Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 04/07/2009 h.14:23

Chiude Monte Galletto
autunno da incubo

07 settembre 2008
  | Giovanni Mari

In attesa delle opere promesse, nuove settimane di passione

VENERDÌ il completo blocco del traffico per il cedimento di un giunto sull’A10. A novembre la nuova - annunciata - spada di Damocle dei lavori alla martoriata galleria di Monte Galletto, sull’A7, in direzione Milano, tra i caselli di Genova Ovest e Bolzaneto subito dopo il raccordo con l’A12. Per gli automobilisti genovesi si presenta un autunno ostico sul fronte del traffico. In città e in autostrada. La galleria, ormai celebre, necessita di una costante manutenzione perché il suo sedime si abbassa. Periodicamente il cantiere si riapre e l’ingorgo è garantito. Ora Autostrade spa sta alzando la volta fino a 4,2 metri e allargando le corsie nella speranza di compiere il miracolo e di «risolvere definitivamente la questione». Però: a novembre, subito dopo il Ponte dei Santi, chiuderà per due-tre settimane di giorno e di notte in direzione nord. La carreggiata non sarà praticabile e l’alternativa per le auto - e i camion - sarà necessariamente il percorso dei Giovi.

Le ripercussioni, come già sperimentato alcuni anni fa, saranno in tutta la zona e in tutta Bolzaneto. L’intricata partita del basso livello dei collegamenti genovesi, in ogni caso, parte da lontano. Anche se, e suona come una beffa, da dieci anni tutti parlano di nuove infrastrutture. Era il 2002, sei anni fa, quando la società Autostrade, facendosi da sola un pessimo spot, definì il nodo di Genova come «il più trafficato d’Italia». E lo era – secondo i dati dell’allora amministratore delegato Gamberale – da diversi anni. La notizia aveva destato scalpore perché fino allora quel triste primato era sempre stato assegnato al nodo di Mestre. Ma dal 2002 nulla è cambiato. Né tra le carreggiate autostradale, né sulla strada ferrata delle Fs.

Qualcosa si è mosso negli ultimi mesi sulla viabilità urbana, ma i due governi nazionali e i due regionali - di colori diversi - che si sono succeduti, alla fine non hanno risolto i problemi strategici che i genovesi conoscono ormai bene. Ed è così che un semplice giunto saltato sul viadotto del Chiaravagna, paralizza tutto. A grandi linee, il problema tanto facile da spiegare quando sono semplici da indicare i correttivi. I problemi: la rete autostradale attorno alla città ha sole due corsie (spesso manca persino quella di emergenza, così un’avaria a una singola auto crea l’ingorgo) e nel suo cuore si intrecciano la direttrice costiera e quelle che salgono verso nord; nella zona urbana, esiste una sola direttrice per spostarsi da levante a ponente e le due vallate nelle ore di punta si saturano immediatamente; merci e passeggeri dispongono di un’unica linea ferroviaria; i collegamenti con il porto ricalcano per lunghi tratti quelli di quartiere. Le ricette, scolpite su decine di documenti da governatori e ministri di destra e di sinistra, sono note: il Terzo valico Fs e la nuova bretella autostradale del ponente (la gronda). Invece. L’A10 è utilizzata da pendolari locali e Tir diretti in ogni parte d’Europa, ponte Morandi è in costante manutenzione e ha due sole corsie (scarse) per senso di marcia; il nodo di San Benigno è uno dei “tappi” conclamati più gravi (infatti la sua revisione radicale è in stato ormai compiuto, bisogna avviare i lavori).

L’A7, oltre che pericolosa, nonostante le statistiche rassicuranti del gestore, tra curve e restringimenti impone tempi lenti per entrare e uscire dalla città. E gli svincoli, le rampe, i caselli della stessa rete sono imbuti che si scaricano immediatamente in quartieri trafficati e in via strategiche già per gli spostamenti cittadini (dall’Aeroporto a Genova Ovest a Genova Est e persino a Nervi). Scendendo in città, lo scenario resta fosco, le note restano dolenti, anche se Comune e Regione abbiano appena varato un pacchetto di lavori per 200 milioni di euro nel ponente e in Valpolcevera. Ma il giunto di venerdì ha ceduto mentre lungomare Canepa è cantierizzata (finalmente) per lavori di raddoppio, l’intero asse del Bisagno è in preda agli scavi per allontanare il rischio di piena e le strade principali dei popolosi quartieri del ponente non riescono a reggere l’onda d’urto perché percorse da una nuova serie di corsie gialle.


