Non è un flop dichiarato, ma il bilancio della Expo Saragozza 2008, a metà calendario della manifestazione che si chiude il 15 settembre, ha tradito le ottimistiche previsioni. Nel tracciarlo al giro di boa, Roque Gistau, il presidente di Expoagua, la società statale organizzatrice, ha ammesso che sarà «molto difficile, anzi impossibile raggiungere la meta». I 7,5 milioni di visitatori previsti, che arrivavano a 9 nelle entusiastiche stime ufficiose, restano un miraggio. Dal 15 giugno, giorno dell’inaugurazione, hanno visitato il recinto della Expo - un’area di 25 ettari in un’ansa del fiume Ebro, con 140 padiglioni dove sono rappresentati 106 Stati - 2,3 milioni di persone, in media 46.000 visite quotidiane. Se anche la Expo raggiungesse la capienza massima di 70.000 persone in ognuno dei giorni che restano per la fine dell’esposizione, i conti non tornerebbero.
«L’obiettivo non si calcola sui visitatori, ma sulla qualità della nostra offerta e sull’opinione positiva che esprimono quanti sono venuti alla Expo», minimizza il presidente di Expoagua, che sottolinea come «sia comunque valsa la pena ospitarla e realizzarla per gli interventi architettonici, le infrastrutture e le conclusioni della Tribuna dell’Acqua, il forum sulla gestione e lo sviluppo sostenibile, con le raccomandazioni agli Stati partecipanti, che la Expo lascerà in eredità a Saragozza».
Ma erano dunque sbagliate le previsioni iniziali? Gli organizzatori sono convinti di no perchè, osservano, la cittá di Goya riunisce tutte le condizioni per attrarre un gran numero di persone. A un’ora e mezzo di treno al alta velocità da Madrid e a 45 minuti da Barcellona, è crocevia fra le grandi metropoli. A meno di tre ore dalla città aragonese vivono 25 milioni di persone, tutti potenziali visitatori della Expo. Anche così, però, i conti non quadrano. Sarà per la crisi economica che grava sempre più sul consumo degli spagnoli, sarà per il caldo inclemente che si abbatte sulla città aragonese a luglio ed agosto, le attese file alla biglietteria della Expo sono rimaste una chimera. Con 36 gradi all’ombra, i turisti in canotta e pantaloncini, stremati dall’afa estiva, cercano sollievo immergendo i piedi nelle vasche lungo il percorso, all’ombra degli ombrelli sui quali ammicca, quasi come una provocazione, il faccino di Fluvi, la mascotte a forma di goccia della manifestazione. «Anch’ io mi lamento del sole, che è terribile a Saragozza, ma questa non è una novità», commenta Roque Gistau. E guarda a settembre come il mese del grande riscatto, con picchi di prenotazioni che potrebbero rendere necessario addirittura limitare gli accessi. L’organizzazione conferma la prevendita di 4,5 milioni di biglietti di ingresso. Ma i conti andranno in rosso se dai biglietti d’entrata si ricavasse meno di 105 milioni di euro. «Adesso siamo a quota 70 milioni», spiegano gli organizzatori, determinati ad allontanare il fantasma del flop.
Le ardite architetture realizzate per l’esposizione sono le più visitate: l’avanguardista Padiglione Ponte dell’architetto, Zaha Hadid, a forma di petali di gladiolo, un ponte coperto di 260 mq dalle curve d’acciaio, che vuole essere per Saragozza ciò che il Guggenheim è per Bilbao. L’Acquario fluviale di acqua dolce, il maggiore d’Europa, che riproduce l’habitat dei 5 maggiori fiumi del mondo. Le Piazze Tematiche, come quella dell’Acqua estrema, dove si può sperimentare gli effetti simulati di surnami o maremoti. La Torre dell’Acqua, il simbolo della Expo, alta 76 metri e a forma di goccia, una sfida dell’ingegneria completamente cava, che nella post-Expo diventerà un grattacielo di uffici. Ma anche in questo caso la realtà ha contraddetto le stime: del parco imprenditoriale previsto nella post-Expo si è venduto finora solo il 40 per cento della superficie disponibile. Ed è un altro fantasma a materializzarsi, quello della Expo di Siviglia ’92, realizzata nell’isola della Cartuja, della quale 15 anni dopo ancora si fa fatica a vedere i benefici.
Tre anni e mezzo di lavori febbrili – la metà di quanti dispone Milano per la sua Expo Universale del 2015 dedicata all’alimentazione - hanno cambiato il volto della città di 675.000 abitanti, come già è stato per Barcellona con i Giochi Olimpici e Valencia con la America’s Cup di vela. Da un punto di vista urbanistico, la capitale aragonese ha guadagnato il quartiere espositivo, che diventerà un polo scientifico, culturale e del tempo libero; il Parco dell’Acqua, su una superficie di 120 ettari e una serie di importanti infrastrutture, come il nuovo aeroporto e la nuova stazione con i treni ad Alta Velocità. Saragozza si propone per il terzo millennio con un novo poligono industriale di 350 ettari, Empresarium; la “Milla digital”, il miglio digitale, il nuovo quartiere dell’alta tecnologia, introdotto dal Padiglione digitale dell’acqua, realizzato dall’architetto italiano Carlo Ratti; e con la piattaforma logistica di 13 milioni di metri quadri, la maggiore d’Europa, con uno snodo intermodale strada-ferrovia-aeroporto.
«Abbiamo sfruttato al massimo l’opportunità di realizzare in 3 anni opere che non si sarebbero concepite nemmeno in 20», assicura il sindaco Juan Alberto Belloch. I 9 miliardi di euro investiti fra quartiere espositivo e infrastrutture, frutteranno alle amministrazioni coinvolte il triplo in benefici. Belloch, assicura che non lo preoccupano né lo «ossessionano in assoluto» le cifre sui visitatori. «L’importante» osserva «è che il pubblico si diverta e non debba soffrire le lunghe code e il caldo. Finora il numero di visitatori finora è stato sufficientemente alto per essere considerato positivo, ma non tanto da risultare scomodo». Ma, allora, era sbagliato il modello? «No, il modello è adeguato» assicura Emilio Fernandez Castaño, il commissario della Expo «dobbiamo solo continuare a lavorare per migliorare alcuni aspetti, ma si tratta di piccoli dettagli». Sarà, anche se suona come il vecchio refrain: l’intervento è perfettamente riuscito, peccato che il paziente sia morto. Come mai allora gli ingressi sono la metà dei previsti? Voci di dentro della Expo puntano il dito contro le previsioni delle agenzie di viaggio, ottimistiche quanto fallaci: «La centralità di Saragozza e l’attrattività non sono tutto, se è vero che il calore estremo estivo mette in fuga dalla città gli stessi abitanti».
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