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| La casa del delitto |
Sotto sedativi in un letto d’ospedale, chiusa in se stessa con un’espressione catatonica e piantonata dai carabinieri. È in stato di arresto per omicidio volontario, ma forse non se ne rende neppure conto Monica Cabrele, che in un raptus ha ucciso a coltellate il suo bambino di neanche tre anni e che da ieri notte è ricoverata nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Padova, sorvegliata a vista. Ieri sera il marito, che era uscito di casa per andare a comprare delle pizze, l’ha trovata con lo sguardo pietrificato e con il bambino morto stretto in grembo in un lago di sangue: ci sono volute quattro ore per convincerla a farsi staccare il corpicino di Alessandro dalle braccia.
Da quel momento Monica, 35 anni e un matrimonio felice, non ha proferito una parola su quello che è accaduto nella mezz’ora in cui è rimasta sola in casa con il piccolo Alessandro e l’altra figlia di appena tre mesi, addormentata nella stanza accanto. Forse non lo sa spiegare neppure a se stessa, dietro quel suo sguardo perso nel vuoto. Gli inquirenti aspettano che esca dallo stato di trance in cui è caduta per poterla interrogare e sapere cosa l’ha spinta ad avventarsi contro il piccolo Alessandro con un coltello da cucina, sferrando una decina di colpi sul suo corpicino: quanti esattamente, sarà l’autopsia a dirlo domani. Probabilmente è stata una depressione post parto a far esplodere la tragedia, di cui Monica aveva mostrato alcuni segni dopo la nascita della piccola Erika.
Lei e il marito Gianni Bellato, 40 anni, avevano accolto con gioia l’arrivo della secondogenita, come stanno a testimoniare i fiocchi rosa ancora appesi alla ringhiera della loro casa di Pieve di Curtarolo. Poi qualcosa deve essersi spezzato dentro di lei. «Negli ultimi tempi era strana, taciturna» ha raccontato il marito agli investigatori. Segni di una sofferenza, che forse è stata sottovalutata, ma che certo non poteva far presagire una tragedia così grande. Sposati da cinque anni, Monica e Gianni erano a detta di tutti una coppia felice. Così li descrivono i parenti, gli amici, i vicini di casa. Lui, titolare insieme al fratello di una piccola azienda di parquet, e lei, infermiera in una Casa di riposo di Carmignano di Brenta, condividevano gli amici, le feste patronali, la vita del paese.
Il piccolo Alessandro andava all’asilo e tutti lo ricordano come un bambino vispo e allegro: un vicino di casa lo ha visto ieri pomeriggio mentre giocava a pallone in giardino. Poche ore dopo il padre lo ha trovato in cucina straziato dalle coltellate sferrate dalla mamma, che dopo averlo ucciso lo ha avvolto in una coperta e si è distesa sul pavimento tenendolo stretto a sé con gli occhi sbarrati e lo sguardo fisso. In pochi minuti la villetta costruita in mezzo alla campagna si è riempita di investigatori, medici e infermieri.
In un attimo quella famiglia felice è sparita per sempre: solo Monica può spiegare perché. «Mia figlia è una brava mamma - dice disperato e incredulo Domenico, il padre di Monica - veniva sempre qui con i bambini, anche ieri è venuta. Non si capisce cosa sia successo». Anche lo zio di Monica non si dà pace: «Quello che è successo è orrendo. Chiediamo a tutti una preghiera per la nostra famiglia».
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Commenti inseriti 13 — pagina 1 di 2
Cavoli stefano900 - mi sembra che tu sia la perfetta conferma del fatto che esiste gente con seri problemi psichiatrici.
noi donne e madri la depressione post partum la conosciamo bene.
e' un vuoto senza origini e senza motivi: siamo tristi quando dovremmo essere al settimo cielo perche' abbiamo un figlio voluto e sano tra le braccia.
eppure, scatta un qualcosa che induce alla tristezza e alla depressione.
chi e' piu' forte psicologicamente ridimensiona questi sintomi come fisiologici.
le persone piu' deboli o abbandonate a se stesse nel momento di maggior bisogno, purtroppo reagiscono in maniera spropositata o delittuosa.
c'e' un malessere, un male di vivere che pur no giustificando tali azioni puo' portare a gesti estremi? la nostra societa' quanto influisce in tutto questo?
La depressione post-partum viene accentuata già nel reparto maternità-ginecologìa: noi mamme veniamo trattate come "malate" e la creatura che nasce viene solitamente trattata come "oggetto" o come la "causa della malattìa".... La maggior parte degli infermieri e dei medici ospedalieri trattano le neo-mamme con molta superficialità e sottovalutano (come la maggioranza di noi tutti) la sensibilità del momento. Per la sanità italiana siamo sempre dei numeri anche quando si partorisce e si procura gioia..... Poi se uno è debole di carattere arriva a dei gesti estremi: infanticidìo o suicidìo, se una si rende conto che la "colpa dei suoi guai" non è la creatura che ha dato alla luce: e questo è successo ad una mia cara amica molti anni dopo la nascita del figlio....
Una mamma
@ stefano900
una confessione a chi? a un prete pedofilo? ma fammi il piacere te, l'inferno e satana! invece di scrivere stupidate prova a collegare il cervello e a farlo funzionare se ci riesci. In un momento tragico come quello della morte di un bambino innocente non riesci afr altro che parlare di ste ***? fammi un piacere, evita di commentare che fai più bella figura.
Caro Secolo,
sei sicuro sia corretto scrivere "guardata a vista"?
Secondo me la locuzione corretta è "controllata a vista".
Per cortesia, usate le vostre pagine per insegnare l'italiano per cui utilizzate più e meglio i congiuntivi rispettando la consecutio temporum: sarebbe utile per tutti.
Grazie
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