«Farò in modo che anche la parte più moderna del Ferraris, quella ristrutturata su mio progetto, sia sottoposta a vincolo. Mi dispiacerebbe molto che lo stadio venisse demolito...».
Vittorio Gregotti, l’ultraottantenne architetto di fama internazionale che ha completamente “ripensato” il Ferraris in occasione dei mondiali di Italia ’90, non nasconde un pizzico di preoccupazione alla notizia che il Comune metterà in vendita lo stadio di Marassi. L’uomo che ha firmato grandi opere in tutto il mondo (quasi tutte molto apprezzate, altre meno, come il quartiere Zen di Palermo) condivide il timore di molti: quali garanzie ci sono che il Ferraris non finisca nelle mani di qualche speculatore privato e che al posto di erba e gradinate non fioriscano palazzi?
«Ma non scherziamo - sbotta l’assessore al Patrimonio, Bruno Pastorino - i cambi di destinazione d’uso non sono semplici. E comunque, da parte di questa giunta, non c’è alcuna intenzione di snaturare la funzione del Ferraris. Semmai possiamo pensare, qualora l’asta andasse deserta, a incrementare l’uso commerciale dello stadio, soprattutto per lo svolgimento di concerti».
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| L’Arch. Vittorio Gregotti |
Resta il quesito di fondo: lo stadio Ferraris, inaugurato il 22 gennaio 1911 e completamente rinnovato alla fine degli anni Ottanta, è o non è un edificio storico da tutelare? «Sicuramente lo è per la parte che si affaccia sul Bisagno, l’entrata principale su cui campeggia la scritta “Luigi Ferraris”», interviene Giorgio Rossini, soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici. «La porzione più antica del campo sportivo - ribadisce Rossini - è automaticamente vincolata in quanto edificio pubblico con oltre cinquant’anni di vita, anche se il vincolo definitivo è imposto dalla Soprintendenza al termine di un’istruttoria che deve essere aperta su input del Comune e chiusa prima del bando per la vendita». E il resto della gloriosa casa di Genoa e Samp, la parte rinnovata del Ferraris? «Teoricamente potrebbe essere demolita anche subito - è la risposta a caldo di Rossini - a meno che il progettista, in base alla legge sul diritto d’autore, non chieda al ministero dei Beni culturali la tutela della propria opera in considerazione dell’alta qualità architettonica della stessa».
E qui entra in causa Vittorio Gregotti: «Mi sembrerebbe poco elegante che la richiesta di vincolo partisse proprio da me, perché significherebbe che io stesso giudico il Ferraris da me progettato un’opera di grande pregio architettonico. Preferirei che l’istanza partisse da un soggetto terzo, ad esempio uno storico dell’architettura. Anzi, farò in modo che questo accada». Ma Domenico Podestà, consigliere dell’Ordine nazionale degli architetti ed ex presidente di quello provinciale, solleva qualche dubbio procedurale: «La richiesta di vincolo deve partire dall’autore del progetto, meglio se sostenuto da esperti, professori universitari e dallo stesso Ordine di competenza. La procedura sarà più semplice se sarà approvato il disegno di legge sulla qualità architettonica che giace in parlamento».
Burocrazia a parte, l’imposizione del vincolo architettonico sull’intero Ferraris dovrebbe essere abbastanza scontato. Lo stesso Rossini afferma che «ci attiveremo come Soprintendenza per evitare che un’opera di valore come il Ferraris venga buttata giù e imporremo precise condizioni alla vendita dello stadio». La cui integrità, almeno sulla carta, tutti assicurano di voler preservare. «Già, ma in pratica solo la proprietà pubblica garantisce al cento per cento la salvaguardia del Ferraris - osserva Podestà - Se andasse in mani private, non è detto che la funzione sportiva sia mantenuta completamente. Magari l’acquirente potrebbe decidere di riservare il prato di Marassi esclusivamente ai concerti rock, più redditizi delle partite di calcio, costringendo Genoa e Sampdoria a giocare fuori città». Fantasie? «Può darsi, ma tutti saremmo più tranquilli se il Comune inserisse nel bando di gara precisi vincoli in questo senso».
