Ha portato al sequestro di 50 mila euro la perquisizione effettuata dalla squadra mobile di Imperia della cassetta di sicurezza della moglie di Roberto Bova, capo tavolo del Casinò di Sanremo indagato per furto aggravato, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Sanremo sulle presunte combine alla roulette.
Gli agenti della mobile, guidati dal vice questore Raffaele Mascia, si sono presentati sia nell’abitazione di Bova, sia negli spogliatoi riservati al personale della casa da gioco. Quindi, alla filiale di Sanremo della Banca Carige, dove ha il conto la moglie dell’uomo, una guida turistica di origine russa, i poliziotti hanno esaminato la cassetta di sicurezza. Dalla quale, in virtù del decreto di perquisizione e sequestro in loro possesso, hanno prelevato 50 mila euro.
Bova, 56 anni, come detto è indagato per furto aggravato. Alle perquisizioni di casa, armadietto e cassetta di sicurezza della moglie era presente il suo legale, l’avvocato sanremese Roberto Ottolini.
«Il mio assistito - spiega l’avvocato Ottolini - è estraneo a qualunque addebito, e allo stato non conosciamo a che cosa si riferisca la contestazione di furto aggravato, perché nel decreto non si fa riferimento ad alcun episodio. Inoltre, l’accusa viene mossa in concorso, seppure non venga indicato il nome della persona, o delle persone, assieme alle quali sarebbe stato commesso il reato contestato».
Sul sequestro dei 50 mila euro contenuti nella cassetta di sicurezza intestata alla moglie di Roberto Bova, il legale preannuncia il ricorso al tribunale del riesame.
«Innanzitutto posso affermare che il mio cliente non ha il minimo accesso al conto corrente della moglie, e il denaro sequestrato appartiene a lei, si tratta di risparmi frutto di trent’anni di lavoro. Per questo motivo presenterò ricorso al tribunale del riesame al fine di ottenerne il dissequestro. Voglio anche precisare che sia la perquisizione domiciliare che quella dell’armadietto in uso al mio assistito al Casinò hanno dato esito negativo».
L’informazione di garanzia a Roberto Bova è arrivata a più di un mese mezzo dall’esecuzione delle misure di custodia cautelari a carico del croupier Lorenzo Avallone e del giocatore Antonio Giordano, che secondo la procura, assieme ad un secondo croupier, Claudio Ferrando, all’estero al momento del blitz (è rientrato in Italia solo dopo le scarcerazioni decise dal riesame), ma sembra aprire un nuovo filone investigativo. La squadra mobile, infatti, non avrebbe solamente messo sotto la lente i conti correnti di Bova, e nel suo caso anche della moglie: altre ispezioni in istituti di credito sarebbero già programmate, a dimostrazione che l’attenzione della procura è ora diretta ai “movimenti” di denaro eseguiti non solo da Bova, ma anche di altri dipendenti della casa da gioco. L’inchiesta, dunque, non si è fermata, ma si è solo espansa. E sec qualcuno, dopo i primi arresti, potrebbe avere tirato un sospiro di sollievo, ora torna a tremare.
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