Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 09/02/2010 h.23:17

La nobiltà della politica

21 ottobre 2008

RICORDANDO Vittorio Foa, scomparso ieri nella sua casa di Formia a 98 anni, viene del tutto naturale definirlo un Padre della Repubblica. Nessun timore di essere retorici, anzi la sensazione è quella di ridare a all’accezione il suo significato più vero. Foa padre della Repubblica lo era in senso proprio, avendo partecipato alla Costituente nella Commissione dei 70 che redasse la Carta, ma lo era soprattutto per quegli otto anni passati in carcere - «Io non sono un esperto di fascismo» disse una volta «semmai sono un esperto di carceri fasciste» - e per il suo impegno nella Resistenza. Da quegli anni drammatici - fu arrestato a 25 anni su segnalazione di un confidente dell’Ovra - la vita di Foa ha insegnato agli italiani una verità che, nei tempi bui che stiamo vivendo, è sempre più arduo considerare tale, ovvero che la politica è la più nobile delle attività umane. Foa ci ha dimostrato che è possibile agire nelle trincee della vita attiva - sindacati, partiti, parlamento - senza perdere l’acutezza dell’analisi, la visione strategica e soprattutto la capacità di dialogo. Degli anni della Costituente ricordava: «Adesso si scandalizzano se vedono volare pugni. Ma anche allora succedevano queste cose: però il pomeriggio, tutti insieme, facevamo la Costituzione».

Nato a Torino nel 1910 da una famiglia di origine ebraica (era nipote di un rabbino), nel 1930 è ufficiale di complemento, si laurea in Giurisprudenza nel ’31 e due anni dopo entra nel movimento di Giustizia e Libertà. Condannato nel 1935 a 15 anni di reclusione, nel carcere di Civitavecchia avrà come compagni di cella Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e Massimo Mila. Liberato nell’agosto del 1943, a 33 anni e si impegna subito nella Resistenza come dirigente del Partito d’Azione di cui diventa poi segretario, con Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Altiero Spinelli. Il 2 Giugno 1946 viene eletto deputato all’Assemblea Costituente e contribuisce a scrivere gli articoli 39 e 40 della Costituzione, sulla libertà sindacale e il diritto di sciopero. Nel 1948 entra nella Cgil e nel 1953 viene eletto deputato nelle liste del Partito Socialista: sarà confermato in parlamento per altre due volte. Nel 1955 diventa segretario nazionale della Fiom e due anni dopo entra nella segreteria della Cgil.

Nel 1961 scrive l’editoriale del primo numero della rivista “Quaderni Rossi” fondata da Raniero Panzieri, punto di riferimento dell’operaismo italiano. Nel 1964 è tra i fondatori del Psiup, nato da una scissione a sinistra del Psi e da cui dopo la fusione con Il Manifesto nascerà il Pdup. Nel ’69, in pieno autunno caldo, insieme a Bruno Trentin, si dimette da deputato convinto più che mai dell’incompatibilità tra i ruoli di sindacalista e parlamentare.

Nel 1970 decide di lasciare gli incarichi sindacali e di ritirarsi a studiare. Insegnerà Storia Contemporanea nelle Università di Modena e Torino sviluppando una produzione che ne fa uno degli intellettuali italiani più importanti. Nel 1991, dopo la svolta di Occhetto, torna in parlamento come deputato del Pds e infine aderisce al Partito Democratico. Formatosi alla scuola del socialismo liberale di Gobetti e dei fratelli Rosselli, Vittorio Foa ha sempre combattuto ogni forma di totalitarismo, mantenendo una posizione fortemente dialettica nei confronti del Partito comunista ma sempre nel segno del valore dell’unità a sinistra. «Credo profondamente nell’unità come processo» aveva scritto «Non come realizzazione che si conquista una volta per tutte, ma come processo continuo che noi dobbiamo svolgere, per essere contemporaneamente non soltanto noi stessi ma anche gli altri, per vedere e capire le loro buone ragioni».

Il cordoglio del mondo politico culturale è stato unanime e bipartisan. La camera ardente è stata allestita nella sede della Cgil a Roma, dove domani alle 12 sarà recitata l’orazione funebre, mentre oggi alle 15 Foa sarà commemorato alla Camera. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ha ricordato così: «È stato senza alcun dubbio una delle figure di maggiore integrità e spessore intellettuale e morale della politica e del sindacalismo italiano del Novecento». Padre di due figli, Renzo, giornalista, direttore dell’Unità, e Anna, storica, Foa aveva stupito tutti sposandosi a 95 anni con Maria Teresa Tatò, sua compagna da ventisei (in precedenza era stato sposato con Lisa Giua). Fino all’ultimo gli interventi di Foa sono stati improntati all’ottimismo, senza mai perderà la lucidità critica e la saldezza dei principi. Sul problema degli extracomunari aveva detto, ad esempio: «Mi chiedo se non si debba mettere al centro di questa nuova dimensione della scelta pubblica la figura dell’immigrato, come persona reale che vive fuori casa e vede abitudini che non capisce, ma anche come metafora. In un certo senso siamo tutti delocalizzati e tutti abbiamo bisogno di costruire uno spazio pubblico comune». Con Foa scompare un punto di riferimento per una sinistra italiana che sembra già da tempo aver perso la bussola. È inevitabile quindi domandarsi, oltre la commozione, che cosa potrà veramente sopravvivere, in quella sinistra, della sua grande lezione.

galletta@ilsecoloxix.it


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Commenti inseriti 2 — pagina 1 di 1

28/10/2008 21:34 pietro ancona, palermo.

. Non ho condiviso se non l'adesione sostanziale di Vittorio Foa al PD, l'assenza di critica e di allarme per la sua nascita frutto della liquefazione dell'esperienza comunista ed anche della sinistra cattolica. Foa non aveva colto la tragedia legata alla formazione del PD, la tragedia di una nomenclatura che per salvare se stessa abbandona al suo destino la classe operaia ed abiura il socialismo sperando di cancellarlo dall'orizzonte e dal futuro. fermava neppure per un istante di riflettere, soppesare, studiare... Lo ricordo come Maestro nella CGIL accanto a Santi che era il suo esatto contrario e con il quale tuttavia costituiva una coppia formidabile. Vittorio Foa era il dirigente della sinistra all'apice della corrente socialista della CGIL.
pietro ancona
sindacalista cgil in pensione

21/10/2008 14:24 Zaven.L'uomo qualunque, Milano/Italia.

Io non conosco Vittorio Foa , nemmeno attraverso i suoi scritti e/o pensieri. Escludendo tutte le retoriche che si sentono e sentiranno (su TV e Giornali)dopo il suo mancamento posso dire che per me era un idealista e un grande sognatore per un ipotetico Socialismo che non esiste ancora e credo che non ci sarà mai poiche l'Italia a cospetto degli altri paesi occidentali ed evoluti (e ce ne sono pochi) il "Socialismo" come viene catechizzato e proposto a dismisura ed a scatola chiusa dalla nostra Intellighenzia Social-Catto-Comunista non ha niente a che vedere con il pensiero liberale e Social-democratico come viene appunto recepito in Europa. Zaven l'uomo qualunque


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