BOLLETTA dell’acqua, in provincia Sanremo non ha rivali. E anche a livello nazionale riesce a tenere testa alle città più care. Imperia, al contrario, si dimostra molto virtuosa, «tanto da figurare - sostiene il direttore dell’Amat, Alberto Vaccari - tra i primi cinque capoluoghi di provincia italiani». Anche i ventimigliesi non hanno grandi motivi di lamentarsi: l’Aiga pratica tariffe inferiori alla media nazionale. In tutti e tre i casi, però, il costo dell’acqua - comprensivo delle voci fognatura e depurazione - resta abbastanza lontano dalle realtà più economiche. A cominciare da Milano, dove una famiglia composta da tre persone , con un consumo di 192 metri cubi, spende per il servizio idrico 106 euro all’anno, contro i 207 di Sanremo, i 166 di Imperia e i 176 di Ventimiglia. Altri due termini di paragone: Venezia 155 euro all’anno, Cuneo 127.
Politiche e costi di produzione sono le principali variabili che concorrono a determinare le differenze tariffarie, unitamente allo stato di salute delle aziende che operano nel settore dell’approvvigionamento e dell’erogazione dell’acqua. Tuttavia, a giudicare dall’ultimo dossier dell’Osservatorio nazionale dei prezzi, anche l’efficienza delle rete di distribuzione rappresenta un fattore importante. Efficienza che si misura in termini di dispersione idrica. La media nazionale si attesta sul 35 per cento. E per quanto riguarda la nostra provincia, Sanremo detiene anche in questo caso un record poco confortante: nella rete gestita da Amaie - 440 km di tubazioni - il 40 per cento dell’acqua immessa si perde letteralmente per strada. «La rete è molto vecchia e occorrerebbero interventi strutturali di un certo peso», ammettono i vertici di Amaie, sottolineando però che grazie ad alcuni parziali investimenti la quota di acqua dispersa è diminuita. A Ventimiglia, dove il problema fino a qualche anno fa aveva più o meno le stesse dimensioni, il fattore dispersione è sensibilmente calato. «Prima degli interventi sulla rete - spiega il vice presidente di Aiga, Luciano Cosco - quasi il 30 per cento dell’acqua andava perduto, ora siamo al 28 per cento. Senza contare che dobbiamo fare i conti con una rete che si sviluppa per oltre 300 km, dovendo raggiungere ben 18 frazioni».
Roberto Vaccari, storico direttore generale di Amat, snocciola i risultati dell’azienda imperiese: «La nostra rete ha un coefficiente di dispersione bassissimo, il 15 per cento. Ma andiamo fieri anche delle nostre tariffe, tra i capoluoghi di provincia ci attestiamo al quinto posto».
Fatta la tara per i piccoli contributi che arrivano da alcuni acquedotti locali, la principale fonte di approvvigionamento è la stessa per tutte e tre le città, cioè il fiume Roia. Eppure le tariffe continuano a essere diverse, soprattutto quelle che devono pagare i sanremesi. La logica direbbe che la distanza dalla stazione di captazione potrebbe essere una ragione. Almeno, altrove lo è. Nella nostra provincia no. Ad eccezione di Ventimiglia, che ha la fortuna di trovarsi il Roia in casa, succede che a Imperia il costo medio a metro cubo è metà di quello di Sanremo: 0,35 contro o,75. I motivi, oltre che di natura gestionale, hanno un’origine lontana che risponde al nome di Roia bis, la condotta sottomarina realizzata nei primi anni ‘90. Nell’ambito dell’accordo finanziario tra Sanremo e Imperia, venne stabilito che Amaie avrebbe venduto l’acqua ad Amat a un prezzo calmierato. Prezzo che oggi, anche se in qualche misura indicizzato, è di 10 centesimi a metro cubo. E con quella somma Amaie non riesce neppure a coprire i costi di produzione relativi all’energia elettrica necessaria a fare girare le pompe di sollevamento.
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