Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 04/07/2009 h.14:23

Conto corrente svuotato
dopo il furto di identità

07 settembre 2008
  | Francesco Ferrari

Sono entrati in un negozio di viale Brigate Partigiane, hanno comprato quattro telefoni cellulari e, utilizzando i dati anagrafici e bancari di una ignara signora genovese, le hanno intestato tutte le utenze, rischiando di svuotarle il conto corrente. L’incubo di Stefania D. è iniziato nel novembre di un anno fa e oggi, a distanza di dieci mesi, non è ancora finito.

La vicenda, sulla quale sta indagando da settimane la Polizia postale genovese, ha davvero dell’incredibile. «All’inizio, quando mi sono accorta di quegli strani addebiti, ho pensato a un errore della banca - racconta al Secolo XIX la protagonista involontaria di questa storia - Purtroppo ho impiegato poco tempo ad accorgermi che il problema, in realtà, era molto più serio. Qualcuno aveva attivato quattro utenze telefoniche utilizzando i miei dati anagrafici e, cosa gravissima, quelli bancari. Il risultato? Fino a maggio, “grazie” all’addebito diretto sul conto corrente, sono stata costretta a pagare per telefonate fatte da persone che non conosco neppure». Un classico caso di “furto di identità”, insomma. Di fronte al quale nessuno, in questi mesi, è stato in grado di aiutare la signora Stefania. «Ho contattato più volte la compagnia telefonica “3” - spiega, mostrando alcune delle lettere inviate all’azienda - ma, al di là delle solite risposte di routine, non c’è stata la minima volontà di fare chiarezza. I contratti, secondo “3”, erano regolari. E le bollette lo erano di conseguenza. Insomma, la storia si è trasformata, settimana dopo settimana, in incubo.

Devo dire che sono rimasta particolarmente colpita dall’indifferenza della mia banca (una filiale IntesaSanpaolo, ndr): ho impiegato mesi prima di convincerli che non avevo mai autorizzato nessun addebito sul mio conto». È maggio quando, finalmente, la signora Stefania riesce a sospendere i pagamenti. «Ma la storia non è finita lì - continua il suo racconto - perché, di fronte alla sospensione dell’addebito in banca, “3” ha pensato bene di recapitarmi a casa quattro bollettini postali da 290 euro e 60 centesimi l’uno. E tutto questo malgrado, da tempo, “3” fosse stata informata che quelle utenze non erano state attivate dalla sottoscritta». Niente lieto fine, dunque? «Per ora no. Ho presentato una denuncia alla Polizia postale: spero che le indagini portino a qualcosa, almeno a scoprire come è stato possibile, per questi truffatori, entrare in possesso dei miei dati personali. L’aspetto peggiore della storia, in ogni caso, rimane la sensazione di impotenza che si prova di fronte a una truffa così eclatante. Per mesi non sono stata messa in condizione di difendermi, di fare valere i miei diritti più elementari. E pensate che oggi non ho ancora ricevuto il rimborso delle bollette-truffa. Se ho deciso di raccontare questa storia al Secolo è per evitare che altri cittadini finiscano in un guaio del genere».

Il consiglio, in questi casi, è uno solo: diffidare immediatamente la compagnia telefonica con una lettera raccomandata e denunciare il fatto alla Polizia.


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Commenti inseriti 31 — pagina 1 di 4

07/09/2008 21:33 luci, ge.

Il sistema sarebbe non tenere piu nulla in banca e far fallire questi signori che continuano a rapinarci legalmente ed a non rispondere di nulla ma siamo polli d'allevamento....

07/09/2008 15:14 jak, genova.

Purtroppo è questa la realtà: ognuno pensa ai fatti suoi e non gli importa nulla dei guai cha altri hanno, soprattutto se si è normali e non facoltosi clienti. La prima cosa da fare, mi spiace dirlo, è di trovarsi un ottimo avvocato, altrimenti non se n'esce alla svelta. Fare le denunce di rito che saranno ovviamente accettate come le migliaia di normali e necessarie denunce di rito. Del resto forze dell'ordine, le banche, le società sanno che contro la malvivenza c'è ben poco da fare. In un articolo di oggi è citata una scarcerazione che in altri tempi avrebbe fatto scalpore. Oggi rappresenta la normalità. Anche i delinquenti lo sanno e si comportano di conseguenza. Nei guai resta la signora e tutta l'altra gente onesta senza appoggi particolari. Cercarsi subito un giovane e ottimo avvocato.

07/09/2008 14:25 rosso, genova.

mi pare che anche nei racconti citati sia confermato che il problema e' il fatto che le BANCHE accettino richieste RID allegramente, magari su moduli provenienti da terzi e non SOLO su richiesta del clinete a la banca stessa da perte.
ho dubbi che sia legale. e che inoltre attivino RID senza obbligo di informazione tempestiva al cliente.
il problema sono le BANCHE, se non pagassero RID senza una esplicita autorizzazione del cliente, TRE e simili si attaccherebbero al tram, come si dice, coi loro contratti..
il garante dove sta?

07/09/2008 13:00 Nessun Dorma

Ma state scherzando o cosa?!?

Quello che vi dico è che è possibile che qualcuno faccia quanto scritto nell'articolo, ma è altrettanto vero che se 3 non riesce a dimostrare che la richiesta del RID è stata fatta dalla signora, chi è stato fregato è la società 3 stessa e il negoziante poco accorto.

La signora avrebbe dovuto semplicemente inviare una R.R. disconoscendo la pratica del RID. A quel punto l'onere della prova lo aveva 3 che doveva dimostrare che il contratto è in regola.

Mi stupisce veramente la vostra posizione, io vi dico come difendervi e voi scrivete queste cose?

Fra l'altro caro Roberto dare del delinquente a una persona anche per fare lo spiritoso è punibile per diffamazione. Mi fa specie che il Secolo XIX abbia pubblicato la tua risposta.
Vergognatevi entrambi.

Certo che l'ignoranza è proprio una brutta bestia e, fin che ci sarà, i cittadini saranno sempre truffati e soprattutto non sapranno come reagire alle truffe.

Sono davvero senza parole.

07/09/2008 12:16 Rocco

in riferimento a Nessun Dorma le prime due affermazioni sono vere ma ci vuole ben poco ad averle e a fare giochi strani..mentre e' vero che 3 sa' i numeri che chiamano queste utenze e dove si trovano in questo momento...


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