Tre rapine in banca in due giorni è una media quasi da Bronx, il celebre e un tempo malfamato quartiere di New York. Si è registrata tra lunedì e martedì in provincia di Savona. Tre colpi a Ceriale, Spotorno e a Varazze. Troppo per non alzare il livello di guardia. Troppi per non inquietare.
L’ultimo colpo è stato registrato ieri all’ora di pranzo alla banca Carige di piazza Dante a Varazze. Mancavano pochi minuti alla chiusura delle tredici quando un uomo di nazionalità italiana, con il volto travisato da cappellino e parrucca, probabilmente non armato (su questo però la scena è stata rapida e i testimoni non hanno fornito un quadro precisissimo), è entrato nella filiale e ha intimato la consegna del denaro. In quel momento in cassa c’erano circa 7 mila euro.
Il bandito ha preso tutto e senza quasi fiatare è fuggito di corsa, facendo perdere le tracce a piedi, senza moto né auto ad attenderlo (a meno che non fossero in un punto meno in vista, magari in qualche strada vicina).
Alla scena hanno assistito spaventati in sette: due dipendenti della banca (la vicedirettrice e un cassiere) e cinque clienti che aspettavano di fare le operazioni allo sportello e sono rimasti immobili e impietriti di fronte alla determinazione del malvivente che ha usato il consueto cliché: «È una rapina: il denaro!».
L’allarme al 112 è arrivato in pochi secondi ma quando i carabinieri di Savona e della Stazione di Varazze sono intervenuti sul posto era ormai tardi per catturarlo in flagrante.
Agli inquirenti non è rimasto che concentrarsi su impronte digitali, testimonianze (identikit) e filmato del circuito chiuso che potrebbe aver registrato alcuni particolari utili all’identificazione del bandito nonostante il volto travisato. Altri casi hanno dimostrato che può bastare anche il tipo di abbigliamento o semplicemente il modo di muoversi per fornire particolari importanti all’identificazione. Ovviamente si deve trattare di recidivi, perché nel caso di rapinatori esordienti, senza precedenti, è impossibile il confronto con altri filmati e quindi il riconoscimento è quasi impossibile.
«Sul tipo di accertamenti che stiamo compiendo non si può dire nulla - è il commento del tenente dei carabinieri Giuseppe De Angelis - anche se il colpo è andato a buon fine, comunque, le recenti tecniche investigative hanno dimostrato che anche a distanza di tempo i responsabili dei colpi nelle banche possono essere smascherati e identificati. Lavoriamo per riuscirci».
La stessa banca varazzina era già stata presa di mira il 23 marzo del 2007 da una coppia di rapinatori. Anche in quel caso il bottino era stato di circa 7 mila euro. Ma ormai - ed è un dato drammatico che la dice lunga sul “momento” e sugli ultimi anni - avere già un precedente specifico per un’altra rapina è un particolare che accomuna quasi tutte le filiali della provincia.
Nello specifico il colpo di ieri alla Carige assomiglia molto a quello del giorno prima al San Paolo di Ceriale (stessa ora, anche in quel caso bandito solitario e con cappellino: bottino 500 euro scarsi), mentre non molto a quello sempre del giorno prima a Spotorno (banca di Novara: in due, armati, hanno preso tutto il contante delle casse - circa 25 mila euro - e poi chiuso i due dipendenti presenti in bagno dopo averli legati fuggendo così con il vantaggio di un allarme alle forze dell’ordine partito solo dopo un’ora quando sono riusciti a liberarsi).
«Nel caso di Varazze - conclude il tenente De Angelis - per fortuna i presenti, ed erano sei-sette compresi i dipendenti della banca, non sono stati neppure sfiorati dal malvivente. Difficile dire se possa esserci un collegamento con le rapine del giorno prima. Come detto siamo indagando a tutto campo».
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