Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 09/02/2010 h.23:17

Addio a Paul Newman,
bello d’America

28 settembre 2008
  | Renato Tortarolo

«RAGAZZI, com’è bravo quel vecchio grassone, guardate come si muove, sembra un ballerino!». L’espressione ammirata di Eddie Felson, il suo sorriso davanti al campione, quel Minnesota Fats che vuole sfidare e battere, è il ricordo struggente che ci lascia Paul Newman. Morto venerdì a 83 anni, nella sua casa di Westport, Connecticut, stroncato da un tumore, il divo più bello di Hollywood è indissolubile dall’immagine del giocatore di biliardo nello “Spaccone”. «Credo di aver preso strade sbagliate e altre giuste, spero solo che nell’ultima corsa la bilancia penderà di più verso quelle di cui posso essere orgoglioso» diceva. E in più di 60 film, questo americano dalla faccia pulita, autoironico ma capace di battaglie esemplari in nome di una libertà indissolubile dall’etica, è stato una leggenda. Se Marlon Brando rappresentava il ribelle, espulso dalla società per la sua carica eversiva, Newman era qualcosa di infinitamente più pericoloso e seducente insieme: il vero figlio di un Paese che tollerava a malapena le contestazioni, ma riconosceva in un febbricitante candore le radici della propria forza. Ed è stato questo vagare dei suoi personaggi fra spinte autodistruttive e sete di rivincita a farne un americano credibile.

L’EFFETTO SPECIALE da gran divo era sprigionato da quella particolare tonalità di blu degli occhi accompagnata dalla seduzione del sorriso mentre il valore dell’attore memorabile si misurava sulla capacità di impadronirsi di un personaggio e di “indossarlo” perfettamente come una seconda pelle tra fremiti di passione e gelide pulsioni. Paul Newman apparteneva alla generazione folgorata da Marlon Brando e scandita dal Metodo dell’Actor’s Studio che dopo Broadway era destinato a mettere in discussione i consolidati canoni di Hollywood. E Newman dovette lottare sia per scrollarsi di dosso i paragoni con Brando sia per non cedere anche alla tenebrosa selvaggeria di James Dean. Rispetto ai due fenomeni d’inizio anni Cinquanta, Newman coltivava una diversa vocazione alla ribellione, meno nichilista, sfacciata e autodistruttiva, comunque sempre portata quale sfida alle barriere e alle convenzioni sociali, esibita, magari in punta di guantoni da pugilato, come in “Lassù qualcuno mi ama” il primo titolo che, nel 1956, lo consegnò al successo. Pur rifiutando i comportamenti pubblici e privati tipici della casta degli unti dalla fama, Paul Newman seppe farsi star popolarissima, dal fascino sinuoso e irresistibile, impastato di una fisicità stordente e di una non arginabile melanconia. Depurato dagli eccessi e dalle volute sopra le righe che lo stile della celebre ed esclusiva scuola newyorkese non tralasciava mai di imprimere anche ai suoi più dotati allievi, Newman lanciò il suo talento oltre gli ostacoli di un’epoca che bruciava impietosamente, negli ultimi fuochi del leggendario Studio System, sogni di gloria, imponendosi così in un decennio trionfale come una benedizione per il botteghino internazionale: “La lunga estate calda”, “Furia selvaggia”, “I segreti di Filadelfia”, “Dalla terrazza”, “Exodus”, “ Lo spaccone”, “ Hud il selvaggio”, “ Intrigo a Stoccolma”, “Detective Story”, “Il sipario strappato”, “Nick mano fredda”. Attraversò a passi ben marcati la parata dei generi narrativi (commedia, dramma da spartito classico di Tennessee Williams, melò, poliziesco, western) e rispose alla sua maniera alle sollecitazioni e alle esigenze di registi dalle poetiche spesso divergenti (Robert Wise, Arthur Penn, Richard Brooks, Otto Preminger, Martin Ritt, Robert Rossen, Alfred Hitchcock), formando e formalizzando, con il suo corpo e con il suo temperamento, un modello di recitazione unico, in grado di esibire spigolosità, rovelli psicologici, ironia, coraggio e simpatia. Con lo sradicato giocatore di biliardo di “Lo spaccone”, Newman entrò nel mito quale icona del mondo a parte dei perdenti all’interno dell’incubo quotidiano dell’America amara, nuda e cruda di squallore. Ormai nessuno poteva evocare il fantasma di James Dean o catalogare le sue prove quali esibizioni di un Brando minore. Sullo schermo allo sconfitta del virtuoso della stecca si sovrapponeva, in una dissolvenza senza ritorno, l’affermazione di Newman. E, ripreso da Martin Scorsese in “Il colore dei soldi”, il ruolo di Eddie Felson, nel 1986, gli valse finalmente quell’Oscar (anticipato l’anno prima dal riconoscimento alla carriera) lungamente inseguito e spietatamente negatogli dalla giuria dell’Academy. “Butch Cassidy”, “ L’uomo dai sette capestri”, “ La stangata”, “ Inferno di cristallo”, “ Colpo secco”, “ Diritto di cronaca”, “ Il verdetto” sono, invece, tramite anche le firme di Roy Hill, Huston, Pollack e Lumet, le punte della seconda parte di una perfetta opera interpretativa che si congedò, nel 2002, dalla macchina da presa con “Era mio padre”, imprimendo ambiguità e ferocia ad un boss della malavita ruggente di Chicago ai tempi di Al Capone. Ma Newman ha battuto anche il sentiero della regia con “ La prima volta di Jennifer”, “Sfida senza paura”, “Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilda”. “Harry & Son” e “Lo zoo di vetro”. Cinque partiture che in quattro occasioni sono accordate sulla partecipazione della moglie Joanne Woodward e che mostrano una nitida sensibilità di racconto nel tratteggio di psicologie e di ambienti, quasi un’anticipazione delle variazioni melodrammatiche, minimaliste e intimistiche delle produzioni indipendenti e volte a cogliere i palpiti di una famiglia e delle sue angosce esistenziali. Con Paul Newman scompare uno degli ultimi ricordi di una Hollywood che imponeva la propria fascinazione nell’impasto miracolistico di bellezza e di bravura, dove il magnetismo interpretativo si collocava in una dimensione che non dimenticava mai il realismo di vite, aspirazioni, rivolte ed ideali.


