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| La Fiat Stilo distrutta dal rogo |
Una lettera a Babbo Natale ha innescato l’inferno. Un foglio bordato di rosso, scritto con la calligrafia incerta d’un bambino, il desiderio espresso in occasione della ricorrenza più suggestiva: «Voglio stare con mio papà».
Sono state sufficienti cinque parole a innescare la rabbia di Luigina Chiatello, 63 anni, la donna morta l’altro ieri sull’A10 dove ha incendiato l’auto su cui viaggiava insieme al genero Ivan Chessa (scampato miracolosamente al rogo) per ucciderlo. L’uomo si stava separando dalla moglie Roberta, figlia di Luigina che l’aveva allevata con mille fatiche essendo stata una ragazza-madre. E le difficoltà, le tensioni legate all’affidamento del nipote le avevano fatto riaffiorare alla mente i vecchi fantasmi, tanto che aveva deciso di eliminare “lui” per abbattere ogni muro fra il bimbo e la mamma. E proprio quelle parole, «la letterina» che Ivan ieri mattina le ha letto prima di salire in macchina, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Il messaggio di Natale è uno degli elementi-chiave che i poliziotti della Stradale hanno inserito nell’informativa consegnata ieri mattina al sostituto procuratore Enrico Zucca, titolare dell’inchiesta sulla tragedia. Era stato lo stesso Ivan Chessa a confermare, davanti agli inquirenti, che l’espressione, l’atteggiamento della suocera si erano improvvisamente rabbuiati davanti alle volontà manifestate dal piccolo: «Voglio stare con mio papà». Ecco allora che un mosaico fino a poche ore prima incomprensibile, ha preso forma in maniera assai più definita. Perché i poliziotti, mentre Chessa riferiva della lettera, stavano compiendo il sopralluogo nella casa della Chiatello (un’ex bidella in pensione che viveva nel quartiere del Cep, alture popolari del ponente genovese, ndr), scoprendo dettagli agghiaccianti. All’alba dell’altro ieri, poco prima di uscire dalla propria abitazione e in attesa di Ivan con il quale si sarebbe recata a Mignanego per attendere il nipote all’uscita della scuola, ha sistemato l’alloggio quasi stesse seguendo un rituale: l’anello più prezioso lasciato in bella vista sul tavolo, accanto le maglie di un orologio d’epoca e poi, a distanza ravvicinata, il telefonino e il codice pin appuntato su un foglio a quadretti, in modo che chi lo avesse trovato potesse utilizzarlo. In ultimo il messaggio che ha fatto propendere gli inquirenti per l’ipotesi del gesto estremo, escludendo altri e più inquietanti scenari. Un bigliettino attaccato allo sportello del frigo con una calamita era il suo addio ai familiari stretti: «Vi ho voluto un sacco di bene». Che cosa covava, nella mente di Luigina Chiatello? Perché l’equilibrio d’una donna che le ex colleghe descrivono «introversa ma disponibile» è precipitato in questo modo?
