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«Patto sociale per i portuali»
Merlo non firma la “cassa” ai camalli

19 novembre 2008

La Provincia di Genova promuoverà, con un percorso partecipato, la costituzione di un nuovo patto sociale per i lavoratori del porto di Genova. Lo prevede una mozione presentata da Rifondazione Comunista, Pdci e Verdi ed approvata, con indicazioni proposte dal presidente Alessandro Repetto, da tutta la maggioranza di centrosinistra ed anche con i voti dei gruppi di Alleanza Nazionale e Udc (Forza Italia si è astenuta). La mozione partiva dal «congelamento per fermo giudiziario di quasi due milioni di euro concessi dall’Autorità Portuale alla Culmv che potrebbe mettere in discussione gli stipendi di circa 1200 soci della Compagnia Unica». Repetto, sottolineato che «nel frattempo ulteriori fatti hanno appesantito la situazione», ha sottolineato proprio l’esigenza di giungere ad un nuovo patto sociale in porto «nel pieno rispetto delle norme e tutelando non solo il salario, ma la Culmv come entità dai rischi di una precarizzazione del lavoro portuale». «La Compagnia, però - ha rilevato il presidente della Provincia - deve uscire dal castello, non restare chiusa e sorda ad ogni proposta: non si può più parlare di monopolio delle prestazioni lavorative, né mettere a margine l’Autorità Portuale nel dialogo compagnia-imprenditori, è contrario alle norme vigenti. La Culmv appartiene a una storia del porto che non vogliamo e non possiamo chiudere, ma è necessaria una forma moderna e tutelata dalla legge per la compagnia per questo». «Il Consiglio Provinciale - ha osservato Alberto Corradi, capogruppo dei Comunisti Italiani - ha fatto un atto politico concreto, che non solo esprime solidarietà ai lavoratori portuali, ma interviene per offrire un possibile percorso che garantisca, anche per il futuro, la continuità delle storiche compagnie portuali Pietro Chiesa e CULMV».

leggi l’articolo di MATTEO INDICE e MARCO MENDUNI
I camalli senza cassa. Il nuovo presidente dell’Autorità Portuale Luigi Merlo e il segretario Giambattista D’Aste non hanno firmato la richiesta (ancora datata 2007) che avrebbe dato il via libera alla cassa integrazione straordinaria delle compagnie portuali Culmv e Pietro Chiesa. Una decisione che nelle scorse settimane ha determinato fortissime tensioni - con uno scontro sulle scale di Palazzo San Giorgio tra i sindacalisti e lo stesso D’Aste - ma che, visti gli ultimi risvolti dell’inchiesta dei magistrati della procura sul porto, è stata avveduta, mentre si profila un restyling in grande stile nei posti-cardine dell’Autorità.

I precedenti segretari generali, Erido Moscatelli e Alessandro Carena, sono stati infatti indagati per truffa aggravata ai danni dell’Inps. A giudizio della magistratura, avrebbero favorito entrambe le compagnie nell’ottenere gli ammortizzatori sebbene, sempre secondo i pubblici ministeri, non ne avessero diritto.

Il punto è il solito: qualificate come «operatori portuali», Culmv e Pietro Chiesa per legge non potrebbero essere considerate anche «prestatori di manodopera», l’inquadramento che consente di beneficiare della cassa integrazione straordinaria, in pratica un compenso per le giornate senza lavoro ma nelle quali camalli e carbunin (come vengono tradizionalmente chiamati i soci della “Pietro Chiesa”) sono rimasti a disposizione. Netta e uniforme la replica dei lavoratori e dei sindacati: «Esiste da sempre un vuoto normativo e soprattutto sono stati stipulati “patti per il lavoro”, con il via libera della prefettura, che regolamentavano in modo provvisorio la situazione, dando diritto alla “cassa” per i portuali».

E però i Pm Enrico Zucca, Walter Cotugno e Mario Morisani hanno chiesto al giudice per le indagini preliminari il sequestro cautelativo di beni personali per un totale di più di due milioni e mezzo di euro (790 mila euro per Carena, un milione e 800 mila per Moscatelli). Neanche il caso di dire che se Merlo e D’Aste avessero dato il semaforo rosso alle nuove richieste, si sarebbero ritrovati nella stessa situazione. L’istanza della cassa per il 2008, infatti, era l’ultima eredità di Moscatelli.

Comprensibile la rabbia dei portuali. Ma le mosse della nuova dirigenza dell’Autorità sono costantemente determinate e in qualche modo scandite dai tempi dell’indagine giudiziaria.

Merlo ha per esempio stoppato la seconda tranche del maxi-versamento (una specie di compenso per la “gestione transitoria” del terminal Multipurpose) che sarebbe dovuto transitare dalle casse dell’Autorità a quelle della Culmv. Ritenuto illegittimo dalla magistratura, che ha già tentato di sequestrare la prima rata e soprattutto accusato di truffa sia l’ex numero uno di palazzo San Giorgio Giovanni Novi sia il console Paride Batini.

La sfida sui moli si fa dunque sempre più incandescente. Tenuto conto che, per gli effetti perversi determinati dall’abnorme politica del personale durante l’era Novi (che gli ha fruttato, fra le altre, un’iscrizione sul registro degli indagati per abuso d’ufficio, ipotesi collegata alle assunzioni per compiacere le raccomandazioni di alcuni “potenti”), diventa ora difficile coprire pure le esigenze più immediate.