COMMENTA INVIA STAMPA CONDIVIDI

Commenti inseriti 5 — pagina 1 di 1

01/10/2008 03:44 sonia, verona (italia).

ciao Paul... eri un grande, sei un grande, sarai sempre un grande! come attore e come persona! ciao Paul... da me e dal mondo intero...!

29/09/2008 17:05 Nunzia, Scisciano (Italia).

...Resterai sempre indelebile nei nostri cuori Adorabile Spaccone...
...Addio caro Vecchio Paul...

29/09/2008 16:05 sergio, pordenone.

Addio Paul. Sicuramente lassu' Qualcuno ti ama. Buon Viaggio.

29/09/2008 14:54 Nunzia, Scisciano (Italia).

...Resterai sempre indelebile nei nostri cuori adorabile Spaccone... Addio mio Vecchio Paul

29/09/2008 06:03 Sara, varese (italia).

Addio Paul...


Vai alla pagina: [01

CHIUDI
 Serve aiuto? Clicca i link corrispondenti

messaggio veloce
Hai ancora bisogno di aiuto? Scrivici:
invia il modulo cancella
CHIUDI
 Invia una segnalazione alla redazione de Il Secolo XIX

invia un testo
invia un file
invia il modulo cancella
CHIUDI

Caro lettore, ti chiediamo di registrarti per poter commentare gli articoli, ma non solo. La registrazione verrà usata da tutti i nuovi servizi che nei prossimi mesi rilasceremo sperando che li troverai utili e divertenti.

Per registrarti clicca il link 'registrati' nel box in alto a sinistra e scegli quali dati inserire: abbiamo messo un asterisco accanto a quelli obbligatori.

Ti preghiamo di fare attenzione nello scegliere un nome utente (ad esempio 'Giovanni88') e nell'inserire la tua email: questi dati sono essenziali e non possono essere cambiati.

Per lo stesso motivo usa la tua casella di mail che sei certo funzionare: una volta effettuata la registrazione ti sarà inviata una email di conferma con un un link di attivazione. Non dovrai fare altro che cliccare sul link e la tua registrazione sarà attiva.

Infine leggi attentamente le parti che riguardano il trattamento dei dati personali prima di dare l'assenso, in tutto o in parte. Il servizio di registrazione è a disposizione dei maggiorenni d'età.

Per accedere non devi fare altro che inserire il nome utente e la tua password nello box e cliccare su entra.

Il tuo profilo (clic sul link apposito sempre dal boxino in alto a sinistra) resterà modificabile, ad esclusione del nome utente