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Commenti inseriti 23 — pagina 1 di 3

09/09/2008 10:48 Maurizio, Genova.

Ma perchè anche quando si parla di autostrade viene fuori il solito messaggio subliminale a favore del terzo valico ferroviario? A chi è così favorevole a questo progetto dico solo questo: mettetevi lungo i binari delle linee già esistenti, contate i treni che ci passano e constaterete con i vostri occhi quanto siano sottoutilizzate!!! Prima di costruire linee nuove sperperando denaro pubblico (per la gioia delle tasche dei soliti noti), pensiamo ad utilizzare al meglio ciò che già abbiamo!

08/09/2008 12:27 Marco, Savignone.

Tralasciando i commenti circa quei lavori e i disagi che affronteremo noi pendolari della Valle Scrivia, volevo segnalare una imprecisione contenuta nell'articolo. Il percorso alternativo in caso di chiusura della Montegalletto non è la statale dei Giovi, primo perché a Bolzaneto si può rientrare e procedere in A7 verso nord, secondo perche verso Mignanego un ponte ferroviario blocca il passaggio dei camion troppo alti.

08/09/2008 10:14 Enrico Vigo, Genova.

Condivido la sua nota(ma "giovinastri" ai giornalisti del SECOLO XIX non lo direi mai, è una sua libera interpretazione),tuttavia non cancellerei mai dalla storia di questa città,violentata nella sua anima,il fatto storico rilevante che i quattrini per la bretella autostradale del ponente cittadino furono stanziati negli anni '80 e persi per inettitudine amministrativa e incapacità di produrre opere pubbliche di qualità non impattanti, come quelle che normalmente Genova subisce ogni volta che i lavori pubblici si attivano a costruire opere di interesse collettivo.Ma non è finita,quando i cantieri sono aperti si fa di tutto per non fare cronogrammi intelligenti (Mercato ortofrutticolo Bolzaneto) e per non prevedere possibili inconvenbienti, si da per scontata l'ineluttabilità degli accadimenti.Ma questa è una balla colossale,è incapacità amministrativa conclamata, i politici impuniti si proteggono l'un l'altro a mo' di clan (...), scambiandosi vili favori per coprirsi le spalle.

08/09/2008 04:39 fabio, sao paulo, ex genova.

peggio per voi che andate a votare.........

08/09/2008 04:29 Redazione

PER ENRIGO VIGO
RISPONDE GIOVANNI MARI
Caro dottor Vigo,

il Secolo XIX (anche a mia firma) ha scritto più volte la lunghissima cronistoria della vana ricerca di infrastrutture per Genova. La sola battaglia (se si può chiamare tale) per il Terzo valico è stata al centro di decine di pagine, con i nomi e le sconfitte di imprenditori e classe politica. Idem per le autostrade: io stesso ho scritto più racconti sul passo falso per la Voltri-Rivarolo e via così. Nel nostro articolo di oggi si dice solo che, a fronte del danno storico si è aggiunta la beffa dell’ultimo decennio: da quando, ossia, pur dicendosi tutti favorevoli alle infrastrutture, nulla è cambiato. Per questo non c’è nessuno smemorato o giovinastro o disattento al Secolo XIX. L’analisi di ciò che è successo a Genova può sempre andar indietro di cent’anni; ma può anche limitarsi al recente passato. Qualche volta bisogna voltar pagina, secondo noi il 1994 rappresenta una svolta: in quel fatidico anno tutti i progetti sono stati azzerati, a partire dalla bretella autostradale del ponente. Si è ricominciato a parlarne – appunto – dopo tre-quattro anni dopo. Dieci anni fa.

Giovanni Mari


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