Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 09/02/2010 h.10:48

Muore straziato dal muletto portacontainer

22 gennaio 2009
  | Alessandro Franceschini

Uno, forse, non si è neppure accorto di morire; e forse l’altro non si è accorto di aver ucciso il suo collega. Quando, da una vicina bettolina attraccata al molo, un lavoratore portuale ha suonato una sirena per segnalare il pericolo, oramai era troppo tardi. La tragedia si era già compiuta. Giuliano Fenelli, 50 anni da pochi giorni, sposato e padre di un figlio adolescente, era rimasto schiacciato da un carrello trasportatore. Lo ha travolto un “muletto”, una montagna semovente del peso di alcune tonnellate, che stava spostando coils, grossi rotoli di lamiera, da un magazzino del molo Garibaldi, nella parte vecchia del porto spezzino. Forse stava parlando al telefono Giuliano - il cellulare è stato trovato a terra, accanto a lui - e, girato di spalle, non si è accorto che il muletto, in retromarcia, gli stava andando addosso. Non ha sentito il cicalino annunciare il pericolo. Uno che lavora in porto da anni è abituato oramai a quei suoni, a quei rumori che per un altro sarebbero infernali. E così una ruota alta quasi due metri lo ha preso in pieno alla gamba destra e lo ha trascinato giù, distruggendo la sua vita all’istante e gettando nella disperazione almeno due famiglie.

Sì, perché oltre a quella di Fenelli, la tragedia è piombata anche nell’esistenza di Valter L., 54 anni, di Vezzano Ligure, il conducente del carrello trasportatore che ha travolto e ucciso l’amico. Sotto choc e sconvolto subito dopo l’incidente, chissà quante volte rivivrà quest’incubo nella sua mente. E per lui è in arrivo anche l’accusa di omicidio colposo, come se fosse l’unico e solo colpevole. «Un atto dovuto», confermano gli inquirenti che hanno posto sotto sequestro il carrello.

Erano le nove di una mattina livida e grigia, nuvole basse sul Golfo dei poeti, gelo e ira nel cuore dei lavoratori portuali. «Non si può morire così - grida la sua rabbia un lavoratore portuale mentre qualcuno copre pietosamente con un telo il corpo di Giuliano - non può morire così un uomo che si alza tutti i giorni all’alba e si spacca la schiena per poco più di un migliaio di euro al mese, per dare un futuro ad un figlio di 14 anni». Poi prende il viso fra le mani, grosse come badili, e piange senza ritegno. Sono in molti a farlo. I volti duri, intagliati nel legno e nella fatica, di questi lavoratori si rigano di lacrime.

Dolore, lacrime e rabbia. Scene, situazioni, stati d’animo già vissuti tante, troppe volte in passato: Giuliano Fenelli, tecnico addetto ai controlli della movimentazione della Speter, un’esperienza lavorativa ventennale, è il 50° morto sul lavoro in Italia dall’inizio dell’anno. In pieno terzo millennio due lavoratori italiani escono ogni giorno da casa e non tornano più.

«Le morti sul lavoro sono la nostra Striscia di Gaza», dice Bruno Rossi della Rete 28 aprile, legata alla Cgil, uno dei primi sindacalisti a commentare l’ennesima tragedia. Perché se lacrime, dolore e rabbia si ripetono ogni volta, anche le condoglianze e la solidarietà rappresentano un deja vù.

Il sindaco della Spezia Massimo Federici arriva sconvolto: «E’ un nuovo intollerabile tributo di sangue - dice con un filo di voce, scuotendo la testa - Oramai si lavora in condizioni inaccettabili e ci deve essere una, non più rinviabile, assunzione di responsabilità collettiva sul tema della sicurezza».

Poi le dichiarazioni arrivano a pioggia. Rifondazione comunista chiede fatti concreti perché «non possiamo abituarci a queste tragedie». La Cgil parla di «prezzo altissimo che pagano sempre e solo i lavoratori». «Diritto alla salute e incolumità per i lavoratori», reclama Legambiente mentre il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, propone uno sforzo congiunto «affinché tutti questi lutti cessino definitivamente».

«Eppure basterebbe applicare veramente - conclude ancora Bruno Rossi - accordi già scritti. Ma siamo in una logica perversa che pensa solo al profitto e non alla sicurezza, il sindacato è ingessato e i lavoratori sono alla mercé di chi paga meglio».

