A Genova ci sono i primi indagati tra i pensionati coinvolti nell’inchiesta sull’amianto. L’Inps ha dichiarato «provvisori» gli assegni che ogni mese versa sul conto di un migliaio di lavoratori a riposo, al centro di una eccezionale opera di revisione, dei calcoli e dei documenti ufficiali, imposta di fatto dagli accertamenti della Procura di Genova sul sistema di concessione degli sgravi contributivi previsti dalla legge sull’amianto. Ora, mentre continua l’analisi delle carte, agli interrogatori dei beneficiari delle aziende finora prese in esame dagli inquirenti (Ansaldo e Ilva), sono seguiti i primi avvisi di garanzia.
In gran segreto. Gli unici di cui si ha conferma, al momento, sono arrivati all’indirizzo di quattro ex dipendenti Ansaldo e Italsider, tra cui una delegata sindacale. Sono accusati di aver preso parte alla truffa ai danni dello Stato per la quale sono già indagati i vertici regionali dell’Inail.
Avrebbero dichiarato il falso all’ente assicuratore che certifica l’esposizione all’amianto invitando l’Inps a riconoscere uno sconto negli anni di lavoro necessari per andare in pensione. In particolare avrebbero detto di aver lavorato in un reparto contaminato dall’asbesto dove in realtà non erano mai entrati. Avrebbero mentito sapendo di mentire.
Gli interrogatori proseguiranno secondo un programma che conoscono solo i due sostituti procuratori Vittorio Ranieri Miniati e Luca Scorza Azzarà e il pool di poliziotti del commissariato di Genova San Fruttuoso, ai quali le indagini sono state affidate. La lista di nomi a disposizione della Procura è di circa un migliaio di lavoratori a riposo. Si tratta di persone che hanno chiesto, e nella generalità dei casi ottenuto, i benefici della legge sull’amianto. Ma che, secondo le accuse, non ne avevano diritto. Sono persone che, dopo decenni di lavoro in fabbrica, ora percepiscono un assegno dall’Inps come unica forma di reddito familiare. E che firmarono dichiarazioni irregolari da inviare all’Inail (i curriculum), spesso su indicazione delle aziende e di alcuni patronati. Soggetti che avevano un solo obiettivo dichiarato: estendere il più possibile gli sgravi previdenziali e consentire l’uscita dalla produzione di personale a rischio licenziamento.
Questo è il caso dei primi quattro pensionati indagati, assistiti da un pool di avvocati coordinati dai legali Iside Storace, Stefano Pellegrini e Massimo Boggio. Prima sono stati ascoltati in qualità di testimoni. Poi, le loro dichiarazioni si sono fatte «compromettenti» agli occhi degli inquirenti, e la loro posizione è diventata quella degli indagati: «Chi ha lavorato a contatto con l’amianto e ha dichiarato la verità non deve temere nulla», spiegano i legali.
Non è dato sapere il numero complessivo degli avvisi di garanzia già spediti. La questione è particolarmente delicata perché sul tema dell’amianto convergono, da fronti opposti, interessi molteplici e molto scottanti. Quelli dei lavoratori in attesa di pensione e di chi alla pensione è arrivato ma si sente sotto minaccia. Gli interessi dei sindacati e dei politici che hanno gestito la fase del crollo della grande industria a Genova, anche grazie ai benefici della legge a tutela delle categorie a rischio asbesto, usati “a pioggia” e in maniera indiscriminata come ammortizzatori sociali. E gli interessi delle aziende, piccole, medie e grandi, che hanno dichiarato il rischio amianto quando c’era personale in esubero da far uscire senza traumi sociali e, poi, lo hanno negato quando si trattava di riconoscere il danno biologico a chi si era ammalato. Su questo aspetto le aule del tribunale civile sono piene di ricorsi in attesa di giudizio e la giurisprudenza ha già raccolto sentenze clamorose di condanna delle società recalcitranti nel riconoscere i diritti dei lavoratori.
Sullo sfondo, ma sotto certi aspetti bisognerebbe dire in prima linea, ci sono i due enti Inps e Inail e la Corte dei conti. I primi hanno dato il via a una indagine autonoma ad ampio raggio, finalizzata a bloccare l’emorragia di fondi pubblici: stoppando le pensioni irregolari vecchie e nuove. L’effetto, rivelato nei giorni scorsi dal Secolo XIX, è stato l’invio di almeno un migliaio di lettere ad altrettanti pensionati (un esempio è pubblicato qui a fianco e riguarda una donna di 51 anni del ponente genovese ex impiegata Ilva) nelle quali l’Inps dichiarava provvisorio e sub judice l’assegno mensile.
L’invio di queste comunicazioni proseguirà e il fenomeno si allargherà a macchia d’olio. Il problema è capire fino a che punto l’Inail, con il personale (risicato) di cui dispone e le difficoltà a operare in presenza di un’inchiesta giudiziaria in corso, sarà in grado di dare risposte in tempi brevi ai pensionati e ai lavoratori in attesa di andare a riposo con i benefici di cui hanno diritto. La Corte dei conti è la spada di Damocle che pende sulla testa di tutti i funzionari coinvolti nell’inchiesta. La magistratura contabile è partita con l’obiettivo di recuperare il maltolto alle casse dell’Erario, dopo aver individuato eventuali responsabilità contabili tra gli amministratori pubblici.
Il cuore dell’inchiesta, che è seguita con partecipazione e interesse dall’intero panorama dei lavoratori e degli ex lavoratori della grande industria ligure, è quello della classificazione delle attività a rischio amianto. Secondo le accuse ipotizzate dalla Procura di Genova, le società avrebbero ottenuto significativi sgravi contributivi dichiarando il falso all’Inail, di concerto con funzionari compiacenti. Si parla di milioni e milioni di euro in premi assicurativi da pagare alle casse dell’ente e mai versati. Ci sono pensionati che stanno morendo di mesotelioma pleurico, malattia dovuta alla fibra dell’asbesto, che secondo le aziende hanno lavorato in ambienti salubri e che secondo Inail e Inps non hanno diritto ai benefici contributivi. E spesso sono costretti a fare causa per avere riconosciuta la consolazione del risarcimento del danno biologico.
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Commenti inseriti 39 — pagina 1 di 5
sarà da querela quello che ho scritto...però andate a verificare quanti artigiani hanno preso la pensione d'amianto pur lavorando nelle aziende e quanti lavoratori dipendenti e poi vediamo se ho detto il falso
***cancellato: da querela***
e allora a noi artigiani ? prendete ad esempio il mio caso,ho lavorato come dipendente carrozziere da gennaio 81 a dicembre 87 e mi viene riconosciuto poi ho lavorato come artigiano carrozziere dal 88 al 1993 e non mi viene riconosciuto, perchè dicono che non ho pagato l'assiqurazione rischio amianto, non ho forse respirato l'amianto come gli altri e allora fatemi pagare l'assicurazzione con gli interessi come si fanno con tutte le altre cose.
L'avvocato Storace difensore di uno degli indagati lavora per la Cgil. Forse il sindacato si muove ma preferisce non farlo sapere
domanda: ma gli elenchi di chi ha fatto la domanda sono pubblici o esiste la legge sulla privacy? se ne scoprirebbero delle belle immagino.
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