Cemento, tondino di ferro, mattoni, i muri perimetrali già innalzati e il capomastro Oliveira Manuel che si danna, «vamos!», per finire la nuova scuola entro Natale. Ora i bambini di Malangute studiano sotto i tetti di frasche delle palhotas, pareti di vento e pavimento di sabbia, e dalla sabbia saltano fuori le pulci che fanno il nido sotto la pelle. Piaghe tremende. Qualche volta scivola un serpente, fra i tronchi di legno, e se è un mamba e morde una caviglia si libera un posto in classe.
La nuova scuola di Malangute avrebbe potuto già esserci, ma tre anni fa c'era chi si comprava la Porsche con i soldi destinati ai bambini del Mozambico. Gli appartamenti. I prodotti finanziari. Il Centro di cooperazione e sviluppo di Genova (Ccs) che gestiva la solidarietà fu travolto da uno scandalo enorme, un'ondata di indignazione che avrebbe affondato una banca d'affari. E invece. Buttati fuori i personaggi rinviati a giudizio per appropriazione indebita, e insediato ai vertici dell'istituto un presidente di garanzia come il giudice della Corte Costituzionale Fernanda Contri, l'Italia è tornata a fidarsi della più importante organizzazione di sostegno a distanza (una volta si chiamavano adozioni, ma non è corretto) che non dipende né dalla Chiesa, né da un partito, né da un sindacato. Una rendicontazione maniacale, la certificazione di qualità Iso 9001 richiesta e ottenuta, l'introduzione di regole di comportamento severissime e una miglior selezione e formazione del personale, al quale vengono chiesti risultati concreti in tempi certi, hanno convinto 15 mila italiani (2700 liguri) a fidarsi ancora.
Per controllare se la rinnovata fiducia è meritata il Secolo XIX ha risalito la strada Nazionale Uno del Mozambico, da Maputo a Vilankulos, per inoltrarsi poi nella savana. Perché a Malangute, Mungonze, Muahasse, Macunhe, Muchua che sono villaggi sperduti fra palme e baobab, in fondo a piste di sabbia rossa o bianca, fra grida di falchi e barriti di elefanti, nessuno può denunciare truffe o corruzioni. O insorgere se una scuola promessa rimane a metà, e magari un bambino muore morso da un serpente che si è infilato sotto il banco.
«Vamos!», ride Oliveira Manuel, «adesso non rubano più». Controlliamo. Sono già state ultimate le aule, gli uffici della direzione, i tre bagni, persino lo sgabuzzino della cancelleria. Ieri hanno scavato il fosso per la cisterna dell'acqua. Tira un vento che porta via e non si può neppure giocare a pallone, nel grande spiazzo di sabbia gialla: ma Orlandinho Simiao Matsinhe è contento perché può sognare, tra una raffica e l'altra, di «fare l'autista quando sarò grande». Sarebbe il riscatto, Orlandinho al volante del bus, per tutti quei ragazzini che sul bus non salgono neanche come passeggeri: e quando lo fanno è per andare a Maputo, destinazione la discarica comunale, dove i camion della spazzatura vengono prima depredati dagli uomini, poi dalle donne e infine dai più piccoli. Quando li vide, si commosse anche Veltroni.
Orlandinho è sostenuto a distanza dalla signora Clara Negro di Campomorone, mamma due volte che ha scelto di avere un figlio in più: «Lo ammetto, all'inizio l'ho fatto per scaricarmi la coscienza». Venerdì, ai microfoni di Radio 19, gli ha parlato in diretta ed è scoppiata in lacrime per l'emozione.
Malangute non è un villaggio vero e proprio, ci sono la scuola e le capanne dei professori che abitano a Vilankulos, dormono lì tutta la settimana e tornano a casa per il week-end. I bambini arrivano a piedi percorrendo ogni giorno anche tre o quattro chilometri. A mezzogiorno mangiano una pappa di soia regalata dagli americani (transgenica? Il sospetto c'è) e a sera nulla. Eppure non sono macilenti, anzi ostentano salute, sono puliti e controllati dai medici, si vede che stavolta gli aiuti arrivano davvero.
