I primari ospedalieri, o almeno una buona parte di loro, sono in rivolta. A distanza di trentasei ore dalle elezioni che hanno portato alla nomina dei direttori dei quattordici dipartimenti sanitari dell’Asl savonese, cominciano ad arrivare le critiche. Anche pesanti, dovute soprattutto al fatto che nell’elezione di quelli che possono esser definiti i “superprimari” dell’Asl ha finito con il contare di più l’aspetto quantitativo dei votanti rispetto alle effettive capacità professionali di coloro che ambivano a ricoprire il ruolo. Uno dei più arrabbiati è senza dubbio Stefano Bosio, direttore dell’unità operativa di traumatologia del San Paolo. «Ho sentito pochi colleghi - esordisce il dottor Bosio - ma so che l’ambiente non è certo dei più sereni. Personalmente credo si sia persa ancora una volta l’occasione per premiare chi veramente lo meritava. Le nomine a direttore di dipartimento sono avvenute tenendo conto dei numeri, della quantità, e non certo delle capacità professionali. E come capacità professionali intendo curriculum, professionalità, numero di interventi eseguiti in carriera, numero di richieste di risarcimento danni ricevute, pubblicazioni scientifiche, partecipazione a congressi e corsi di aggiornamento. Tutto questo non è stato tenuto in alcuna considerazione, ancora una volta come ormai avviene da troppo tempo a Savona e più in generale in Liguria si va avanti con soluzioni che non sono certo a favore dei cittadini e soprattutto dei pazienti». Un giudizio severo arriva anche da Claudio Giberti, chirurgo e urologo tra i più noti e stimati a livello nazionale. «Ancora una volta a trionfare è stata la mediocrità - sottolinea Giberti - a conferma di come si stia andando verso un futuro non certo rassicurante. Sono deluso, e se questa è la situazione futura che si prospetta nell’Asl savonese non esiterò a prendere in considerazione l’ipotesi di proseguire il mio lavoro altrove». Disco rosso ai “superprimari” arriva anche dal primario di pediatria del San Paolo, Amnon Cohen. «Per quanto mi riguarda - spiega Cohen - ho scelto di non candidarmi nella corsa a direttore di dipartimento. Non posso però evitare di aggiungere che non condivido in alcuna maniera le modalità scelte per arrivare alla loro elezione, e cioè attraverso una sorta di elezioni tra i medici. Di fronte alla scelta tra impegnarmi nella campagna elettorale o continuare a svolgere nel miglior modo possibile l’incarico professionale non ho avuto alcun dubbio ed ho ovviamente scelto la seconda cosa. Mi sono messo da parte, perchè ritengo che la scelta fatta con la creazione dei direttori di dipartimento non rappresenti un bene per la sanità pubblica». E sulla stessa posizione si trovano più o meno anche Igor Rossello e Marco Anselmo. «La corsa alla direzione di dipartimento non mi interessava - afferma Rossello - ho molte altre cose da fare per migliorare le prestazioni di chirurgia della mano». «Con le poche forze che ho a disposizione - aggiunge Anselmo - mi è sembrato giusto continuare a riservare tutto il mio tempo e le mie capacità a favore dei pazienti. Non mi potevo permettere di smettere di lavorare o anche solo pensare di lavorare di meno».
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Commenti inseriti 1 — pagina 1 di 1
........avranno di che lamentarsi, ma il Prof.FIBBI è decisamente superlativo...tutta invidia...complimenti prof.
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