Il tempo limite per la carcerazione preventiva sta scadendo, il giudice ha respinto la richiesta di proroga delle indagini e i banditi saranno liberati. È il caso di cinque albanesi finiti in manette alla metà del marzo scorso perché sospettati di far parte della “gang del nottolino”, banda di ladri e rapinatori specializzata nello svaligiare case a Genova e in Riviera approfittando della chiave lasciata nella toppa dai proprietari. I cinque - tre al momento detenuti nel penitenziario di Marassi, due a Pontedecimo - usciranno entro sette giorni: sono infatti decorsi i sei mesi che il pubblico ministero ha come tempo massimo per chiudere la fase preliminare dell’inchiesta, richiedendo successivamente il rinvio a giudizio degli indagati.
Nelle ultime settimane, da parte del sostituto procuratore, era stata inoltrata all’ufficio del gip un’istanza con cui si chiedeva la proroga dei termini, in pratica la possibilità di indagare per altri sei mesi senza che nessuno fosse liberato. Il giudice ha tuttavia rigettato la domanda, comunicandolo a sua volta sia a Marassi che a Pontedecimo (il documento è giunto nelle due case circondariali l’altro ieri, ndr) ed ecco che nel giro di pochi giorni non ci saranno più motivi per tenere dentro gli arrestati.
La notizia è stata confermata ieri sia dalla direzione di Marassi che da uno dei legali degli albanesi che beneficeranno del rivolgimento. Gli stranieri fermati erano ritenuti dagli investigatori vicini a un gruppo che per mesi, soprattutto nel 2007, aveva destato allarme nel capoluogo ligure per la ricorrenza dei blitz. Non proprio una gang dei vip - tanto che molti si concentravano pure sulle motociclette, e non è mai stato facile suddividere la tipologia dei raid messi a segno da ciascuno - quanto un drappello di malviventi navigati, che aveva come base un paio di appartamenti del centro storico di Genova.
Fra le città prese di mira figuravano non solo il capoluogo ligure, ma anche Albisola, Loano, Chiavari e Rapallo. E le incursioni complessive “censite” da polizia e carabinieri - riconducibili in qualche modo alla stessa tecnica - erano state più di duecento.
«Nelle ultime ore - spiega Salvatore Mazzeo, direttore del carcere di Marassi - ci è stato comunicato dal palazzo di giustizia che non interverrà alcuna proroga negli accertamenti sui tre detenuti in questione (gli altri due, come detto, sono trattenuti in Valpolcevera). E appena saranno maturi i termini verranno rimessi in libertà; in base alle informazioni a nostra disposizione, potrebbe avvenire entro poche ore». I difensori hanno qualche perplessità solo sui tempi: «Leggermente più lunghi - spiegano - forse d’una settimana ma non ci sono altri motivi per cui debbano rimanere in carcere».
Un caso simile, le cui complicazioni sollevarono in seguito forti polemiche, si era verificato a Genova sei anni fa. A Capodanno fu ucciso con un coccio di bottiglia nei vicoli Giacomo Reggiani, 22 anni, saldatore di Sestri Ponente finito casualmente in mezzo a una rissa fra italiani e nordafricani. Il killer, un marocchino diciassettenne anni, era stato bloccato poco dopo dalla polizia e arrestato. Ma trattandosi d’un minorenne, per i quali la carcerazione preventiva non può mai superare i sei mesi anche in caso di omicidio, alla scadenza dei termini si era profilato il ritorno in libertà, annunciato proprio dal nostro giornale. Il tempo era effettivamente scaduto, ma il giovane era stato raggiunto da un’altra ordinanza di custodia cautelare per una rapina, ed era rimasto dentro ancora qualche settimana.
Una volta liberato gli era stato imposto l’obbligo di firma, che aveva rispettato per pochi giorni prima di scomparire definitivamente. È stato poi condannato «in contumacia» a nove anni, ma le sue tracce si sono perse per sempre. La posizione degli albanesi protagonisti dell’ultimo caso giudiziario è ovviamente diversa, soprattutto per la tipologia di reato (il furto) del quale sono accusati, sebbene sia uno di quelli che genera più allarme in città. Basti pensare che la collina di Sant’Ilario, una delle zone più esclusive e punteggiata di ville vip, è stata letteralmente “militarizzata” negli ultimi dieci giorni per contenere le azioni di una banda capace di muoversi anche nei sentieri: 15-20 uomini quasi ogni notte presidiano la strada che s’arrampica a picco sul mare, identificando gli automobilisti in due diversi check-point - come li hanno definiti i carabinieri - e nascondendosi fra i sentieri per intercettare i rapinatori.
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Commenti inseriti 62 — pagina 1 di 7
certo che la propensione a delinquere di certa gente non si smentisce mai, come la compresnione della sinistra e dei magistrati per questi criminali. MADRID RESTA IN SPAGNA
Commenta? Credo sarà forse l'ultimo commento: SIAMO UNA NAZIONE ALLO SBANDO!! Sono indeciso se sperare in una dittatura o nell'anarchia totale.....
X ROBERTO - Prodi e l'IRI.
Prodi, venne scelto a presiedere l' IRI, nel 1982, dal premier Spadolini. Lo scopo primario era quello di mettere ordine in quelle aziende a diretta e/o compartecipazione statale che rappresentavano per lo stato un eccessivo onere.
Le aziende genovesi di cui citi i nomi, dal passato glorioso, basti ricordare l'intera messa in opera dell'autostrada del sole, divennero, per diverse ragioni, una "palla al piede", dell'economia dell'intera nazione. Si prefigurarono 2 scelte
a) lasciarle in vita ed aumentare il debito pubblico;
b) risanarle e/o venderli a privati.
Analogo discorso venne fatto per Alfa Romeo:
cederla ad imprenditori anche stranieri o venderla ad imprenditori privati. Nel caso in specie si fece avanti l'avv. Agnelli: Prodi a tuo avviso, aveva il potere di dire "No all'avvocato no!" .
Egli, ripeto, era solo un'esecutore di una volontà politica, chi comandava, durante la sua permanenza all'IRI, erano: De Mita, Craxi, Andreotti e Forlani.
Non incolpiamo i magistrati...in Italia la Giustizia NON DEVE FUNZIONARE.
Politici corrotti di entrambi gli schieramenti sono d'accordo sul fare in modo che niente funzioni.Procure,Tribunali in uno Stato in mano a certi "generali" devono far acqua da tutte le parti.
Poi ti sbattono in faccia la "Tolleranza Zero" ma io di dirigenti,dipendenti,sindacalisiti che hanno contribuito all'affossamento totale di Alitalia in galera non ne vedo nemmeno uno.
Non vedo pèrchè a questo punto ci debbano finire 4 albanesi che in fondo hanno sicuramente rubato meno di certi loschi figuri che le mani ce l'hanno pulite ma le tasche son piene di bratta!
Per Claudio.
Grazie per il gentile chiarimento e per gli apprezzamenti ai miei commenti (anche se su Berlusconi e Prodi siamo decisamente agli antipodi)
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