Difficile immaginare il bianco candore delle Alpi Apuane macchiato dal sangue della tragedia. Eppure la catena montuosa che si può ammirare anche dalla Spezia sta diventando sempre più spesso una trappola mortale per troppi escursionisti. Gli incidenti di domenica, in cui hanno perso la vita lo spezzino Nelmo Cagnoli di 57 anni e il fiorentino Lorenzo Banci di 29, hanno ancora una volta listato a lutto il mondo dell’escursionismo. E ieri un bimbo di 10 anni di Massarosa ha sbattuto contro un albero ed è morto a Castiglione Garfagnana, sul versante settentrionale delle Apuane, scivolando giù per una lastra di ghiaccio vicino al paese. Le tragedie che si consumano troppo frequentemente sulle Apuane (sei morti nell’ultimo mese) sollevano allarmi e nuove proposte legate alla sicurezza. Una soluzione potrebbe essere quella di impedire la salita verso le vette più pericolose.
L’ipotesi, però, non trova d’accordo Davide Battistella, delegato provinciale del Soccorso Alpino e Speleologico ligure: «Bloccare le salite stride con la filosofia alpinistica. E poi sarebbe come chiudere le autostrade perché ci sono troppi incidenti stradali. Piuttosto bisogna puntare sull’informazione e sulla formazione». Già, la formazione. «Negli ultimi anni - prosegue Battistella - sono cresciute a livello esponenziale le persone che salgono sulle montagne e che si tuffano nella natura. Mi viene da pensare all’escursionismo, all’alpinismo, al torrentismo, ma anche agli speleologi e a chi si lancia con il parapendio. Un fenomeno positivo, ambientalista e naturalista, ma bisogna fare attenzione perchè stanno proliferando associazioni improvvisate e troppa gente si avvicina ancora alla montagna senza partecipare ad alcun corso di formazione».
Basti pensare che nel 2008 il Soccorso Alpino della Spezia ha compiuto novanta interventi per assistere escursionisti caduti sui sentieri delle 5 Terre e del Parco di Montemarcello. Sentieri non particolarmente insidiosi. «Certamente le Alpi Apuane sono molto più infide - spiega Battistella -, ma chiunque si metta in moto lungo un sentiero deve farlo con l’abbigliamento più indicato. Invece purtroppo la gente improvvisa. Mi preoccupa, per esempio, il caso della diffusione delle ciaspole, le vecchie racchette: una volta alla Spezia non si sapeva neppure cosa fossero. Oggi invece le trovi sugli scaffali di ogni rivenditore di materiale sportivo. Così il principiante le indossa al Cerreto pensando che possano funzionare come i ramponi e appena trovano il ghiaccio scivolano via sbattendo contro gli alberi».
Battistella spiega le insidie che presentano le Apuane in questi giorni: «Si tratta di montagne con cambi di tempo repentini: in poche ore si passa dal libeccio al vento di tramontana con conseguenze immaginabili. A dicembre ci sono state abbondanti nevicate, alla fine dell’anno la temperatura si è alzata, mentre a Capodanno è soffiato un vento di bora che ha ghiacciato tutto. I pendii a nord sono diventati pericolosissimi e il Soccorso Alpino aveva puntualmente comunicato l’allarme. Purtroppo in questi casi se non sei in cordata e inciampi addio speranze. Una volta messo il sedere a terra hai poche probabilità di salvarti, se non riesci a impiantare la piccozza sul ghiaccio entro il primo metro di scivolata. Spesso neppure gli alpinisti più esperti riescono a salvarsi».
Insomma il rischio sembra far parte del gioco. «Ci sono elementi oggettivi che prescindono dal fattore umano: slavine, scarica di sassi o fulmini. Diversamente ci sono rischi soggettivi che dipendono dalla preparazione, dall’attrezzatura o dalle distrazioni. E qua entra in gioco la preparazione. Il consiglio è quello di affidarsi sempre a guide alpine durante le escursioni e partecipare a corsi di formazioni».
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