Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 04/07/2009 h.21:50

Cipro, la processione
contro l’ultimo muro

16 novembre 2008
  | Furio Morroni

Furio Morroni-Ansa
Nicosia. L’ultimo muro che in Europa divide ancora una città, Nicosia, capitale di Cipro, è stato oggi simbolicamente abbattuto da 40 leader religiosi che, alle 12:00 in punto, hanno attraversato in gruppo il transito pedonale di Ledra Street, nella parte vecchia della città. Un segnale forte, a testimonianza della volontà di pace e di dialogo che anima i partecipanti al Meeting Internazionale Uomini e Religioni promosso per il 22.mo anno consecutivo dalla Comunità di Sant’Egidio su quest’isola in collaborazione con l’Arcidiocesi ortodossa di Cipro guidata da Chrysostomos II. Ma un secondo segnale, altrettanto forte e chiaro, è venuto oggi anche dal presidente della Repubblica di Cipro,
Dimitris Christofias. Nel suo intervento alla cerimonia d’apertura del meeting - riferendosi ai negoziati di pace avviati ai primi di settembre con il leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat e tesi a riunificare l’isola divisa dal 1974 in seguito ad un intervento militare turco - Christofias ha annunciato: «noi greco-ciprioti siamo decisi a continuare il dialogo con buona volontà e siamo in attesa che anche l’altra parte mostri la stessa volontà afffinché possiamo assicurare insieme la pace sulla nostra isola». L’obiettivo dei negoziati, ha aggiunto, è «la realizzazione di una soluzione pacifica basata sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e in accordo con i principi e i valori dell’Ue».
Sulla necessità della difesa e del rispetto dei diritti umani «come precondizione per ottenere una vera pace» ha invece posto l’accento l’arcivescovo di Cipro Chrysostomos II il quale ha denunciato «la deludente contraddizione tra la dichiarazione dei diritti umani e la realtà di un gran numero di nazioni...». ‘’ Alcuni stati violano i diritti di gruppi di loro cittadini e davanti all’Onu compaiono come campioni di pace e dei diritti umanì’, ha detto l’alto prelato riferendosi chiaramente alla Turchia che - egli ha aggiunto - «ha condotto una guerra ingiusta contro Cipro, ponendo sotto occupazione militare il 40% del nostro Paese». Una vera e propria sfida all’Islam afffinché rinunci alla pratica della violenza in ogni circostanza è stata lanciata da Muhammad Fathi Osman, autorevole esponente del mondo islamico statunitense, il quale - parlando di un dialogo che «illumini le menti» - ha detto senza mezzi termini che la religione non può essere brandita con violenza, perché «c’è sempre la possibilità di un errore umano nella comprensione del testo divino o nella pronta applicazione da parte dell’uomo». «Possiamo essere uniti pur mantenendo le nostre differenze, facendo di esse una fonte di ricchezza invece che un motivo di conflitto», ha detto da parte sua Siti Musdah Mulia, teologa musulmana dell’Università di Giakarta in prima fila nella lotta contro la pena di morte, «ma - ha aggiunto - dobbiamo allearci per realizzare questa unità. Vivere insieme nella diversità è la strada verso il futuro. Il mondo di domani sarà un mondo di coabitazione o non sarà». Anche il Papa ha voluto essere presente al meeting di Cipro inviando un saluto in cui suggerisce di confrontarsi e fare comunione, in nome della pace e per costruirla occorre «tenere alta la fiaccola della pace». «Il meeting di Cipro - si legge nel messaggio - è una forte esperienza di comunione, grazie alla quale spalancare gli occhi alla realtà e al confronto, per giungere alla vera conoscenza delle differenze e degli elementi che ci accomunano. Solo attraverso il dialogo è possibile integrarsi in questo multiforme e poliedrico cosmo linguistico, in questo prezioso scrigno che è la creazione, affidata alla responsabilità e al bene di tutti».


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