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Ventimiglia, Monsignor Palmero
«Caritas, c’è amarezza per i “ritardi” della Carige»

25 novembre 2009
  | patrizia mazzarello

La Fondazione Carige non ha ancora liquidato alla Caritas intemelia il contributo di 50 mila euro che aveva precedentemente promesso e deliberato. E monsignor Palmero ne chiede il motivo

La Fondazione Carige non ha liquidato alla Caritas intemelia il contributo di 50 mila euro che aveva precedentemente promesso e deliberato. Il motivo? I lavori per il restauro della nuova sede dell'associazione, che fornisce assistenza a migliaia di persone, uomini e donne di passaggio ma soprattutto anziani, disabili e famiglie in grave difficoltà economica, tra i quali spiccano diversi frontalieri, non sono ancora finiti.

A denunciarlo, lamentando il fatto che le giustificazioni della Fondazione sono «davvero motivazioni tenui e prettamente burocratiche» è lo stesso presidente della Caritas, monsignor Francesco Palmero. Il quale non nasconde l'amarezza per una decisione che mette la Caritas in grave difficoltà. Tanto più se si considera che i ritardi, se così si possono definire, erano assolutamente prevedibili per un restauro stimato in oltre 800 mila euro: che la Caritas ha ovviamente dovuto reperire presso diversi enti.

Monsignor Palmero, con un intervento dai toni pacati, ci tiene comunque a far sapere che i lavori di ristrutturazione della nuova sede di via San Secondo, ormai a buon punto, stanno comunque proseguendo. E ringrazia chi il finanziamento promesso lo ha poi mantenuto. «Intendiamo nuovamente ringraziare sentitamente la Regione, che contribuisce con 382 mila euro e la Compagnia di San Paolo di Torino, con 250 mila euro. Entrambe - sottolinea Palmero - hanno ampiamente dimostrato di avere sensibilità sociale ed attenzione verso le persone più bisognose. In modo da far fronte al "buco" creato dalla decisione della Fondazione Carige, inoltre, il nostro ente si impegnerà al fine di reperire nuove risorse per completare la nuova sede e fornire un migliore servizio alle famiglie e alle persone indigenti».

La Caritas intemelia, nell'estremo ponente non è una semplice istituzione assistenziale. E' l'assistenza con la “a” maiuscola. Da anni gestisce la maggior parte dei servizi assistenziali, eroga gli assegni anche per conto del comune, si occupa del centro ascolto, della raccolta e distribuzione del vestiario. Collabora anche con l'Asl. Fornisce una prima assistenza a persone di passaggio, immigrati e profughi. Ma, in numero sempre più alto negli ultimi anni, con discrezione, si occupa soprattutto di fornire un sostegno, spesso sociale ed educativo oltre che economico, alle famiglie in difficoltà. Uomini e donne che vivono a Ventimiglia e nel comprensorio che con la crisi economica hanno ricevuto una batosta impensabile. E che fanno grande fatica ad andare avanti. Tra di loro, complice la chiusura delle fabbriche oltre confine, iniziano sempre più spesso a comparire anche ex lavoratori frontalieri che hanno perso il posto.


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Commenti inseriti 2 — pagina 1 di 1

25/11/2009 10:09 Voctor, Genova.

Avevo già in programma di chiudere il conto in CARIGE: ora ho un motivo in più!

25/11/2009 09:54 Riccardo Revilant

Caro Palmero, la Fondazione Carige aveva deliberato quella somma nella convinzione di aiutare la Caritas e tutte quelle persone indigenti che rappresenta.
Poi pero' l'auto del direttore generale si e' guastata e non si poteva certo farlo andare a piedi.
Causa di forza maggiore, se ne faccia una ragione.
COmunque sia non si preoccupi, i vari indigenti di cui sopra saranno benedetti e finiranno nelle braccia del Signore piu' velocemente di quanto si pensasse,lo sapete bene voi, vero?
In fondo perche' costringerli a soffrire in questa vita quando possono bearsi in eterno nell'altra.
Su, monsignore, li lasci liberi...non li trattenga piu' alle braccia di Dio.
Hanno sofferto abbastanza,se lo sono meritato il paradiso, no?
Ma forse la gente non ha bisogno di elemosina, forse la gente ha bisogno e DIRITTO di avere una societa' che miri al benessere del ogni singolo essere umano nel Mondo,al benessere di tutti e non di pochi che elemosinano tutti gli altri per mettersi l'anima in pace.


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