Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 04/07/2009 h.20:37

Borse al collasso, al G7 Tremonti fa il duro

10 ottobre 2008
  | redazione ilsecoloxix.it

Appelli di Napolitano: niente allarmismi. Attesa per il G7 di Washington. Timori per la tenuta dei mercati finanziari e la certezza che l’economia mondiale stia cadendo in recessione spingono gli investitori a vendere

L’incubo continua in tutte le borse europee e internazionali. Anche oggi è stata una giornata letale e al G7 partito oggi Tremonti attacca: o c’è un testo serio o non firmiamo. Opposizione e maggioranza scontro al calor bianco, banche in fibrillazione, preoccupazioni di sindacati e Confindustria per le ricadute sulla produzione e sulla difficile trattativa per il rinnovo del modello contrattuale. Le borse europee hanno bruciato ieri altri 456 miliardi

IL G7 AL VIA CON POLEMICHE, TREMONTI NON FIRMO IMPEGNI INUTILI A Washington è in programma la riunione dei ministri economici del G7 e Tremonti fa il duro: «Si intravede un testo vecchio stile come se non fosse successo niente» dice il ministro dell’Economia al Tg1-. Noi quel testo non lo firmiamo. O si prendono impegni più forti, oppure... Ma pensiamo di convincerli». Domenica a Parigi vertice straordinario dei 15 Paesi dell’Eurogruppo, per «definire un piano d’azione congiunto della zona euro e della Banca centrale europea di fronte alla crisi finanziaria».

POLEMICHE E PAURE Sulla crisi finanziaria si consuma il nuovo scontro fra Berlusconi e Veltroni. Il premier, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri a Napoli, consiglia agli italiani di «comprare Eni e Enel, perché le azioni con quei rendimenti dovranno ritornare al loro vero valore». Poi parla dell’ipotesi della sospensione a tempo indeterminato di tutti i mercati azionari del mondo, in seguito ridimensionata dalla stesso premier e smentita dalla Casa Bianca. «Non siamo in un momento di grande sviluppo, ma non siamo nemmeno in recessione» assicura Berlusconi, ribadendo che «non si esclude una riunione del G8 nei prossimi giorni» e che, oltre a Unicredit, altre banche italiane probabilmente avranno necessità di ricapitalizzare.
CHIUSURA MERCATI - «La crisi è globale e serve una risposta globale. Si parla di una nuova Bretton Woods per scrivere nuove regole e di sospendere i mercati per il tempo necessario per formulare queste nuove regole - ha detto Berlusconi -. Tra le varie ipotesi avanzate c’è anche questa, ma per ora non c’è nulla di concreto. Certamente la soluzione non può essere né nazionale né europea, ma globale. Va presa nelle istituzioni mondiali». Poi Berlusconi ha precisato che «la sospensione dei mercati è una voce che circolava già da tempo». Il portavoce della Casa Bianca, Tony Fratto, interpellato dopo le dichiarazioni di Berlusconi, ha precisato che «non ci sono assolutamente piani o discussioni per interferire con il funzionamento dei mercati negli Stati Uniti».
VELTRONI POLEMICA - «La situazione è drammatica e richiede competenza e responsabilità». La crisi finanziaria non è una discoteca in cui si possono raccontare barzellette. Ogni parola sbagliata condiziona i mercati e aumenta la confusione. Inoltre non spetta al presidente del Consiglio dire quali azioni acquistare e quali no, specie se i titoli indicati sono di società per la maggioranza private» accusa Veltroni, definendo «inconcepibili» le parole del premier e stigmatizzando il fatto che «al governo italiano è toccata l’onta di vedersi arrivare una smentita, la seconda in pochi giorni, dal portavoce di Bush (sull’ipotesi di una nuova Bretton Woods e della sospensione dei mercati0)».
BERLUSCONI A ROMA VISITA IL PD- A Roma è tornato ad affrontare i temi della crisi, ma in un clima decisamente informale: passeggiando per via dei Giubonnari, a Roma, è stato fermato da alcuni militanti di una storica sezione del Pd, che lo hanno invitato ad entrare.
NAPOLITANO, NO ALLARMISMI- «Tutti devono avvertire la responsabilità di non alimentare l’allarmismo» ha detto il capo dello Stato In un’intervista rilasciata all’Osservatore Romano, a Radio Vaticana e al Centro televisivo vaticano ha aggiunto: «si devono stabilire regole di comportamento, anche etico, all’interno delle istituzioni di governo dell’economia. Pensiamo alle banche, al sistema creditizio».
GIORNATA LETALE Borse europee out sulla scia del tracollo di Wall Street e del tonfo delle Borse asiatiche. I timori per la tenuta dei mercati finanziari e la certezza che l’economia mondiale stia cadendo in recessione spingono gli investitori a vendere. E a nulla serve l’appello del presidente Napolitano, l’ottimismo ridanciano del premier Berlusconi che non ha escluso per fare poi marcia indietro alla temporanea sospensione dei mercati. Giovedì sera il Dow Jones aveva chiuso a -7,3%, come nell’agosto 2003 Tokyo ieri ha chiuso a -9,6%. Ora tutti aspettano la riunione del G7 a Washington.

