Una serata magica, tra poesia, canzone d’autore e alcuni dei grandi strumentisti della scuola genovese. Grande protagonista, venerdì alle 21 al teatro della Gioventù, sarà Marco Cambri, cantautore genovese che con le sue poesie in musica riesce a toccare cuore di chi le ascolta. Il recital sarà dedicato al suo ultimo album, intitolato “A curpi de pria”. Cambri, infatti, canta in dialetto e le sue canzoni, a metà fra realtà e favola, evocano un mondo sospeso fra la terra e il mare, fra il profumo dell’erba tagliata e quello del sale. In questo concerto l’attenzione é incentrata su terra e mare, sui tempi della vita contadina, sul rapporto con il mare, la terra, il lavoro con la terra e la pietra. La sua musica non é solo strumentale, ma è punteggiata da sapienti interventi di rumori, sibili, schiocchi e fruscii (i movimenti armoniosi della percussionista Fiorella Zito nel passare da uno strumento all’altro per la creazione dell’effetto sonoro sono uno spettacolo nello spettacolo).
Ogni canzone è una storia, come quando ci s’incammina nel silenzio di un bosco «incantou da-a galaverna» (incantato dalla galaverna), oppure si percorre il bosco all’alba, «che no gh’ea ancon o sô a sciugaghe a rozâ sotta i pê» (quando non c’era ancora il sole ad asciugargli la rugiada sotto ai piedi).
Ritratti di luoghi, persone, ambienti, da cui però Marco Cambri distilla il tratto “poetico”, distintivo. Strofe piene di una travolgente magia, quella dei sentimenti, per scolpire gli uomini, le donne e gli ambienti del mondo contadino, liberando ricordi e immagini sospesi tra spazio e tempo, modulate sui ritmi e la musicalità del vernacolo.
Le canzoni non hanno nulla di elegiaco o d’idillico, il dialetto è un dialetto reale e carnale. Dopo il geniale “Creuza de ma” di De André la strada del dialetto è stata percorsa in tutta Italia sia in chiave lirica ed esistenziale da nuovi cantautori, sia in chiave identitaria da gruppi, band, posse, anche su ritmi reggae e hip hop. L’itinerario di Cambri è autonomo rispetto a questi filoni, non c’è né contrapposizione alla cultura in lingua né sterile nostalgia o sogno di un passato lontano nel tempo e nello spazio e il suo dialetto non risponde a una moda: è, semplicemente, la voce degli ultimi, dei dimenticati, di chi non appare. Sul palco, ci saranno Marco Cravero (chitarre), Filippo Gambetta (mandolino e organetto), Roberto Izzo (violino), Pino Parello (basso) , Marica Pellegrini e Fiorella Ziyo alle percussioni e ai cori.
Edoardo Meoli
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