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| La panchina dove dormiva il clochard cui è stato appiccato il fuoco |
«Dovevamo vendicarci, quello era un figlio di…». Quattro riminesi incensurati, di 19 e 20 anni, sono stati arrestati con l’accusa di tentato omicidio del clochard tarantino di 44 anni, Andrea Severi, che ha rischiato di morire bruciato, due settimane fa.
«Se vedo qualche bastardo in giro, lo dico alle forze dell’ordine», aveva dichiarato il clochard in alcune interviste. Il suo sogno, infatti, era proprio di fare il vigile urbano. E per questa “colpa” l’avevano preso di mira. Gli avevano lanciato addosso sassi e petardi, in più occasioni.
E la notte del 10 novembre gli hanno vuotato addosso una tanica di benzina e gli hanno lanciato contro un fiammifero. Lui dormiva ignaro sulla sua panchina. Andrea Severi è tuttora ricoverato all’ospedale di Padova con ustioni di secondo e terzo grado su metà del corpo. Ha subito un trapianto di pelle, il primo di una lunga serie e dovrà restare restare in ospedale per altri 2-3 mesi. È sempre rimasto cosciente, eppure non ha mai voluto parlare dell’episodio né con la polizia, né con i giovani della Capanna di Betlemme, costola della comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, che aiuta i senza fissa dimora. Ancora è sotto choc, ma questa ritrosia fa parte del suo carattere.
«I quattro arrestati – racconta Nicola Vitale, capo della Mobile della Questura di Rimini - hanno iniziato a preoccuparsi quando hanno letto sui giornali che la polizia era sulle tracce di un gruppetto. Avevamo stretto il cerchio delle indagini, abbiamo intercettato le loro conversazioni al telefono».
Subito hanno negato poi hanno confessato, ascoltando il contenuto dei loro dialoghi, metà divertiti e altrettanto preoccupati. Niente di politico, solo divertimento e ritorsione contro chi aveva a cuore l’ordine pubblico di Rimini, pur essendo un barbone. «Sono qui per lavorare, dò una mano ai vigili urbani. Mi piacerebbe fare un lavoro come il loro». Severi aveva quest’utopia nel cassetto. «Ho perso mio padre, che portava i tir, e mia madre. Ero venuto in Romagna per lavorare».
I ragazzi che hanno perso la testa sono Alessandro Bruschi, 20 anni, barista; Enrico Giovanardi, 19, perito chimico che stava facendo tirocinio; Fabio Volanti, 20 anni universitario e Matteo Pagliarani, 19 anni, elettricista. Tutti vivono in famiglia.
Le indagini sono partite dalle testimonianze di alcuni cittadini: uno aveva segnalato una macchina con la targa contenente una G; altri avevano ascoltato discorsi di un gruppo di giovani che, in un bar del lungomare, pianificava l’aggressione.
Ieri mattina i quattro sono stati prelevati dalle loro abitazioni e accompagnati in questura. Per l’agguato si erano fatti riempire di benzina una tanica di vetro da un distributore. Sarebbe stato il barista Alessandro Bruschi ha versare il liquido infiammabile. E mentre il barbone si contorceva tra le fiamme, loro sono scappati.
Il procuratore di Rimini Franco Battaglino insisterà per l’accusa di tentato omicidio e non di lesioni volontarie per un’indagine portata avanti dall’ispettore capo Luciano Baglioni, uno dei due investigatori che svelarono la verità sulla banda della Uno Bianca. Il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli chiede di restare accanto alle famiglie dei giovani: «Severi non è l’unica vittima. Sono ragazzi della porta accanto, la loro azione è stata determinata dal nulla. E questo spaventa molto di più di ogni altra cosa».
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Commenti inseriti 14 — pagina 1 di 2
Abito a Rimini e sono ovviamente sconcertata da ciò che è accaduto perchè è un segno di come si possa essere "normali" e perversi contemporaneamente; ma mi disturba ancora di più una specie di omertà che si respira nei media. Non è stato certo così per l'omicidio, a Roma, della Sig.ra Reggiani; allora i mezzi di informazione ne hanno dato grande risalto. Per quale motivo c'è questo "disinteresse" dei mezzi di informazione? Non è forse un caso clamoroso come quello di Erika ed Omar o di altri episodi che sono stati uno specchio della nostra società? Anche questo è un caso "clamoroso" che merita una riflessione approfondita, ma pare un caso scomodo. Mi piacerebbe altre opinioni.
(continua) Segnalo a questo proposito il ruolo svolto a Rimini da due quotidiani, sempre presenti sui tavoli di ogni bar della città: "Il Resto Del Carlino" e "La Voce di Romagna". Validissimi strumenti di omologazione sociale più che di informazione, cassa di risonanza per le istanze dal più bieco egoismo di provincia, promuovono l'indifferenza sociale - l'acido che scioglie la società civile - fomentando l'odio verso gli immigrati, i rom, i "clandestini", i clochard, e chiunque sia debole e non in grado di difendersi. I cittadini, secondo questi quotidiani, dovrebbero compattarsi attorno alle esigenze dei commercianti e attorno all’altare della chiesa, guidati dalle parole – molto spesso strumentalizzate - del Papa o del Vescovo. Questo è il pane di cui ci cibiamo noi riminesi; se poi qualcuno esagera un po’…ci stà...
Vivo a Rimini, e la reazione dei riminesi di fronte ad atti di violenza e intimidazione è quasi sempre l'indifferenza. Anche stavolta, la città non è attonita: è assolutamente indifferente.
Questa è la notizia, questo il fatto veramente grave che non viene rivelato dai media.
Perchè le cose stiano così, e chi lo voglia... ognuno avrà le sue risposte. Io la penso così: nel nostro Paese è in atto un processo di standardizzazione sociale (cioè del voto politico) che prevede, se non l'azzeramento, l'allontanamento di chi non è socialmente conforme.
X il Messaggio di Carla,
hai perfettamente ragione, te lo dice un neo-papà che spera di farcela a crescere mio figlio, con quei valori basilari, a diventare una brava persona. Il problema che in Italia si fanno pochi figli e quei pochi che ci sono sono dilaniati dalla droga commettendo cose perdonabili fino a quando il loro cervello, ripulito, sia convinto che il gesto fatto sia convertito in un'azione buona.
Il gesto compiuto dai 4 giovani non deve rimanere inascoltato, in quanto rispecchia il degrado morale e psicologico della ns società attuale, aggravato e infettato dalla Cocaina che sta devastando i cervelli di tanti giovani ignari delle conseguenze. Le famiglie dei ragazzi indagati, devono sentire la ns vicinanza visto che buona parte delle gesta arriva attraverso una mala informazione e dalla TV spazzatura che butta nell'arena tantissime schifezze ecc ecc. Vicinanza al barbone bruciato e che si riprenda presto, commosso dalla sua vicinanza, a noi Vigili Urbani.
Considero queste persone utilissime per tante cose e credetemi in certi casi, se non ci fossero loro, molti problemi non sarebbero risolti.
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