IL PRIMO affondo era arrivato dal senatore Egidio Banti (Pd): irritato dall’invito al laicissimo Piergiorgio Odifreddi all’VIII edizione del premio “Exodus”: un affronto – aveva tuonato - sia per gli ebrei che per i cattolici. Ora il centro destra (An, Fi, Città Ideale e Lega Nord) minaccia “lettere di protesta all’ambasciatore di Israele e al presidente delle comunità israelitiche italiane”. Definisce la scelta “scellerata e immotivata”, stante l’assoluta “incoerenza fra la natura storica dell’iniziativa e le competenze del professore di matematica”. E un’offesa “inaccettabile per la nazione ebraica”. Sotto accusa alcuni giudizi forti di Odifreddi (”Israele è oggi uno Stato fascista”).
Con un sillogismo, il centro destra ritiene che portando Odifreddi ad Exodus, si muterebbe il soprannome di Spezia “Porta di Sion”, per l’aiuto ai profughi ebrei, a “Porta di uno Stato fascista”. Da qui la richiesta al sindaco di “bloccare lo sconcio per evitare una colossale brutta figura di dar parola a un antisemita dichiarato, in un evento pubblico in cui si celebrano i rapporti con il popolo di Israele”. Se così non sarà, i tre partiti ricorreranno ad interrogazioni parlamentari, oltre a sollevare il caso in consiglio comunale, lunedì sera.
Soffia tempesta sulla quattro giorni promossa da Comune e Istituzione Culturale, presentata ieri a Palazzo Civico dal sindaco Massimo Federici e dal presidente dell’Ic, Marco Ferrari. «Siamo una città nata dall’incontro fra culture, è bene che ci sia dialogo fra laici e religiosi, fra cattolici, ebrei, e non credenti», hanno detto .
Lo stesso rabbino Croccolo, ieri, ha invitato alla distensione: «Se vogliamo la pace, se crediamo nel dialogo, l’incontro all’altro deve essere aperto: e senza pregiudizi».
Il premio Exodus 2008 andrà a Daniel Oren e Corrado Augias, di origini ebraiche, “intellettuale libero e intelligente”, a Gualtiero Morpurgo e Mario Pavia, novantenni, ingegneri, costruttori delle navi “Fede” e “Fenice”, salpate dal molo della Spezia per la Palestina l’8 maggio 1946: con il carico di ebrei scampati ai lager. Due uomini di “coraggio e dignità, che contribuirono a salvare migliaia di profughi”, e furono premiati nel 1992 dal Primo Ministro Isrealino Rabin con la medaglia d’oro per l’aiuto prestato all’immigrazione ebraica. Il premio si aprirà con gli incontri fra intellettuali (fra i quali il contestato Odifreddi) dal 15 al 18 ottobre al Civico: fra gli ospiti, Moni Ovadia, Tahar Ben Jelloun, Marco De Paolis, Luigi Faccini, Elena Lowenthal, Germano Maccioni, Gualtiero Morpurgo, Piergiorgio Odifreddi, Mario Pavia, Alessandro Piperno, Marina Piperno, Roberto Piperno, Alessandro Pizzorusso, Adriano Prosperi, Lidia Ravera, Bruno Segre. Fra gli eventi collaterali, il 15 alle 21 Moni Ovadia, il 16 al Nuovo il film di Germano Maccioni sulla strage di Marzabotto e i processi spezzini, il 18 alle 10,30 il film “Il pane della memoria” di Luigi Faccini, prodotto da Marina Piperno, e alla sera alle 21,15 il concerto al Civico di Daniel Oren e Paolo Restani. Rinviato il teatro della Fura dels Baus. Info: www.laspeziacultura.it.
FERARI E CROCCOLO NO ALLE PREGIUDIZIALI
«Il premio Exodus non deve avere pregiudiziali o censure preventive; deve lasciare libertà a tutti di esprimersi, di confrontarsi». È la risposta del rabbino Aaron Croccolo e del presidente dell’Istituzione culturale Marco Ferrari, alle accuse in merito all’invito al premio Exodus dell’intellettuale Piergiorgio Odifreddi. L’attacco del senatore Pd Egidio Banti e del centro destra spezzino, che ritengono incompatibili Exodus e Odifreddi, non è condiviso: «Il 22 aprile 1946 sul Molo Pirelli della Spezia si celebrò il Pesach, la Pasqua ebraica - ricordano - pronunciando la tradizionale frase `chi ha fame entri e mangi, chi ha sete entri e beva´. Entrarono migliaia di ebrei, cristiani, atei, sindacalisti, portuali, partigiani. Non c’era distinzione di razza o di religione, prima della partenza delle navi `Fede´ e `Fenice´. Vogliamo che quel clima continui: con un formidabile contenuto di tolleranza, una palestra di idee in cui confrontarsi senza pregiudizi». Croccolo e Ferrari non vogliono etichette e non vedono niente di male nell’invito a Odifreddi. «Il Premio è stato sino ad oggi lontano dalle polemiche politiche spicciole, ha volato all’altezza delle grandi idee, confermandosi un terreno di convivenza, di pace, di solidarietà, un incontro tra culture e religioni, credenti e non credenti. Così deve continuare a crescere».
ODIFREDDI: CI SARO’, LE POLEMICHE SONO DIALETTICA
«Certo che andrò alla Spezia al Premio Exodus. Ci mancherebbe altro. Non è la prima volta che sono al centro di una polemica: del resto se si prende una posizione, ci si attende che possa soddisfare qualcuno e non qualcun altro. È parte della dialettica». Piergiorgio Odifreddi è sereno, anche di fronte alle polemiche politiche legati alla sua presenza al premio. «L’invito al premio mi ha fatto molto piacere, perché è un evento che apre al dialogo, all’incontro fra culture diverse - spiega -, è la dimostrazione di un ecumenismo vero e non di facciata. Trovo giusto che si mettano a confronto idee diverse, e che ciascuno stia a sentire gli altri. Credo che chi mi contesta abbia focalizzato la sua attenzione su alcune dichiarazioni estrapolate da interviste. Le parole prese così possono essere radicalizzate e distorte. Credo che chi ritiene di dissentire dalle mie posizioni potrebbe ben ascoltarmi, per meglio giudicare il mi pensiero, prima di dire sì o no». Di sé Piergiorgio Odifreddi dice: «dal punto di vista religioso sono ateo, dal punto di vista politico sono di sinistra, se oggi in questo paese ha ancora un senso essere di sinistra. È chiaro che chi è credente non mi veda di buon occhio, sia della Margherita o della destra. Del resto mi stupirebbe e mi dispiacerebbe il contrario». «Non sono antisemita - aggiunge -; nei tempi moderni, in parte in modo anche giustificato, si tende a semplificare. È un errore. Ci sono tre tipi di giudizio possibili sull’ebraismo: c’è una religione, c’è un popolo, e per fortuna oggi non si parla più di razze, e c’è un governo. Io mi sono espresso sull’aspetto politico del governo, che è cosa ben differente rispetto alla religione e alla cultura, al popolo».
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