricavati dalla legittima percentuale che l’azienda gli versa. Nessuna pietà dunque, nessuna attenuante, nessuna umanità, solo avidità, che ignoro sia generata nel conduttore per naturale disposizione, o solo dopo un corso di specializzazione a cura della sua azienda; la quale azienda ignora l’esistenza stessa di uno stile di comportamento che non sia vessatorio in ogni possibile modo e grado nei confronti della sua spettabile clientela.
3. Se c’è una cosa che chi abita al cospetto del mare evita come la peste è di presentarsi in qualsivoglia spiaggia o riva nella settimana di Ferragosto; questa settimana l’ho dovuto fare, accompagnando amici continentali disposti ai più umilianti sacrifici pur di sguazzare come anatre pazze nell’azzurro che più azzurro non si può. Essendo consono ai continentali un approccio “morbido”, li ho accompagnati in alcune delle spiagge più rinomate e attrezzate della Riviera da me già conosciute e frequentate.
È uso locale degli stabilimenti balneari sistemare gli ombrelloni uno attaccato all’altro con precisione millimetrica; è consuetudine pregevole perché in questo modo gli affittuari dei sottostanti lettini possono agevolmente fare amicizia con i vicini, scambiarsi confidenze, dividersi bibite e, volendo, maliziosamente sfiorarsi. Questa settimana ho notato, ovunque, un ulteriore e estremo “serrate i ranghi”, ragion per cui gli ombrelloni ora si accavallano l’uno sull’altro; in tal modo è possibile agli affittuari scambiarsi agevolmente anche i fluidi organici in un’intimità da esclusivo “privé”, e agli imprenditori della spiaggia tirare su qualche pugno di euro in più, sottraendo, con un’avidità nota solo a chi conosce la fame, la vera fame, un palmo del metro e mezzo scarso che offrono solitamente. Su budget stagionali da diverse centinaia di migliaia di euro, a quale pro razzolarne un’ulteriore manciata, se non per pura, semplice, avidità?
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Commenti inseriti 108 — pagina 1 di 12
ciao,sono un ristoratore di camogli...volevo non mettermi a difesa della categoria,ma evidenziare come siamo strutturati
all accoglienza turistica,cioè non riesco a capire come possiamo noi ristoratori a collaborare con le "altre" attivita,quando trovo la nostra regione scollegata in tutto dai trasporti a tutto ciò che volete..la nostra terra ha bisogno di essere coltivata...così come il nostro mare così come il turista che arriva...parliamone perchè le cose devono essere considerate da tutti i lati per poterle valutare e valorizzarle
ciao
Xroberto parma: ho casa e parenti a Rapallo e ai Lidi Ferraresi. A mio piacimento vado dove mi pare alla faccia tua (ho detto Emilia perchè i lidi ferraresi sono in Emilia ignorante). Sono così libero di godermi l'arrabbiatura dei cervelli medioevali al par tuo. Buon pane e prosciutto.
Vengo in Liguria ormai da 16 anni. Ho comprato casa a Varazze e ci sto benissimo. Sinceramente, i prezzi di pizzerie, discoteche e ristoranti non mi sembrano così distanti dai prezzi del resto d'Italia. La Toscana, per fare un esempio, è molto più cara. Pochi servizi? Forse, rispetto alla riviera romagnola. Ma la qualità è senza dubbio più alta.
E' sempre stato così, non vedo la novità.
Ha ragione Berlusconi: le fregature basta evitarle, scegliendo i negozi e i ristoranti più onesti. E in Liguria ce ne sono, andateli a cercare!!!
caro Roberto di Parma
fatti un panino al prosciutto e taci.
i turisti che popolano le nostre spiaggie vengono in giu con ombrellone, frigo portatile, materassino a forma di transatlantico , occupano allegramente i pochi parcheggi in zona riservata ai residenti , tanto di notte non passano a dare multe, si accampano a bordo strada come se fose un' area attrezzata x il camper, si affollano uno sull' altro in spiaggia libera e si imbufaliscono se gli stabilimenti balneari non consentono loro di usufruire delle docce , poi ripartono senza aver speso un euro, perchè si sono portati da casa anche l acqua da bere, lasciando in compenso un mare di rifiuti in spiaggia, dai pannolini per bambini alle cartacce dei panini confezionati prima della partenza.... ma che vengano multati è ben raro, solo ogni tanto c'e il vigile che fa le multe almeno a quelli parcheggiati in tripla fila...
ben vengano i turisti, ma se saranno educati e eviteranno di devastare i nostri boschi e le nostre spiaggie lo sarranno ancor di piu .
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