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Obama: «Gerusalemme sia capitale di Israele»

23 luglio 2008

Barack Obama in Israele torna ad affrontare il nodo di Gerusalemme capitale, questa volta però precisando che lo status finale dovrà essere deciso dai negoziati. «Continuo a dire che Gerusalemme sarà la capitale di Israele», ha affermato il candidato democratico parlando dalla città di Sderot, al Sud di Israele, dove è arrivato insieme al ministro degli esteri, Tzipi Livni, nel corso del suo viaggio elettorale in Medio Oriente.

«L’ho sempre detto e continuo a dirlo - ha aggiunto - ma ho anche detto che si tratta di uno status finale» che dovrà essere deciso dai negoziati. Solo il 4 giugno scorso, durante la riunione annuale della lobby ebreo-americana, Obama aveva affermato con meno sfumature che «Gerusalemme resterà la capitale d’Israele e dovrà rimanere indivisa».

Ribadendo la «indissolubilità» dei rapporti tra Stati Uniti e Israele Obama aveva anche aggiunto «dobbiamo isolare Hamas a meno che non rinunci al terrorismo e riconosca Israele. Non c’è spazio per le organizzazioni terroristiche al tavolo delle negoziazioni e qualsiasi accordo con i palestinesi dovrà preservare l’identità di israele come Stato ebraico». Le parole del candidato democratico alla Casa Bianca non furono ovviamente tralasciate dai diretti interessati del suo intervento.

Il presidente palestinese Abu Mazen non tardò a stigmatizzare il punto di vista di Obama commentando: «Il mondo intero sa perfettamente che Gerusalemme fu occupata nel 1967 e che non accetteremo mai uno Stato palestinese senza avere Gerusalemme come capitale».

Anche Hamas, tirata direttamente in causa da Obama, non aveva tardato a rispondere attraverso il suo portavoce Sami Abu Zuhri: «Il discorso di Obama distrugge ogni speranza di cambiamento nella politica americana sul conflitto arabo-israeliano». Anche Al Qaeda aveva criticato le parole di Obama attraverso un messaggio audio diffuso nel Web da Ayman al-Zawahiri. Il medico egiziano considerato il numero due di Al Qaeda invocava alla «jihad» contro Israele e i suoi fiancheggiatori statunitensi come unico metodo per por fine al blocco economico della Striscia di Gaza voluto da israele l’anno scorso.

Resta il fatto che lo status di Gerusalemme, dopo aver anche fatto fallire i negoziati di Camp David del luglio 2000 alla presenza dell’alora presidente Usa Bill Clinton, resta tutt’ora uno dei principali argomenti di discussione tra israeliani e palestinesi. Nella risoluzione del 1947 l’Onu aveva stabilito per Gerusalemme uno status di corpo separato nella creazione in Palestina di due stati, uno ebraico e uno arabo. Al termine del primo conflitto arabo-israeliano la città rimase divisa in due fino a quando nel 1980 Israele la proclamò sua capitale eterna e indivisibile, status non riconosciuto dalla comunità internazionale.


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Commenti inseriti 1 — pagina 1 di 1

23/07/2008 23:53 E.R.

Ma vi pare che uno che ambisce a diventare presidente degli stati uniti rinunci a schierarsi con gli israeliani? Altrimenti come potrebbero continuare a lucrare sulla vendita di armi e missili? Ma non perderanno mai il vizio di voler comandare in casa d'altri? Se non li avessero dotati di armi avrebbero già risolto la questione a sassate..Pecunia non olet..


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