Per il momento si tratta di una «vigilanza dinamica», ovvero il passaggio, saltuario, d’una pattuglia davanti alle abitazioni dei tre giudici divenuti da un paio di giorni «obiettivi sensibili». Ed è la prima misura di protezione concreta disposta dalla questura di Genova per Gabrio Barone, Anna Leila Dellopreite e Fulvia Maggio, i tre magistrati che giovedì sera hanno emesso la sentenza sul blitz della polizia alla scuola Diaz nei giorni del G8: 13 condanne e soprattutto 16 assoluzioni, comprese quelle di tutti i super-funzionari.
Nel frattempo il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, dichiara di «essere favorevole all’istituzione d’una commissione d’inchiesta su i fatti del luglio 2001». Secondo il senatore a vita, «l’istituzione non solo è opportuna, ma è ora assolutamente necessaria, a tutela della credibilità della Repubblica Italiana come Stato democratico e di diritto e del prestigio e dell’onore delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, guardia di finanza e reparti militari». Il controllo concordato dai vertici della polizia genovese con la Digos si era invece materializzato dopo la comparsa, su internet, di velate minacce al collegio. Tra le altre, «Ricordiamoci di questo giudice e del suo nome, la storia è strana e imprevedibile».
La notizia della vigilanza è stata confermata ieri sera al Secolo XIX dal questore Salvatore Presenti: «Al momento non ci sono motivi - ribadisce - per essere allarmati. È chiaro che la polizia deve prevenire situazioni di pericolo e monitorare ogni segnale, anche minimo, perciò ci siamo mossi. Si tratta di un provvedimento semplice e logico, data la sovraesposizione mediatica del caso, come ne sono stati adottati altri in passato per i giudici di processi particolarmente sentiti nell’opinione pubblica».
Ed è proprio l’impatto emotivo delle assoluzioni a tener banco da giorni fra i politici. Insiste, Cossiga: «Occorre fare piena luce su i dolorosi fatti accaduti, compresa l’uccisione del giovane Giuliani ad opera di un carabiniere, e piena chiarezza sull’operato del governo: in particolare dell’allora vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini, stranamente presente in questura, dell’allora ministro dell’Interno Claudio Scajola e soprattutto, dopo le dichiarazioni dell’attuale numero uno della polizia Manganelli (che in una lettera dell’altro ieri assicurava la propria disponibilità a fornire chiarimenti), sull’operato dell’ex capo Gianni De Gennaro; fu lui, secondo il significato complessivo delle dichiarazioni di Manganelli, il responsabile massimo della gestione operativa».
La posizione di Cossiga non ha mancato di suscitare reazioni. Fra queste, quella di Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla camera («manteniamo fermo il nostro “no” alla commissione») e quella dell’attuale ministro dell’Interno Roberto Maroni: «Ho scelto di non dire niente e continuo a farlo. C’è una sentenza, ora attendo di leggere le motivazioni». Di parere opposto Gianclaudio Bressa, vicepresidente dei deputati Pd: «Non sono state ancora individuate le responsabilità politiche degli affari Diaz e Bolzaneto. Quindi, sì alla commissione».
L’INTERVISTA DE IL SECOLO XIX A MAURIZIO PANZIERI
di Graziano Cetara
«Canterini sa. Sono certo che gli ordini non partivano da lui ma gli sono arrivati, con una telefonata. Se solo sapessi da chi, sarei io a dirlo». Maurizio Panzieri, 54 anni, dopo il G8 di Genova ha lasciato la polizia: «Avevo la nausea, ero stufo di essere additato da tutti come la pecora nera. Lo stesso è accaduto per i miei due figli, di 25 e 22 anni, che fanno i ballerini. In questi anni, hanno ammazzato me e distrutto la mia famiglia».
Panzieri è l’ispettore capo che la notte dell’irruzione nella scuola Diaz-Pascoli si trovava alle spalle di Massimo Nucera, il poliziotto accoltellato. E come lui giovedì sera è stato assolto in primo grado da tutte le accuse: «Sono contento ma resto con l’amaro in bocca. - dice l’ex istruttore, che è stato difeso dagli avvocati Silvio e Rinaldo Romanelli - Non si possono condannare quei ragazzi, scelti tra ottomila poliziotti di tutta l’Italia, e tenuti per tre mesi in un centro di addestramento. Quegli uomini erano i migliori. Nucera era già stato ferito a una gamba in piazza, due giorni prima di entrare nella Diaz. Avrebbe potuto tranquillamente mettersi in malattia, anche essere riformato. Invece si è fatto medicare solo dopo essere tornato a Roma».
Lei pensa che questa sentenza abbia fatto giustizia?
«Credo che abbia restituito il rispetto nei confronti dei poliziotti onesti che sono la maggioranza. In questi anni in molti si sono sentiti scoraggiati. Nei miei 34 anni di ordine pubblico ho preso tante botte e sassate ma mai come durante il G8 ho pensato di morire. In quei giorni ci sono stati momenti in cui ero certo che non avrei più rivisto i miei figli».
Però la condanna di Canterini e dei suoi uomini non la convince.
«In quella scuola ho visto decine e decine di agenti in borghese, con e senza pettorina, tutti con il foulard sul viso. Non saprei riconoscerne nemmeno uno. So solo che io stesso, proprio come Fournier, ne ho sollevato di peso uno prima che sferrasse un calcio contro un ragazzo inerme. Sono successe cose strane che mi auguro non accadano più, perché fanno male all’immagine del nostro Paese».
