UN INFARTO ha chiuso, a 79 anni in Florida, la carriera scandalosa di Gerard Rocco Damiano, un parrucchiere newyorkese di origini italiane che seppe farsi il re Mida dei registi porno, a dimostrazione che il sogno americano non conosce barriere, neppure quelle alzate da almeno un paio di secoli dal puritanesimo imperante di un intera nazione.
Damiano è passato davvero alla Storia, e non solo del cinema e del costume, imponendo il titolo della sua opera capitale datata 1972, “Gola profonda” (“Deep Throat”), come simbolo di una rivoluzione irriverente e sporcacciona che badava a sbattere in piazza la tentazione e il piacere trasgressivo, secondo una rigida morale quaresimale, del sesso orale. Il film metteva in scena senza censure una delle tormentose inquietudini femminili: la ricerca dell’orgasmo. Il deficit tra le lenzuola della protagonista, interpretata da Linda Lovelace, si spiegava con la bizzaria fisica di ritrovarsi, senza saperlo, il clitoride fissato tra le tonsille, così che l’autore della diagnosi, il medico affidato alla rampante possanza virile di Harry Reems, decideva lui stesso di curarla con l’insegnamento e la pratica del “blowjob” (la cui traduzione italiana si può trovare alla lettera “p” di pagina 1571 del dizionario Devoto-Oli). Una pellicola costata 25.000 dollari, per appena sei giorni di riprese, arrivò a guadagnarne 600 di milioni; ma non fu tutto facile e indolore perché alle lunghe code di spettatori nel primo consumo pornografico di massa e al contagioso entusiasmo sollevato dagli intellettuali iconoclasti e radical chic, dagli editoriali del New York Times e da celebrità come Frank Sinatra, Jackie Kennedy Onassis e Truman Capote si contrapposero i divieti statali, le censure, le crociate dei movimenti religiosi e pesanti denuncie oltre alle confessioni della stessa Lovelace che alternava libri di memorie pruriginose alla rivelazione di essere stata costretta a presentarsi e a lavorare sul set di Damiano sotto la minaccia a mano armata (di pistola) del marito Chuck Traynor, gestore di un topless bar e a quanto pare un devoto catecumeno della “fellatio” a tutta immersione.
L’esplosione di “Deep Throat” coincise per l’Italia con l’avvento delle sale specializzate nella proiezione di accoppiamenti espliciti, ma l’invenzione di Damiano arrivò sui nostri schermi in versioni manipolate mentre l’originale diventò disponibile soltanto sul mercato delle videocassette e dei dvd. Ma che “Gola profonda” incarnasse una sorta di “Lettera scarlatta” di segno opposto lo si comprese bene con lo scandalo Watergate quando Bob Woodward, il giornalista del Washington Post che, con il collega Carl Bernstein, spinse Nixon alle dimissioni, designò in codice con il termine “Deep Throat” il suo informatore segreto sulle manovre sporche della Casa Bianca: una fonte coperta la cui identità, il vicedirettore dell’Fbi William Mark Felt, è stata svelata nella tarda primavera del 2005, infrangendo così uno dei segreti più chiacchierati del giornalismo statunitense.
Gerard Damiano non si fermò a “Gola profonda”. Firmò altre variazioni porno mettendo in mostra talento e ambizioni narrative che non si arrestavano banalmente al coito rappresentato nella sua realtà priva di mutandine e di simulazione. Da “Il diavolo in miss Jones” a un paio di performance di Moana Pozzi in trasferta, l’ex professionista delle acconciature per signore andò all’inseguimento di un’artisticità estremista in un hard spinto alla soglie della metafora, secondo uno sviluppo che perse però molto del suo anticonformismo.
Un documentario sul fenomeno “Deep Throat” e il personaggio a lui ispirato di Burt Reynolds in “Boogie Nights” sono celebrazioni che Damiano accolse con meno soddisfazione di quanto apprese sugli incontri ravvicinati nello Studio Ovale tra il presidente Clinton e la stagista Monica Lewinsky, consumati nel segno di una “gola profonda” trasformata in pura libidine del potere.
bruzzone@ilsecoloxix.it
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