Ormai la sua era divenuta una vera e propria sfida all’alta cucina italiana: mangiare a sbafo nei migliori ristoranti italiani. E riuscire a farla franca. Enrico Brun, 52 anni, di Lucca, alla fine è caduto in trappola. Colpa del web e della fitta rete di legami e amicizie che unisce il mondo dei fornelli stellati. Ieri mattina il cinquantenne toscano è stato condannato a due mesi di reclusione per insolvenza fraudolenta. In tribunale a Chiavari (nella foto a fianco) il caso all’esame del giudice Roberto Carta era quello avvenuto a Conscenti di Ne, ai danni dell’Antica Trattoria dei Mosto. Lì, l’uomo, assieme a una compagna, cenò spendendo 112 euro. Al momento di pagare, però, scattò la “fregatura”: «Il bancomat non funziona, abbiamo pochi contanti, ci sdebiteremo (e vorremmo ben vedere, avranno pensato i titolari del ristorante; ndr), prenotiamo già per la prossima settimana così saldiamo tutto in un conto unico. E nel frattempo acquistiamo, in contanti, una bella bottiglia di vino...». Inutile dire che il nome lasciato si rivelò bell’e falso, il numero di cellulare risultò inutile e il telefonino squillò a vuoto per giorni interi. A distanza di qualche mese, i titolari dell’Antica Trattoria dei Mosto, ieri assistiti dall’avvocato Andrea Gotelli, erano sembrati volersi rassegnare a non vedere mai più quei 112 euro. Brun, nel frattempo, continuò invece a frequentare ristoranti e bistrot, gabbando altri artisti delle pentole. Fatto sta che, non si sa se prima o dopo il “colpo” a Ne, un giorno i ristoratori della val Graveglia incapparono in una e-mail di allerta diffusa nientemeno che dallo chef milanese Claudio Sadler che raccontava d’essere stato a sua volta ingannato e ripercorreva, praticamente usando le stesse parole, la “fregatura subita”. L’allarme corse veloce sulle pagine web. Fino alla definitiva identificazione di Brun. Il cinquantenne toscano ieri è stato condannato per la frode di Ne, con evidente soddisfazione dell’Antica Trattoria dei Mosto. Non tanto per la pena comminata, quanto piuttosto per l’avvertimento lanciato a tutti i “furbetti” che circolano per ristoranti. Così ora, come recita un vecchio adagio, a Ne per colpa di qualcuno... non si fa credito a nessuno.
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