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Commenti inseriti 6 — pagina 1 di 2
l' arroganza di questo Architetto è proverbiarle, non contento di aver preso soldi per un progetto sbagliato e i cui maggiori costi sono stati scaricati sulla collettività senza aver risolto nulla vuole anche vincolare l' opera.
Sembra il suo collega che ha voluto vincolare il comune di Zoagli perchè è bello.....
Gentile Arch. Gregotti,
Premesso che, alla sua veneranda età, può permettersi di dire quello che vuole, si ricorda gli innumerevoli problemi PROGETTUALI inerenti allo stadio da Lei ideato? Si ricorda che i cittadini hanno dovuto pagare per cercare di rimediare alla pessima visibilità dei posti a sedere (tribuna inferiore, settori vicino alle bandierine d'angolo) perchè Lei, che all'epoca non era ancora venerando, aveva ceffato? Si ricorda che i cittadini hanno dovuto pagare per aggiunte indispensabili all'utilizzo? Mi dica, seriamente, pensa di aver fatto un buon lavoro??
Ma oltre al Ferraris, parliamo un po' del Carlini?
oltre l'intento (demagogico-speculativo?) di creare nuovi alloggi per l'assistenza familiare ai degenti del S.Martino (vorrei vedere a chi saranno assegnati e con quale criterio!)
Dove si pensa di "alloggiare" quelle attività sportive o correlate, ivi residenti cui al comune evidentemente non importa niente (?) come il rugby, la scherma, il baseball, il calcio dilettanti, gruppi amatoriali che corrono su una pista non omologabile (4 corsie) e su un velodromo troppo corto e ripido? E gli studi medici sportivi?
Da qualche parte, la sotto, c'è addirittura un poligono di tiro completo, mai omologato o reso funzionante; potrebbe essere utilizzato dai Vigili Urbani; compare solo la segreteria del Tiro a Segno Nazionale.
Perché tutto questo spreco di denaro pubblico e di spazi (Ferraris e Carlini...) senza la possibilità di recupero, con investimenti e possibilità di impiego, per attività di singoli o di imprese, a servizio dei cittadini?
c'era una volta il vecchio Ferraris con 50.000 posti (riportavano, alcune fonti, anche un "esoso" 55.000!) il parterre e il terreno di gioco più invidiato d'Italia, il tifo rossoblucerchiato di fossa e ultras ma anche di famiglie intere...quasi tutti a prendere l'acqua, nelle giornate di scirocco, ma in allegria, sfottò e sportività !...
poi questo "monumento", con qualche difettuccio :
-capienza ridotta
-terreno di gioco ridotto
-visibilità parziale
-sopraelevazione del terreno di gioco (e allagamenti a iosa)
-eliminazione dei parterre (ulteriore riduzione della capienza)
-barriere architettoniche ovunque (lo stadio per tutti !!)
-fondi fatiscenti mai stati agibili e mai destinati a niente
-impianti mai resi funzionanti e collaudabili (ma collaudati!)
-spazi e servizi per i cittadini... (MA DOVEEE ??)
E tutto in un quartiere già congestionato e privo di una viabilità sufficiente a se stesso !
in mancanza d'altro ci teniamo questo ma, Architetto, per piacere, un po' di dignità !
Caro ing. Gregotti secondo si dovrebbe vergognare per lo stadio che ha progettato, una struttura già vecchia e sorpassata ancora prima dell'inaugurazione. pericolosa per la sicurezza delle persone, con mancanza di visuale per il 30% dei posti a sedere e visibilità nulla per il 10%.
Nel 89 c'era fretta di fare uno stadio e finirlo in tempo per i mondiali e come al solito si sono spesi tanti soldi pubblici per un progetto fallito in partenza.
Ancora di più la colpa è da attribuire chi ha scelto il suo progetto.
Lo stadio non va bene dove e tutt'oggi, va demolito o riconvertito.
Questo è l'ennesimo scandalo della sinistra.
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