Il commissario straordinario Umberto Calandrella ha intenzione di portare fino alle estreme conseguenze la sua linea sulla revoca degli attuali Cda – nominati dall’ex sindaco Borea – delle società controllate dal Comune, e cioè vuole sostituirli con amministratori unici di sua fiducia.
Lo ha ribadito con ancora maggiore decisione nell’ultima riunione con i dirigenti del Comune, chiedendo anche il sostegno dell’avvocato civico Antonio Borea, chiamato a sviscerare tutti gli intricati aspetti giuridico-amministrativi della questione, assai delicata sotto più di un punto di vista. Tanto che lo stesso Calandrella si è mosso a titolo personale per acquisire il parere di un amministrativista esterno di prestigio.
La lista di coloro che rischiano di “saltare” è, come noto, aperta dal presidente di Sanremo Promotion, Maurizio Caridi (Pd). Lo scontro con il commissario è stato immediato, e si è ancora inasprito quando il Cda (cioè Caridi e il consigliere Ottaviani, di “Uniti per Sanremo”) ha deciso di cooptare Gianni Bassilana, che rappresenta il Comune di Taggia, per ricoprire il posto lasciato vacante dal dimissionario Boccardo. Iniziativa che il prefetto Calandrella non ha gradito per nulla, rilevando che non era stata concordata con lui – il Comune di Sanremo ha l’89 per cento delle quote della Spa del turismo –, e che anzi ha valutato come un ulteriore elemento di “sfiducia” nel rapporto con il presidente.
Così il commissario ha avviato la procedura per arrivare alla revoca degli attuali amministratori: lunedì il Cda dovrà convocare (entro otto giorni) la conseguente assemblea straordinaria della società, dove (rappresentando l’89 per cento delle quote) Calandrella potrà imporre la sua volontà, mandare a casa Caridi, Ottaviani e Bassilana e scegliere un amministratore unico di sua fiducia. Nelle settimane scorse il commissario aveva spiegato di voler soltanto introdurre questa figura negli statuti delle società controllate dal Comnune, lasciando poi alla futura amministrazione comunale la decisione se avvalersi o meno di un simile strumento, sostituendo appunto ai Cda da 3 o 5 membri (come l’Amaie) un solo manager. Ma, come detto, il braccio di ferro con Caridi sembra averlo indotto a fare già lui questa scelta; e lo stesso potrebbe avvenire con il presidente dell’Amaie, Fabio Finamore (Dc per le autonomie) e il resto del Cda. Nel motivare questa strategia, il commissario fa riferimento anche alla relazione della Corte dei Conti, che tra gli elementi di allarme sul bilancio comunale cita la critica situazione economica delle società che fanno capo a Palazzo Bellevue, «con situazioni di assenza di equilibrio dei conti ovvero consistenti perdite anche in corso di esercizio», tali da giustificare l’affidamento a «un amministratore unico ai fini del contenimento della spesa». Situazione che riguarda peraltro anche e soprattutto il Casinò, visto che la Spa nel 2008 ha accumulato un’ulteriore perdita di esercizio di 2,7 milioni.
La battaglia si annuncia aspra, anche perché Caridi – che percepisce 18.588 euro lordi all’anno – ha già detto che «se la questione è nel compenso, sono pronto a restare anche a un euro». E non si esclude che un provvedimento di revoca possa innescare un contenzioso legale, mentre il Pd ha già contestato a Calandrella di «fare scelte politiche, al di sopra del suo mandato di “traghettatore” del Comune alle prossime elezioni».
L’atmosfera insomma è pesante. All’Amaie è circolata anche la voce che il ruolo di amministratore unico potrebbe essere affidato all’attuale direttore generale Giancarlo Bellosta, ma ci sarebbe un problema di incompatibilità. Quanto al Casinò, nonostante la crisi aziendale l’attuale presidente Donato Di Ponziano sembra in una botte di ferro. Pur nominato da Borea, ha ottimi rapporti con alcuni esponenti del centrodestra, e soprattutto con il ministro Claudio Scajola, tanto che c’è chi continua ad indicarlo (ma lui smentisce) come il più probabile candidato-sindaco del Pdl a Sanremo. In più, è stato l’unico ad offrire subito le sue dimissioni a Calandrella, non appena quest’ultimo si è insediato in Comune. E quindi, venisse revocato il Cda, l’amministratore unico potrebbe essere proprio Di Ponziano
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