WALL STREET - E l’effetto domino provocato dal calo generalizzato dalle Borse fa sentire i suoi effetti anche su Wall Street. Il Dow Jones apre in calo dell’1,92%, mentre il Nasdaq cede il 2,88%. Ma dopo poco il Dow Jones cominciava a crollare, cedendo di schianto oltre 500 punti (-7,91%) e portandosi sotto gli 8000 punti. Poi recuperava: il Dow Jones faceva segnare +0,34%, l’S&P 500 +0,53% e il Nasdaq +0,85%. Tuttavia dopo le parole di Bush che ha difeso il piano del governo di sostegno contro la crisi e ha aggiunto che «è grande abbastanza» per funzionare, il Dow Jones cede il 4,48%, il Nasdaq il 3,67%.

UNICREDIT SOTTO 39 dei 40 titoli hanno registrato a lungo un passivo superiore al 3%. La peggiore è Unicredit (-14,2% sospesa al ribasso), seguita Intesa (-11,1%), da Ubi Banca (-9,8%), Fastweb (-9,2%), Tenaris (-9,1%) e Telecom (-9%). A picco Banca Italease (-10,5%), Erg (-9,8%) e Saras (-9%). In controtendenza Mediaset che guadagna il 6%.

CONSOB STOP ALLE VENDITE ALLO SCOPERTO - Per tentare di arginare il crollo di Piazza Affari, la Consob ha vietato tutte le vendite allo scoperto sui titoli italiani presenti in Borsa, dopo che il primo ottobre le aveva già messe al bando sui titoli bancari e gli assicurativi. Il provvedimento, vale fino alle 24 del 31 ottobre prossimo, fa seguito alle misure già adottate dalla Commissione il 22 settembre e il primo ottobre.


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Commenti inseriti 6 — pagina 1 di 2

10/10/2008 23:20 Antonella L., Genova.

Ma che titolo è?
Se omettete "allo scoperto" sembra che la Borsa italiana chiuda i battenti.

10/10/2008 22:53 siempre sampdoria, Genova.

il vostro Premier ha raggiunto il massimo. In diretta Tv ha consigliato i telespettatori, quali titoli acquistare. In un paese normale sarebbe già denunciato per turbativa d'asta. Poveri noi. Mi chiedo che male abbiamo fatto per farci governare da simili personaggi.

10/10/2008 21:54 dino, Siracusa.

Sarebbe opportuno che la televisione proiettasse il film “La vita è meravigliosa” con James Steward. Si tratta di un film istruttivo per la situazione economica attuale del nostro paese.

10/10/2008 21:25 Peo

Berlusconi è un irresponsabile. Almeno quando parla di cose serie in momenti seri come questi, un presidente del consiglio NON PUO' permettersi di fare battute e dire parole a caso; il minimo che possa succedere è che qualcuno ci rimetta dei capitali, e qualcun altro dei posti di lavoro. Se ne rende conto, o per lui è tutto un gioco? Beh, però Mediaset va bene, del resto, come dice lui, chi se ne frega!

10/10/2008 19:50 Francesco

E naturalmente, col meccanismo delle vendite allo scoperto ( che immettendo in maniera fittizia sul mercato una gran quantità di azioni, fanno calare anche di molto il valore dei titoli collegati ), chi ci rimette non è tanto lo speculatore ( che come ho detto prima, al momento della "messa in vendita" non ne possiede neanche una ) quanto chi di queste azioni è effettivo proprietario: la società emittente, per prima, ma anche il tanto bistrattato "risparmiatore" che, dopo aver acquistato titoli apparentemente solidi, si ritrova da un giorno all' altro ad avere in mano un mucchio di carta straccia.
Il problema, quindi, non sarà fino a quando la Consob riuscirà a vietare questo tipo di operazioni, ma fino a quando potremo permettere ad un gruppo di speculatori ( che fanno montagne di quattrini vendendo titoli che ancora non possiedono con un semplice click del mouse ) di influenzare con i loro giochetti l' economia di un intero Paese.


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