Con quali ordini entraste in azione alla Diaz?
«Non era un’operazione di ordine pubblico, tanto è vero che non fummo dotati degli scudi. Dovevamo scovare dei facinorosi che si preparavano a fare altri danni in piazza».
Cosa ricorda dell’irruzione?
«Non ho un ricordo organico. Ho immagini che mi tornano proprio come quei flash che illuminavano a intermittenza l’interno della scuola, provenienti dall’esterno da macchine fotografiche e telecamere».
Cosa vide? E cosa sentì?
«Quando entrai c’era un silenzio di tomba. Io soffro da sempre per la vista del sangue, mi fa quasi svenire, per questo ho scelto di fare l’istruttore. Ricordo che vidi diversi giovani a terra, con il volto coperto di sangue. Filai dritto senza fermarmi, per non stare male».
Altri flash?
«C’erano tantissimi agenti. Non capivo da dove venisse tutta quella gente. Poi mi resi conto che l’edificio aveva altri ingressi sul retro. Per entrare facemmo una fatica bestia, c’erano cattedre, assi da cantiere, carri ponte a sbarrare le porte».
È stato aggredito?
«Mi hanno spruzzato l’estintore in faccia».
La coltellata a Nucera?
«Fu lui a mostrarmi i segni sul corpetto, ma ormai stavamo uscendo».
E le molotov?
«Conosco bene Troiani. Facevamo atletica insieme alle “Fiamme oro”. Non so cosa gli sia passato per la testa e non credo che possa aver fatto deliberatamente una cosa contraria alla legge. Riguardo a Canterini sono certo che non ha deciso nulla. Gli sono stati impartiti degli ordini. Lui sa chi ha deciso e cosa».
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Commenti inseriti 94 — pagina 1 di 10
"io ti sto dicendo ke tra kuelli vestiti di nero c'era il tuo "eroe" e tu kontinui a far finta di non kapire"... Bellezza, tanto per cominciare sono anni che lo menate con 'sta storia dell'eroe quando nessuno ha mai parlato di eroismo ma semmai di vittima, il che è ben diverso: si ricorda "Carlo Giuliani, ragazzo", punto. Ragazzo. Non ci vedo glorificazioni particolari. Io non fingo affatto di non capire, sei tu che continui a non capire e a confondere le cose: il fatto che Carlo avesse un passamontagna non lo rende un black bloc! La banda dei 'neri' che scorrazzava prima dell'attacco al corteo - prima, prima: quante volte te lo devo ripetere? - e quindi prima anche della risposta del corteo stesso, era isolata ed autonoma, ha fatto quello che voleva e non c'entra un fico col corteo del Carlini. Carlo ha partecipato individualmente alla guerriglia post-attacco al corteo. Stiamo parlando di 2 cose, di 2 situazioni diverse, anche se tu fingi di non saperlo per comodità.
sei tu ke kambi diskorso...io ti sto dicendo ke tra kuelli vestiti di nero c'era il tuo "eroe" e tu kontinui a far finta di non kapire.... dai su guardale meglio le foto ;)
ka nisciuno e' fess Lore'
Diana è inutile che fai il furbo e parli d'altro trascurando tutti i dati indiscutibili che ti riporto io... Tu devi solo prendere atto che un gruppo limitatissimo di persone non ben definite son partite da Quarto prima del corteo del Carlini, hanno effettuato in tutta tranquillità vandalismi vari (ci sono filmati che li ritraggono mentre, annoiati, si aggirano lenti tra le auto bruciate in zona Tolemaide, forse attendendo l'arrivo di FfdO che invece non arriveranno mai), poi si son diretti al carcere di Marassi (con tanto di assalto consentito dai Cc in fuga con la giustificazione ridicola di un assalto guerrigliero nei loro confronti con molotov che in nessun video si vedono), ed il tutto è stato documentato da riprese video che dimostrano come nessuno li abbia mai ostacolati durante il loro percorso, nonostante le segnalazioni dei cittadini. Punto. Ora, se mi riesci a spiegare come abbiano fatto le FfdO a non riconoscere queste persone, andandole poi a cercare alla Diaz...
Ma perke' gli amici del tuo "eroe" erano vestiti tutti di rosso???
Se veramente e' kome dici... Lorenzo kome mai Kasarini ke era in testa al korteo di Tolemaide (veniva giu' dal Karlini) NON HA UN GRAFFIO????????????????????????????????????????
Diana, tu e tutti quelli che la pensano poveramente come te avete le idee molto poco chiare ed in più, essendo in totale malafede, giocate a far confusione. Le fotografie che mostri ritraggono una battaglia che è cominciata dopo - ripeto: dopo, poi, successivamente! - l'assalto dei Cc al corteo delle tute bianche. Una volta assalito, è successo di tutto e la gente aggredita o è scappata o, come Carlo, ha provato a difendersi. Punto. Non è difficile distinguere aggrediti e aggressori se si stabilisce il momento d'inizio del casino: via Tolemaide, via Caffa: 2 cariche senza alcun senso, contrarie agli ordini impartiti dalla questura. In tutto questo il centinaio di black bloc - infiltrati o no - c'entrano poco o niente dal momento che stavano già altrove, per la precisione al carcere di Marassi, ove sono arrivati in tutta tranquillità dopo aver fatto tutto quel che volevano, vandalismi e parate comprese, perfettamente indisturbati. Perchè? Difficile distinguerli (tutti neri)?!?
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