A due anni di distanza dalla prima esperienza, si ripete il progetto “Detenuti al lavoro” per favorire il percorso di rieducazione, integrazione e recupero dei detenuti del carcere Sant’Agostino di Savona. L’iniziativa si protrae per tutta l’estate, fino al 13 settembre, e prevede l’impiego di due detenuti della casa circondariale per la pulizia delle spiagge libere del litorale cittadino. Le persone coinvolte sono inquadrate con contratto a tempo e seguite da un tutor dell’Ata: l’azienda municipalizzata. Il progetto è stato ufficializzato con il “Protocollo d’intesa per l’utilizzo in lavori di pubblica utilità di soggetti in esecuzione di pena” redatto dal Comune e firmato dall’assesspre Lirosi, da Isabella De Gennaro. direttrice della Casa Circondariale di Savona; da Luciano Pasquale, presidente della Fondazione Carisa, e da Giovanni Ferro, presidente dell’Ata. L’intervento economico dell’Assessorato e della Fondazione Carisa consente di avere la copertura assicurativa e la retribuzione necessaria per i detenuti che rientrano nell’articolo 21 dell’Ordinamento Penitenziario relativo al “lavoro esterno” e che durante il periodo di svolgimento dell’attività lavorativa godono della piena ibertà.
«Il progetto è stato avviato nel 2006 mentre nel 2007 si è fermato per difficoltà ad inquadrare i detenuti che vi potevano accedere - dice Isabella De Gennaro - quest’anno abbiamo identificato due soggetti che sembravano adeguati , uno dei due è entrato a far parte del programma di reintegrazione quando si trovava ancora in periodo di detenzione, poi è terminata ma continua a farne parte. Durante la detenzione le persone si trovano a fare una revisione critica del proprio passato che può avere una fattualità solo con un’attività lavorativa e di reintegro sociale di questo tipo. Il carcere Sant’Agostino fa parte della città ed è giusto che si mostri alla città stessa. Questa è un’opportunità che denota forte sensibilità da parte dei soggetti coinvolti».
«L’iniziativa presenta molte ricadute positive - dice l’assessore ai Quartieri Francesco Lirosi - per l’amministrazione comunale che si dimostra ancora una volta al servizio di tutti i cittadini, anche quelli più deboli; per l’amministrazione carceraria che opera con vero spirito di recupero dei detenuti; per la Fondazione Carisa che utilizza i propri fondi per uno scopo così nobile; per la città di Savona, oggi volta al turismo che ha così la possibilità di avvalersi di ulteriori operatori impiegati nella pulizia delle spiagge. Infine, cosa di gran lunga più importante per i detenuti che godranno di un parziale reinserimento, retribuito e garantito da copertura assicurativa, nella società civile, a contatto con gli altri cittadini».
La collaborazione tra il Sant’Agostino e la Fondazione Carisa per l’inserimento dei detenuti nel tessuto sociale è già stata intrapresa anni fa e in diversi settori. «Lavoriamo con l’istituto circondariale savonese già da tempo - dice Luciano Pasquale - con esperienze che toccano diversi ambiti. Un dovere sociale oltre che costituzionale che ci auguriamo di portare avanti in futuro».
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Commenti inseriti 6 — pagina 1 di 2
Bene, bene, bene, cominciamo così, perchè il poco si conta, proviamo a seguire questa strada, in futuro si potrebbe pensare anche ai boschi, laghi, torrenti, ecc. che necessitano di una bella pulizia.
Secondo me è molto educativo, non costa quasi nulla, forse il detenuto riesce a meditare su ciò che ha commesso.
Ottima idea, era l'ora.
E' un'ottima idea ... io personalmente lo penso da tanto tempo e non mi so spiegare il perchè non sia mai stata attuata prima. I detenuti, per reati minori naturalmente, andrebbero "impiegati" in lavori del genere, in TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE, in maniera da fornire un valido aiuto alla Comunità a costo zero, e contemporaneamente fargli capire il senso di come si guadagna onestamente il pane quotidiano.
Un plauso di vero cuore all'ideatore di tale iniziativa.
sapete, per caso, se c'era a pulire le spiagge anche il sig. Del Turco?
Ecco una buona iniziativa, ritengo che uno che sbaglia nella vita debba avere almeno un'altra possibilità per riscattarsi, e l'unico modo è quello di aiutarlo a crescere, il carcere deve essere una sorta di scuola di vita e non un luogo dove fare stazionare persone che quando escono sono peggio di prima.
Naturalmente sto parlando soprattutto di detenuti con alle spalle reati di non particolare gravità.
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