Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 09/02/2010 h.14:56

«Ci hanno tolto nostro figlio
senza spiegarci il perché»

07 agosto 2009
  | graziano cetara

La denuncia di una coppia di genitori, lui funzionario pubblico, lei professionista, che da due anni vivono lontano dal figlio affidato a una comunità. Ufficialmente il padre, definito violento da testimoni anche anonimi si sarebbe rifiutato di sottoporsi a perizia psichiatrica

«Quando torno a casa?». La voce di Marco, 10 anni, arriva attraverso il telefono una volta alla settimana da quasi tre anni. Da un luogo che fino a tre mesi fa era segreto. Ogni volta la stessa domanda, ogni volta per risposta lo stesso silenzio. È come se fosse in prigione, Marco, condannato senza sentenza e senza appello. Invece è ospite della comunità che i giudici e gli assistenti sociali hanno scelto per lui e per il suo bene. Suo padre e sua madre non sono capaci a fare i genitori. Per questo una mattina cinque poliziotti dell’anti crimine in divisa (uno con il giubbotto anti proiettile) si sono presentati a casa di Marco e lo hanno portato via. Lo ha deciso il tribunale dei minorenni. Senza un contraddittorio, ma quel che è peggio, senza che mamma e papà - due persone come tanti, professionista lei, funzionario pubblico lui - sapessero il perché.

È una delle storie che emergono dalle nebbie di paura e dolore nelle quali sono avvolti molti casi di giustizia minorile. «Ingiustizia minorile» avverte il padre, protagonista di questa vicenda che raccontiamo sfumando i dettagli e oscurando i nomi. Per rispetto della privacy in particolar modo dei minori coinvolti ma anche «perché il timore di ritorsioni da parte dei giudici e degli assistenti sociali è reale», avverte il legale della famiglia. Chiedere ai giudici di difendere e sostenere il loro operato nello specifico è fatica inutile: il segreto istruttorio e il rispetto della privacy degli stessi protagonisti-accusatori dei loro casi impedisce ogni possibilità di verifica e di controllo.

«È questo il problema - attacca l’avvocato - quello di un giudice del tribunale dei minorenni è un potere pressoché assoluto per buona parte delegato ai servizi sociali del Comune». È il punto cruciale della questione sollevato a pochi giorni dall’ispezione del ministero della Giustizia, di cui ha dato notizia il Secolo XIX la settimana scorsa, che si è conclusa e che è stata chiesta e ottenuta dall’associazione Vela Latina, a partire dalle storie di cinque madri ecuadoriane. Sarebbero state discriminate dai giudici nell’ambito delle cause di separazione dai mariti italiani. Sulle accuse aleggia il sospetto che siano gli assistenti sociali a dettare legge in tribunale. Sospetto allontanato dal presidente in carica Adriano Sansa: «I nostri giudici operano in modo equilibrato nel rispetto della legge e dell’unico interesse dei bambini».

Tutti i particolari e i retroscena della storia e la testimonianza dei due genitori sull’edizione odierna del Secolo XIX in edicola.


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Commenti inseriti 3 — pagina 1 di 1

08/08/2009 22:49 daffieno, Sanremo.

Anche a noi è capitata una storia simile, ci hanno tolto una figlia lo scorso 18 settembre e da allora non c'è stata nessuna delibera, ne abbiamo più potuto avere contatti. Fam. Daffieno Sanremo.

07/08/2009 21:35 valfontanabuona

...se non si è sottoposto alla perizia psichiatrica....avra' qualche scheletro nell'armadio....non capisco pero' perche' ddebba essere penalizzata anche la madre....si separi signoraa e si prenda suo figlio!!!

07/08/2009 08:25 daniela-imperia

Non capisco perchè il padre si sia rifiutato di sottoporsi a perizia psichiatrica se questa poteva servire a fugare ogni sospetto su di lui.


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