Le indiscrezioni raccolte dagli agenti della Stradale, guidati dall’ispettore Valter Trovò, consentono adesso di ripercorrere una sequenza molto più chiara, scandita (anche) dai rivolgimenti legali che avrebbero potuto modificare l’affidamento del bambino nato dalla relazione di Ivan con Roberta Chiatello. È un fatto, come hanno confermato i conoscenti “intimi” della famiglia, che la suocera sia sempre stata molto severa nei confronti dell’ex marito, che i rapporti fra i due si siano rivelati spesso conflittuali. Ed è altrettanto certo che di recente Chessa avesse mosso i primi passi per ottenere l’affidamento «congiunto» del figlio, mentre al momento la titolarità era esclusivamente della madre. Tensioni come se ne registrano spesso nelle famiglie che si sfaldano, uno stillicidio in cui la vittima aveva sempre assunto una posizione molto netta. Eppure, ammettono ancora i parenti, proprio quando il papà ha deciso di fare sul serio per modificare la situazione, la suocera si è all’improvviso “ammorbidita”. I contatti fra i due sono stati in qualche modo riallacciati e con ogni probabilità l’ex bidella voleva “sondare” il terreno, capire se c’erano margini per riportare la bilancia a favore della figlia. Negli ultimi giorni aveva avuto la sensazione che non sarebbe stato così, che lui avrebbe proseguito con decisione nel percorso imboccato contattando un legale di fiducia. E allora nella sua mente sono riaffiorati spettri pesanti, la frustrazione l’ha spinta a prepararsi alla scelta più drammatica. Dopo aver sistemato la casa in modo maniacale Luigina Chiatello ha infilato nella borsa una boccetta contenente acetone («l’unico liquido infiammabile rinvenuto nell’appartamento», ammettono gli investigatori) e ha atteso il genero. Ha detto che a star seduta davanti avrebbe patito, l’altro l’ha fatta salire dietro e poi ha estratto da una tasca la lettera del figlio: «Voglio stare con mio papà». Il resto è un film che lascia senza parole. Lei che probabilmente svuota il contenuto della bottiglia sul sedile, poi innesca l’inferno forse con un fiammifero, gridando «Mi avete rovinato la vita». In quel momento la Fiat Stilo attraversa una galleria in prossimità di Pegli e le fiamme sono incontrollabili. «Poteva essere semplicemente una strage», è l’ultima parola che si lasciano scappare alla Stradale.
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Commenti inseriti 6 — pagina 1 di 2
franco, scusa, fai pena.
per la redazione: ieri non avete approvato un mio intervento sullo sport (milito o no all'inter) dicendo che erano tutte maiuscole e qui la signora scrive un commento tutto maiuscolo... cosa facciamo, figli e figliastri?? come quando, e' evidente, vi dedicate piu' alla samp che al genoa e che per la seconda squadra di genova date gli spazi migliori sui giornali e al genoa anche se è quinto in classifica continuate a lasciare spazi piu' contenuti... non si fa cosi' cara redazione oppure il vostro insindacabile giudizio è sampdoriano? potete anche non pubblicarla non me ne importa nulla, tra l'altro starebbe sotto un commento pietoso di una storia allorquanto pietosa anch'essa e non mi pare il caso, ma una risposta in email potete anche darmela.
fine della storia, ma la prossima volta state piu' attenti e specialmente piu' salomonici.
Spesso non è un atto d'amore, ma un'azione... borghese! Non sta bene un matrimonio sennza figli, specie se Religioso... Invece certe coniugi i figli non li dovrebbero fare proprio, o aspettare di consolidare il Matrimonio stesso negli anni...
Forse non sarebbe nemmeno il caso dire che è stata la letterina del bimbo a scattenare la pazzia della nonna. Ci pensate se questo povero bambino viene a sapere da qulcuno che indirettamente sarebbe lui il 'colpevole'.. indagini serie si, libertà di stampa si, ma ho qualche perplessità...
Giusto il commento di Aresu, ma mi permetto da ricordare che questa è follia pura. Cambio discorso e richiamo l'attenzione e la
memoria alla famosa legge Basaglia che ha fatto chiudere i manicomi, ma i pazzi ora sono in piena circolazione e ce ne sono tanti credetemi, troppi x i miei gusti, aggiungiamo droga, alcool e chi
+ ne ha + ne metta ed il quadro è fatto. Non è un bel vivere, servono
provvedimenti anche in considerazione della qualità della vita che causa crisi diventa sempre + difficile e....i politici ci mangiano sopra!!! Non fanno nulla se non i propi malaffari e chiaccherano troppo senza concludere nulla di buono. Occorre licenziarne 3/4
e cominciare con teste selezionate. Non c'è + posto per menti
bacate o pazzi, vanno evidenziati per tempo e isolati altrimenti
ne vedremo sempre peggio.
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