Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 09/02/2010 h.23:17

Sollecito-Knox, i pm concludono: ergastolo?

20 novembre 2009

E’ ripreso davanti alla Corte d’assise di Perugia la requisitoria dei pm nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher. A prendere la parola è stata il sostituto procuratore Manuela Comodi che si soffermerà sugli aspetti scientifici dell’inchiesta. Poi la parola passerà di nuovo al pm Giuliano Mignini per le richieste di condanna. Sollecito e la Knox si sono sempre proclamati innocenti.

«Prove scientifiche inconfutabili e sovrapponibili» a quanto emerso dalle indagini: il pm Manuela Comodi ha cominciato così la sua requisitoria davanti alla Corte d’assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher. Il magistrato ha sottolineato che non è stato leso alcun diritto delle difese.

«L’unico diritto leso - ha detto la Comodi - è stato quello della polizia scientifica e della postale a vedere riconosciuto il loro lavoro». Il pm ha quindi cominciato a parlare dei dati relativi alle celle telefoniche esaminati nell’indagine. Anche oggi Sollecito e la Knox, che si proclamano innocenti, sono entrambi in aula. A fine requisitoria la quantificazione della richiesta di pena: l’ombra dell’ergastolo come richiesta finale dei pm si allunga in modo concreto. Anche perché il complice di Sollecito e della Knox, Rudy Huede(in questi giorni di fronte ai giudici dell’appello) venne condannato in primo grado e solo grazie al rito abbreviato, a 30 anni di carcere.

LA SINTESI DELLA REQUISITORIA

La sera del primo novembre del 2007, per Amanda Knox era arrivato il momento di «vendicarsi di quella smorfiosa» di Meredith Kercher con la quale abitava da pochi mesi ma che considerava «troppo seria e morigerata».

Così la giovane di Seattle la uccise insieme al suo ex fidanzato Raffaele Sollecito e a Rudy Guede «in un crescendo incontrollato di violenza», anche sessuale. È il quadro delineato oggi davanti alla Corte d’assise di Perugia dal pm Giuliano Mignini nella sua requisitoria nel processo alla studentessa di Seattle e al giovane pugliese. Il magistrato che ha coordinato fin dall’inizio gli accertamenti della polizia ha parlato per oltre sette ore. Ha ricostruito nel dettaglio l’indagine condotta dalla squadra mobile di Perugia, dallo Sco e dalla scientifica. Ha elencato i nomi dei testimoni e le circostanze da loro riferite. Ha parlato di un «processo mediatico nel quale sono svaniti i nodi centrali» di quello svolto in aula, rivendicando come l’inchiesta abbia ricevuto «plurimi e costanti conferme» degli indizi di colpevolezza, dal gip alla Cassazione.

Per il pm la «chiave» della vicenda è stata nel furto simulato - in base alla ricostruzione accusatoria - con l’effrazione alla finestra della camera di una delle coinquiline italiane di Knox e Kercher (assenti la sera del delitto). «Un chiodo al quale sono state appese le difese degli imputati ma caduto fragorosamente» ha detto Mignini il quale si è quindi soffermato sulle accuse rivolta dall’americana a Patrick Lumumba (poi prosciolto ogni addebito).

«Ha accusato consapevolmente un innocente dell’omicidio di Meredith - ha affermato il magistrato - e mentre languiva in carcere né lei né la madre che ne aveva raccolto le confidenze hanno mosso un dito». Secondo la ricostruzione del pm la sera del primo novembre la Knox aveva un appuntamento con Guede, che conosceva e si era invaghito di lei, per questioni legate alla marijuana della quale entrambi facevano uso. Con lui - ha spiegato il pm - si dove recare nella casa di via della Pergola ma poi ai due si unì anche Sollecito.

In casa si trovava già la Kercher. «Non sappiamo con certezza - ha detto Mignini - cosa intendessero fare i tre nell’abitazione ma è possibile che ci sia stata una discussione, poi degenerata, tra Mez e Amanda per i soldi scomparsi o forse la studentessa inglese era contrariata per la presenza di Guede. La Knox, Sollecito e l’ivoriano, sotto l’influsso degli stupefacenti e forse dell’alcol, decidono comunque di porre in atto il progetto di coinvolgere Mez in un pesante gioco sessuale. Amanda ha covato odio per Meredith ed era venuto il momento di vendicarsi di quella `smorfiosa´». Troppo «seria e morigerata per i suoi gusti» - è la ricostruzione dell’accusa - e l’accusava di «scarso ordine e pulizia». Un’aggressione avvenuta nella camera della vittima e cominciata dalla Knox e Sollecito mentre Guede era in bagno. Secondo il pubblico ministero l’ivoriano è arrivato poco dopo e ha partecipato a un «crescendo incontrollato, inarrestabile, di violenza e gioco sessuale», cui l’inglese non voleva partecipare, «convinto che in tal modo compiacerà Amanda perché oramai tra i due ragazzi è una gara per i favori della ragazza di Seattle».

Nella ricostruzione del pm è stata la Knox a spingere Meredith verso la parete della camera e a sbatterle la testa contro una parete. Sempre lei - ipotizza l’accusa - a colpirla al collo con un coltello (mentre un altro era impugnato da Sollecito). Il giovane pugliese è invece accusato di avere tenuto ferma la vittima, ma anche di averle strappato il gancetto del reggiseno, e Guede di avere abusato sessualmente. «Tre furie scatenate» li ha descritti il pm. Ricostruzione «suggestiva ma senza elementi probatori» per la difesa della Knox. Domani il quadro accusatorio sarà completato dall’altro pm Manuela Comodi che si soffermerà sugli aspetti scientifici dell’inchiesta. Poi la richiesta di condanna che, visti i reati constatati potrebbe essere anche quella dell’ergastolo.


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Commenti inseriti 1 — pagina 1 di 1

21/11/2009 10:46 sturum, genova.

Difficile la ricostruzione, ma i fatti accertati sono la falsa accusa della Knox di Lumumba e la fuga di Ghede.
Questi è stato condannato e dovrebbe ora essere la volta della bella americana.
Sollecito? Anche lui era là.


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