Giovanni Calvini, 38 anni, imprenditore nel settore della frutta secca, già presidente dei giovani, è stato eletto nuovo presidente di Confidustria Genova con il 93% dei voti espressi dall’assemblea generale dei soci che si è appena conclusa. Prende il posto di Marco Bisagno, l’industriale cantieristico che aveva tenuto la carica per quasi sei anni.
L’Assemblea ha pure nominato anche quattro vicepresidenti: Luigi Attanasio (già presidente dell’associazione) a cui il presidente Calvini ha affidato la delega per i rapporti con Confindustria; Francesco Berti Riboli (imprenditore della sanità) cui è stata data la delega per i rapporti interni; Giovanni Delle Piane (a capo della Rimorchiatori Riunuti) che si occuperà dei rapporti con il porto e infine Giuseppe Zampini, amministratore delegato dell’Ansaldo che ha ottenuto la delega per l’innovazione tecnologica.
Nel suo discorso di insediamento Calvini ha ribadito la sua volontà di gestire in maniera più collegiale e coinvolgente l’associazione e di volerla riportare al centro del dibattito economico e culturale della città stringendo rapporti più stretti con le altre istituzioni ed in particolare con la Camera di commercio.
Il neo presidente ha poi fatto una disamina dei vari problemi che preoccupano l’associazione tra cui i nodi irrisolti delle infrastrutture ed in particolare del sistema portuale. Calvini ha poi espesso la volonta di migliorare l’organizzazione di Confidustria Genova e la possibile modifica dell’attuale sistema dei contributi associativi delle aziende.
Messo l’accenno sulla necessità di proseguire nel migliormento delle condizioni di sicurezza nel mondo del lavoro, il neopresidente ha dato il suo pieno appoggio ad Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, nella necessità di un cambiamento radicale delle relazioni industriali. Infine un accenno alla situazione economica: «La finanza deve essere al servizio delle imprese e non al contrario - ha detto Calvini - è necessaria una strenua difesa di settori produttivi di vitale importanza quale la metalmeccanica.L’avvio delle realizzazione concreta anche delle infrastrutture locali, secondo le vecchie teorie keynesiane - ha concluso il neopresidente - può essere una opportunità di difesa dalla recessione con la quale dovremo convivere per diverso tempo».
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«Ho perfettamente presente i numeri, quindi il consenso. Sarà mio dovere lavorare sulla squadra e sul programma per raggiungere l’unità». Giovanni Calvini, 38 anni, amministratore delegato di Madi Ventura, è il presidente di Confindustria Genova designato dalla giunta all’assemblea che entro il 15 dicembre si riunirà per votare.
Esce così di scena l’industriale Vittorio Malacalza, 71 anni, che, a chi gli chiede se speri in un colpo di scena dell’assemblea, risponde secco: «Non spero nulla. Per me è finita una sofferenza».
Calvini entra in giunta tirato in viso. Ne uscirà un’ora e mezza dopo più rilassato, ma con un’espressione seria negli occhi. I 57 membri dell’esecutivo si sono spaccati: in 31 hanno sostenuto il giovane, in 26 hanno appoggiato Malacalza. Il presidente di banca Carige Giovanni Berneschi, che si era espresso a favore del vincitore, non rilascia dichiarazioni.
Il terminalista Luigi Negri taglia corto: «Si trattava di scegliere tra un giovane e un esperto, la giunta ha scelto». Adriano, il padre del 38enne candidato designato, esce dall’azienda (la cui sede è nel medesimo edificio di Confindustria, a Genova) stralunato: «Sono contento per mio figlio, sono molto soddisfatto». A parlare di unità è solo Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia (Finmeccanica), ma lo fa con tutta la forza dell’azienda controllata dal Tesoro. «Ha vinto l’unità - dice Zampini - Così la vedo io». Lorenzo Cuocolo parla a nome del coordinamento gruppi Giovani Genova: «Grande vittoria, sarà un duro banco di prova». Dalle consultazioni dei saggi (Riccardo Garrone, Luigi Attanasio e Giancarlo Piombino) Calvini era uscito con un consenso di poco più di un terzo delle preferenze, Malacalza poteva contare sui restanti due terzi. In giunta (allargata ai presidenti di sezione) il risultato avrebbe potuto essere ribaltato. E così è stato.
Per il presidente in carica, Marco Bisagno, il nuovo sistema di elezione dettato dal riformato statuto è «un meccanismo testato e democratico». Il tecnicismo dipende dal fatto che «nelle consultazioni i saggi raccolgono le preferenze delle sezioni, ma non il peso che le singole aziende hanno all’interno di queste».
Nell’ambito della meccanica, ad esempio, i grandi nomi dell’industria genovese si sono schierati a favore di Calvini. Così come il porto, la logistica e pezzi importanti di altri settori. Consenso maggioritario, sul quale il (molto probabile) prossimo presidente degli industriali intende «lavorare». «Valuterò sicuramente l’inserimento di componenti dell’altro schieramento nella mia squadra e lavorerò su un programma condiviso», scandisce il designato, che oggi presiede il gruppo Giovani e che dovrà quindi essere sostituito.
Calvini potrà scegliersi i 4 vice presidenti; i titolari dei Giovani e della Piccola industria entreranno di diritto in squadra; la giunta indicherà infine tra i due e i quattro membri. «Dimentichiamoci i numeri e lavoriamo sull’unità dell’associazione. - insiste il manager - Lo scenario economico finanziario è preoccupante». L’ultima osservazione è per Malacalza, «un concorrente leale, non credo che la competizione possa far male agli industriali».
Ora la parola passa all’assemblea: 1.130 associati, 4.600 voti (di solito i voti espressi oscillano tra i duemila e i 2.300). Da statuto, l’assemblea può rigettare l’indicazione della giunta: se lo facesse si ricomincerebbe daccapo con le consultazioni. Il presidente uscente è di buon umore: «Come tutti i giovani, Calvini è più predisposto a lavorare in squadra. E lavorare in squadra è vincente», dice Bisagno.
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Commenti inseriti 2 — pagina 1 di 1
Un imprenditore deve fare l'imprenditore, non il politico. La presidenza di una sezione locale di Confindustria è una carica politica. Comunque auguri a Calvini.
Giovane è giovane. Chissà se le sue idee lo sono altrettanto.
L'ottimismo è il profumo della vita, ma a suon di turarmi il naso quando vado a votare non sento nulla.
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