Troppo lunga per definirla una passeggiata, troppo difficile per chiamarla escursione, troppo particolare per racchiuderla nella categoria dei viaggi. Forse, più precisamente, è un’impresa e allo stesso tempo un’avventura quella che sta compiendo (e vivendo in prima persona) Manfredi Salemme, nato a Portovenere ma abitante a Cogorno, 61 anni (ne compirà 62 il 10 luglio), partito il 6 maggio dalla Liguria, a piedi, con uno zaino di 20 chili sulle spalle per raggiungere la Sicilia, Erice in particolare, percorrendo tutta lo dorsale appenninica.
Salemme è appena al 20% del suo percorso totale di 1.700 chilometri. Da pochi giorni è entrato in Umbria. Ma la sua non è una corsa contro il tempo. «Dovrei arrivare a Erice tra il 2 e il 10 agosto dopo tre mesi di viaggio – racconta, raggiunto telefonicamente sul cellulare - Sto bene e, imprevisti del tempo a parte, dovrei aver superato la parte più difficile del Cerreto e dell’Abetone, con rocce, neve e anche pioggia».
Salemme nella tenda dove dorme
Raggiungere la Sicilia a piedi, da soli, attraverso i sentieri, non è come attraverso le strade pedonali. È un susseguirsi di paesaggi mozzafiato, salite impervie e discese ripide, attraversando fiumi, monti e valli. Imparando a conoscere se stessi, contando solo sulle proprie forze e conoscenze, facendo tanti incontri particolari.
«L’ultimo – racconta Salemme – l’ho fatto la settimana scorsa, poco prima di entrare in Umbria. A Cerbaiolo sono stato ospite per due giorni di un eremo del 1300, gestito da una suora di ottantatré anni che ha centoventi capre, due cani e un allocco». Salemme non è nuovo a imprese di questo tipo, anche se un tracciato così lungo non l’aveva mai affrontato. «Qualche anno fa, appena andato in pensione – racconta l’ex dipendente del Banco di Chiavari - avevo percorso tutta l’Alta via dei monti liguri perché sentivo di dover provare quest’esperienza».
Salemme col boxer Zac: «Stavolta l’ho lasciato a casa e mi manca molto»
Salemme era andato da Ventimiglia a Casoni di Suvero, nel territorio comunale di Rocchetta Vara. Da lì è ripartito all’inizio del mese scorso per Erice. «Per me si era trattata di una novità assoluta, anche se sono stato per tanti anni il presidente dello Sci Club di Chiavari – spiega - E per i miei cinquant’anni mi ero regalato una nuotata da Rapallo, dove lavoravo, a Chiavari».
E in mare Manfredi dovrà tornare per attraversare lo stretto di Messina. Le pratiche burocratiche per i permessi necessari sono già state avviate. «Ci penserà l’Admo che mi accompagna in questo mio viaggio – spiega Salemme – e di cui mi sento, in un certo senso, ambasciatore. Nel mio percorso ho incontrato anche varie scolaresche, oltre che moltissime persone. Parlo con tutti, do del “tu” a tutti e a tutti racconto le finalità dell’associazione».
Ma l’avventura di Salemme ha anche uno scopo scientifico. Viene, infatti, monitorato costantemente, attraverso speciali apparecchi, dall’Università di Verona, non solo da un punto di vista fisico, ma anche psicologico. «Per questo ho con me un computer portatile – racconta - Lì annoto i miei pensieri, le mie emozioni».
Molte sono finite anche sul blog ufficiale di quest’avventura (guyatrekking.blogspot.com, Guya è il nome della nipotina di Salemme). «Ma ora ho smesso di pubblicare – spiega – perché mi è stato spiegato dai docenti universitari che mi seguono che non devo scrivere per gli altri, ma per me».
Il blog, comunque, viene costantemente aggiornato dalla famiglia di Salemme: la moglie Lisa e i figli Massimo e Barbara, che è la mamma di Guya. «In tanti mi dicono che è stata una pazzia lasciarlo andare – racconta la signora Lisa - Ma era una cosa a cui teneva e ho voluto essere sua complice. Andare con lui? Non riuscirei a tenere il suo ritmo».
Salemme cammina tutti i giorni, ogni volta con un traguardo diverso. Finché non lo raggiunge, non interrompe la marcia. In genere dorme in tenda (a volte anche in agriturismi), si nutre di barrette perché sono più energetiche, ma quando può non disdegna un piatto abbondante di pasta (o riso) e una birra. Il viaggio, però, è ancora lungo. E Salemme ha molti chilometri da percorrere.
«Io penso, rido e piango da solo – sottolinea - Sto riscoprendo me stesso e non è solo un modo di dire. Mi fa piacere che si parli di me e dei valori dell’Admo. La montagna ti insegna a essere determinato, ma umile. A essere attento, a non distrarsi, perché anche un minimo sbaglio può costare una caduta o un errore sulla strada da prendere, con conseguente perdita di tempo». Avanti con tenacia e giudizio, dunque. In attesa che questa storia diventi anche un libro. «L’idea c’è – chiude Salemme - Se trovo un editore, ho già moltissimo materiale».
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Commenti inseriti 2 — pagina 1 di 1
una grande avventura ...complimenti..noi marciatori nei sentieri proviamo emozioni forti...ma questo itinerario è straordinario davvero.. In bocca al lupo!!
Grande...anche io quando e se un giorno sarò in pensione....
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