Uno pensa: è facile. E invece bisogna avvicinarsi ai villaggi in punta di piedi, con umiltà, con rispetto. A Malangute hanno dovuto attendere, prima di iniziare i lavori della scuola, che il capo del villaggio stabilisse il momento adatto. Formule propiziatorie, tre bicchieri di vino a bagnare il terreno e il resto del bottiglione a diffondere allegria.
Massungue dista da Malangute poco più di cento chilometri: ma almeno venti sono pista di sabbia che diventano sentiero fra palme e laghi salati, greggi di capre, stormi di tortore in balia del vento che due anni fa distrusse interi villaggi, e scoperchiò scuole oggi ricostruite dal Ccs. A Massungue il capo del villaggio, che chiamano regolo con un nome che ricorda e legittima la maestà, è un signore vestito di nero e ocra che non parla portoghese. Meglio: sa dire «estou bem, obrigado», ma si vede che predilige altri linguaggi. Anche per ringraziare. Mangia un golosissimo pollo con riso e feijoada, ha dita nerissime e magre, guarda con occhi che raccontano cinquant'anni di vita trascorsa ai margini del mondo. «Siamo sicuri?», si chiede l'uomo del Ccs che vive a Vilankulos.
In Mozambico l'aspettativa di vita è 42 anni, ci sono 140 mila bambini ammalati di Aids su 21 milioni di abitanti, l'accesso all'acqua in campagna è limitato al 26% della popolazione. «E tuttavia, se riuscissimo a fare arrivare la rete idrica in questi villaggi, siamo sicuri che faremmo del bene? Al pozzo la gente si parla, tesse una serie di relazioni sociali che diventano mutuo sostegno, rapporti umani più intimi Con l'acqua corrente cambierebbe tutto, e chissà se in meglio».
Aiutare i bambini senza incrinare equilibri fragilissimi, ecco la scommessa del nuovo Ccs. Che ha chiesto ai "genitori a distanza" il sacrificio più grande che una donna o un uomo possano fare, amare un bambino senza dire «è mio». Lo è comunque Dario Jeremias Rimango, 11 anni, per l'infermiera di Imperia Marina Corradi che tiene la sua foto sul comodino e dice «vorrei conoscerlo», e chissà che un giorno non possa fare un viaggio in Mozambico. Lo è Sinoca Raul Massingue, 12 anni, per Isidora Di Pietro di Genova che lavora come segretaria in uno studio legale e dice «vorrei dare di più, ma non posso». Lo è Claudia Zacarias Chiruque, 8 anni e i piedini devastati dalle pulci, per Manuela De Rosa ancora di Genova che chiede «cosa posso fare, per lei»?
Continuare così. Claudia è una bambina bellissima e viene curata come si deve, guarirà: anche se oggi per non mancare all'appuntamento con mamma Manuela attraverso Radio 19 si è fatta due chilometri a piedi, in quelle condizioni, e non doveva.
Pure in futuro i bambini del Mozambico continueranno a scrivere, a Natale, e a mandare la fotografia. Ma la generosità spedita dalla Liguria andrà sempre più al villaggio intero, e sempre meno ai singoli, per non suscitare invidie e non mettere a repentaglio l'equilibrio fragile dei sentimenti. Il regolo non parla, guarda solo, ma sta dicendo che è assolutamente d'accordo.
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Commenti inseriti 2 — pagina 1 di 1
Una bellissima idea, andare a verificare come vengono utilizzati i soldi delle famiglie sostenitrici. Molte altre persone potrebbero decidere di fidarsi e sostenere altri bambini. Visto poi che l'intenzione del servizio non era fare una sviolinata al ccs, varrebbe forse la pena approfondire anche la questione della soia transgenica...
Probabilmente sono ripetitivo mi Congratulo con il SECOLO XIX E con radio 19 Un Giornale Vero è Una Radio Vera Grazie Grazie a TUTTI è un grazie a Tutti i coloro che aderiscono a quesra Lodevole iniziativa
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