E mentre la notizia della morte di Giuliano Fenelli travalica la regione, con uno sciopero di 24 ore indetto in tutti i porti italiani, dall’altra parte della Liguria, a Savona, un nuovo incidente sul lavoro, questa volta in un cantiere edile: un operaio di 60 anni stava ristrutturando una palazzina quando è caduto da una scala, rimanendo ferito in maniera molto grave. E’ stato trasferito in elicottero all’ospedale santa Corona di Pietra Ligure.

Intanto, a Spezia, sul molo Garibaldi, sono scomparsi i segni della tragedia. Dove c’era il corpo senza vita di Giuliano Fenelli c’è solo una striscia bianca e rossa, che delimitava la scena del crimine, strappata via. E’ per terra, dentro una pozzanghera, dimenticata mentre poco più in là un Tir accende i motori e porta via un carico di coils. Sembrano proprio quelli che, involontariamente, hanno provocato la morte di un uomo.


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Commenti inseriti 118 — pagina 1 di 13

24/01/2009 20:44 Pietro P, Genova.

3° Parte
Ogni tanto girano il mondo, vedono cosa succede in altri Paesi e capiscono che è sempre di più importante non farsi irreggimentare come pecore nei rituali di trattativa sindacato-Confindustria, ma agire come soggetti in proprio, dotati di professionalità e agenti di produttività, In grado, quindi, di avere potere contrattuale individuale verso l'impresa. Il sindacato continuerà a servire, senza dubbio, per quelli così privi di professionalità da poter essere completamente fungibili. E, soprattutto, finirà l'assurdità tutta e solo italiana di un sindacato che vuol giocare un ruolo politico che non gli compete per nulla.
Quanto alla giustizia, mi sa che non sia di buon gusto parlare, come le BR di "giustizia borghesie" proprio in questi giorni in cui il Sen. Ichino viene apertamente minacciato di morte dalle stesse. Come ha giustamente detto: "In Italia, chi tocca lo statuto dei lavoratori muore." Abbiti cura e non eccitarti troppo.

24/01/2009 20:42 Pietro P, Genova.

2° Parte
Ha avuto il coraggio di farlo ed ha avuto successo. Di lui si ricordano tutti. Lo sciopero di Chicago è solo una nota a pié di pagina nel grande libro della Storia.
Quanto alla scomparsa del sindacato, il discorso è esattamente identico. Le organizzazioni nascono e si sviluppano quando hanno una funzione sociale ed economica; quando la perdono deperiscono e muoiono. Voi conservatori di sinistra mi sembrate la nobiltà francese verso il 1780. Ma come si può pensare, dicevano, che la nostra classe sociale, che ha così ben meritato fin dai tempi di Carlo Magno, che ha sempre assicurato la difesa e l'amministrazione della Francia, possa scomparire? Impossibile! Vedi, mi sa che anche questo non te l'hanno spiegato. Ma non siamo più ai tempi del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Gli operai, oltre ad essere sempre meno, sono un po' più acculturati di cinquant'anni fa.
...continua

24/01/2009 20:40 Pietro P, Genova.

1° Parte
Caro Lorenzo, che ti succede? Hai fatto brutti sogni stanotte? Perché di solito inizi ad essere un po' più, come dire, neuronalmente accaldato, verso il tardo pomeriggio e non di mattina. Riguardati, ragazzo mio.
Circa la questione di Ford e delle 8 ore, vedo che nessuno ti ha ancora spiegato che le grandi innovazioni normalmente NON compaiono per spinte dal basso, ma solo quando le condizioni sociali ed economiche sono favorevoli per il loro sviluppo. Per aiutarti a capire meglio, ciò vuol dire che l'azione per quasi trent'anni del sindacato americano nei confronti delle 8 ore non ha portato a nessun risultato tangibile perché né la società né l'economia americane erano pronte, per cui sarebbe stato considerato solo una inutile e dannosa fuga in avanti. Nel '14 le condizioni erano diverse ed il genio di Ford ha capito che poteva contemporaneamente fare il proprio interesse e fide lizzare i propri lavoratori.
,,,continua

24/01/2009 20:39 Redazione

Gentile Pietro P,
abbiamo provveduto dopo la sua segnalazione a cancellare l'insulto: di solito lo facciamo, in questo caso ci era sfuggito.

24/01/2009 20:38 Redazione

Gentile Pietro P,
abbiamo provveduto dopo la sua segnalazione a cancellare l'insulto: di solito lo facciamo, in questo caso ci è sfuggito.


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