Il ministero ha dato il via libera, infatti, solo ad alcune nuove integrazioni d’organico, e a tempo determinato, per affrontare le emergenze più impellenti nei settori del demanio e dei lavori pubblici. Ma nulla di più.

Non solo. Merlo sta organizzando, proprio in questi giorni, un valzer nei ruoli «apicali», cioè i più importanti, dell’Autorità portuale. Sarà una rivoluzione soft, nel senso che cercherà di partire dai dirigenti ormai prossimi alla pensione. Uno svecchiamento complessivo delle mansioni gestito con l’obiettivo di evitare, per quanto possibile, fratture e traumi in una realtà già sufficientemente devastata e frammentata come quella del porto di Genova.

Difficile quindi prevedere che piega prenderà l’inchiesta sulla cassa integrazione, sebbene appaia improbabile che le responsabilità si possano attribuire in modo così netto agli ex segretari. Tra le centinaia di documenti sequestrate dalla Finanza, c’è infatti il fitto carteggio fra l’Autorità portuale e il ministero dei Trasporti, che certifica come il secondo fosse pienamente a conoscenza dei problemi e del “vuoto normativo” dello scalo genovese, e del controverso inquadramento delle due compagnie. Non è un mistero, insomma, che in procura si guardi con attenzione a Roma e all’operato di chi ha dato il via libera anche dalla capitale alla “cassa”.

È invece notizia delle ultime ore la predisposizione della richiesta di rinvio a giudizio per il filone Multipurpose, la spartizione (i pm sostengono illegale) della maxi-banchina dalla quale si è originato tutto il terremoto. Nella lista degli indagati, ricordiamo, ci sono nomi-cardine nella gestione recente della portualità ligure: non solo l’ex presidente Giovanni Novi ma, fra gli altri, ancora Alessandro Carena, il superconsulente Sergio Maria Carbone, l’armatore Aldo Grimaldi e l’imprenditore Aldo Spinelli.


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Commenti inseriti 12 — pagina 1 di 2

21/11/2008 10:00 piero, genova.

x Danilo: infatti, per quel che mi riguarda io condanno il nepotismo a 360°. Pubblico e parastato è come dici te. Molto meno lo è nel privato dove non si possono permettere di avere raccomandati incapaci alle proprie dipendenze. Genova in questo senso, nel passato, è stato un mercato del lavoro retrogrado dove difficilmente si trova collocazione decente se non si era nel giro: conoscenze, Chiesa, Partito, nepotismo, ecc.
Ne sanno qualcosa quei tanti, tra cui anch'io, che un lavoro decente l'hanno trovato per merito e nel privato ma a Milano o a Torino.

21/11/2008 02:12 davide traverso, genova.

sivuolesmontare la storia del porto di GE solo ed esclusiv per rancori del passato,e pochi se nn nessuno pensa alle1200 famiglie che si riverseranno in strada a manifestarelapropria rabbia repressa da annidicalunnie e voci infamanti,è ovvio che finalmente il grande occhio che dadecenniguarda e studia il modo per uccidere la c.u in questogoverno trova terra fertile,mavoglio dare unconsiglio aqueste menti nemmenotroppo occulte,nonfateicontisenzal'oste
sesitoccano glistipendi di1200persone pensate che GE non vengacoinvolta economic?ma forse sivuole proprioquesto,si colpisce ilpescegrosso e poiaruota tutti i piccoli e sicuramente tra i pescipiccoli c'è qualche scrivano da pc che sputaveleno sul lavoro port svolto dapersone umiliche sialzano alle5delmattino e cercano di portare a casa uno stipend ,ma nn per fare gli sceicchi,ma per pag un mutuo da 900E.chi capirà questo si unirà alla lotta per salvaguardare il lavoro con la L maiuscola,chinonlocapiràstarà aguardare,comesempre nellasua vita.

20/11/2008 03:06 socio C U

secondo me di gente che non ne sa davvero nulla,ma proprio nulla è davvero pieno.è triste vedere quanta ignoranza vi sia nelle persone.
A costoro vorrei dire semplicemente che trovo meschino il loro atteggiamento,ricordando proprio a loro che la Compagnia quando vi era da protestare per la tutela di altre categorie lavorative ha sempre fatto la sua parte e il grazie non pare farsi molto sentire.
Sicuramente costoro sono semplicemente dei provocatori .credo pure sempre gli stessi o forse è sempre il solito *** con più nick....ebbene a loro dico semplicemente....non augurare al prossimo ciò che non vorresti fatto a te..altro non posso dire e se hai un po di cervello ....usalo.

19/11/2008 22:43 danilo, genova.

x piero: un' impresa privata assume chi vuole, quindi...e poi, sei proprio sicuro di sapere che in tutte le imprese del mondo, tutti siano stati assunti senza conoscenze? Stando a quel che si dice, si lavora solo con la raccomandazione. Il nepotismo, in aziende anche statali era una vera e propria regola, o no?

19/11/2008 20:46 piero, genova.

Per aver diritto agli ammortizzatori basta essere un'impresa, è vero.
Ma un'impresa non si comporta come una casta ed assume a termini di legge senza nepotismo.


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