Berlino. Nostalgia dell’Est, o meglio “Ostalgie”, come la chiamano quei tedeschi che hanno ancora qualche rimpianto della vecchia Ddr. Più che la Germania comunista, però, si rimpiange il tempo che passa, da qualunque parte del muro si sia vissuto. E allora, per non tornare indietro del tutto, che non è il caso, meglio far rinascere i simboli della propria gioventù. Ovvero: si stava peggio quando si stava peggio. Ma vuoi mettere quanti ricordi a bordo della cara vecchia Trabant? Resuscitiamola. E così sia. Ci siamo passati tutti, o ci passeremo: i nostri genitori hanno provato a convincerci che i Bee Gees o Boy George sono meglio dei Pearl Jam solo perché a riascoltare le loro canzoni si rivedono con trent’anni di meno. Noi stessi andiamo in sollucchero per le repliche di vecchi telefilm come Happy Days e i Jefferson tra gli sguardi allibiti di chi ha dieci anni di meno e pensa che come X Files non ce n’è: e già è spuntato Friends. E poi Lost, e Dr. House. La Trabant, come tanti altri simboli dell’era comunista, era - ed è - semplicemente un pezzo, consistente, di vita vissuta.
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| Una Trabant festeggia la riunificazione delle due Germanie] |
A Berlino e dintorni le hanno comprate, smontate, modificate, pitturate, guidate con gli amici, provate con la fidanzata. Era brutta (la Trabant, la fidanzata non so) ma di quel brutto che non può non piacere: affidabile, affidabilissima. Snobbata a Occidente, ma amata in patria - dove tuttora viene confidenzialmente chiamata Trabi - l’automobile dell’Est veniva prodotta dall’anonima Veb Sachsenring Automobilwerke di Zwickau. Lì, per costruirla, si sopperiva alla mancanza del costoso acciaio con il Duroplast, un materiale contenente resina rinforzata con lana o cotone. Sembrava una barzelletta a chi, guidando magari una Mercedes, ne veniva a conoscenza da Oltrecortina. Poi cadde il Muro e la Trabant si prese la sua rivincita sbaragliando veicoli molto più noti in un particolare crash test, “la prova dell’alce”: una prova di stabilità condotta effettuando una sterzata brusca come se si dovesse evitare un animale che attraversa la strada all’improvviso. Il Duroplast era duro davvero, e la Trabant superò la prova a pieni voti, mentre - per dirne una - la Classe A della Mercedes ebbe, almeno inizialmente, qualche problema. Nonostante questo, il settimanale Time mise la Trabant tra le 50 auto peggiori della storia. Di sicuro non chiesero pareri in Germania, dove l’amore col passare degli anni è aumentato: c’è però chi, entrando nei negozi di souvenir berlinesi pieni di gadget firmati Trabant, sostiene che i tedeschi hanno semplicemente trovato un modo per spillare soldi ai turisti, dando la patente di mito a una sorta di cassonetto della spazzatura col volante. Tanti, perfino troppi, se si guarda bene la vecchia Trabi, non sono affatto d’accordo e si battono per tenere alto l’onore dell’auto del popolo (in contrapposizione con la Wartburg, più costosa e ricercata, di fatto appannaggio solo della classe dirigente). Decine e decine di fan club, circoli, esibizioni, passerelle e gare: tutto pur di tenere allenati i motori ormai stanchi della Trabi.
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| Un raduno di Trabant |
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Commenti inseriti 60 — pagina 1 di 7
Ed io mi complimento con l'amministratore del Bee Gees Italy che, quando non gli conviene, preferisce anch'egli defilarsi; nonchè per la cancellazione di certi miei interventi, evidentemente scomodi. Ma che tenesse banco a certi personaggi, in cambio di qualche foto, davvero non me l'aspettavo neppuro io.
Gentile Giuseppe_54,
il collega Scarcella ha già ampiamente risposto. Non potrebbe far altro se non riproporre il suo pensiero.
Mi complimento con la redazione per la censura del mio messaggio di ieri indirizzato al sig. Scarcella che quando non gli conviene, evidentemente, preferisce defilarsi, ma che lo facesse pure la Redazione davvero non me lo aspettavo
Sig. Scarcella
questa è ovviamente l'ultima volta che la invito a rispondermi.
Se non lo farà, lei avrà dimostrato di sentenziare sui Bee Gees per sentito dire e pertanto di non avere argomenti per controbattere alle mie obiezioni.
Mi auguro, per lei, che questo le serva di lezione per evitare, la prossima volta, di parlare su cose che sconosce.
Quello di tirare il sasso e ritirare la mano non è un comportamento da giornalista. Ci rifletta su.
C'è per caso un volontario che possa tradurre al caro MaxGibb la parte di intervista di Barry Gibb riguardante i Coldplay e il loro leader (Chris Martin)?; che, poverino, da solo non ce la fa?....a farcela?
http://www.brothersgibb.org/news.html
Avanti, dai, su: diamogli una mano.....eh eh.
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