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| Moreno Ortiz |
Il pm della Procura di Genova Alberto Lari ha aperto un fasciolo per omicidio colposo a carico per ora di ignoti riguardo la morte del ponteggiatore ecuadoriano Juan Carlos Ortiz Moreno, 53 anni, avvenuta ieri alle 14,20 in un cantiere di salita Costa Fredda, a Molassana. Il ponteggiatore non era assicurato da corde ed il ponteggio non aveva protezioni. L’area non è stata sequestrata in quanto agli ispettori dell’Asl sono risultate evidenti (e sono immediatamente documentate) le anomalie. Il pm attende di acquisire tutti gli atti per iscrivere il titolare della ditta ed eventualmente il responsabile per la sicurezza del cantiere sul registro degli indagati. Nelle prossime ore sarà conferito l’incarico per l’autopsia.
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Sotto un sole che spaccava le pietre, ieri pomeriggio Juan Carlos Moreno Ortiz è tornato su quel ponteggio «che gli faceva paura», come ha spiegato la compagna di vita, Yacinta Morena. «Da quelle impalcature era già caduto tre settimane fa. Ma non era andato in ospedale. Ce l’ho portato io, martedì scorso, perché la spalla gli faceva ancora male e il suo capo si è arrabbiato», racconta la donna. E i passaggi sono confermati dai referti del Galliera. Ieri Moreno Ortiz è precipitato di nuovo, nel vuoto. Mentre smontava quel dannato ponteggio, perché i lavori di rifacimento della palazzina, sulle alture di Genova, erano ultimati. Ed è morto, dopo sei metri di volo.
«Mi aveva detto che si era ferito con un tubo due settimane dopo che era successo», dice Bruno Pelle, il datore per il quale l’operaio di 53 anni nato in Ecuador lavorava con un regolare contratto. Su questa affermazione e sulle dichiarazioni della compagna di Moreno Ortiz, stanno lavorando i carabinieri. Per comprendere i mille perché dell’ennesima vita che si è spezzata in cantiere, sul posto di lavoro.
«Queste non sono “morti bianche” ma “omicidi colposi”», tuona Mario Benvenuto, segretario territoriale della Filca Cisl. Mentre il corpo senza vita dell’operaio viene portato via dal civico 34 di salita Costa Fredda, a Molassana, dalla polizia mortuaria. Una palazzina gialla di due piani, dove ha sede la stessa ditta Edil Service Sas, di cui Moreno Ortiz era dipendente: «L’impresa non versa contributi in cassa edile dal dicembre scorso - spiega Venanzio Maurici segretario generale di Genova della Fillea Cgil - Non è un indizio positivo. Guardandolo, quel ponteggio non è stato montato correttamente: solo per questo è pericoloso». Le reti di protezione non erano state tirate o forse erano state già rimosse. E anche sulla presenza delle cinghie di sicurezza i funzionari dello Psal, l’Unità operativa prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro della Asl 3, stanno compiendo accertamenti: di certo c’è che Moreno Ortiz, alle 14,30 di ieri, non era legato a dovere. E dopo aver perso l’equilibrio, è piombato giù dall’impalcatura.
Il precedente infortunio, raccontato dalla compagna al Secolo XIX, è stato segnalato anche all’Inail, dopo la visita dell’uomo in ospedale, il 19 maggio. Ed è qui che lui ha spiegato di essere caduto da un ponteggio il 6 maggio. Ancora, il problema della formazione: «Gli operai devono essere istruiti a dovere», precisa Benvenuto. Su questo aspetto un dubbio lo solleva un altro delegato Fillea Cgil di Genova, anche lui ecuadoriano: «Con Juan Carlos sono andato a Roma il 4 aprile per la manifestazione - racconta - Quando ho saputo che era morto su un ponteggio, mi sono sorpreso, perché lo conoscevo come uno da cantieri aperti, non da impalcature». Specialità per la quale è necessario aver effettuato determinati corsi.
Insomma, Moreno Ortiz stava smontando un ponteggio dal quale era già caduto, nonostante la spalla gli facesse male e avesse paura che potesse succedere di nuovo. La ditta, secondo la Cgil, non è in regola con i versamenti, la Asl 3 non ha trovato reti di protezione e stanno verificando la presenza delle cinture di ancoraggio. Forse l’operaio non era neppure abituato a lavorare in altezza. Ma allora, perché era ancora lì, con la fronte imperlata dal sudore e il fiato rotto dalla fatica? «Mio fratello non era un cane ma è morto come tale - grida Maria Ortiz, la sorella della vittima - È morto in casa del suo datore di lavoro, che non si è neppure fatto vedere oggi. Spero che qualcuno mi aiuti a fare giustizia».
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Commenti inseriti 2 — pagina 1 di 1
beati noi che possiamo scrivere ... Addios Moreno Ortiz, la tua terra ti aspetta.
altro morto,meglio essere disoccupato é piú sano...
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