«Non è doping, ma solo una leggerezza. Lo ha detto a Sky Tg24 Marta Bastianelli. «Mi sono rivolta a un farmacista per un prodotto che mi aiutasse a drenare i liquidi in eccesso, era un periodo in cui volevo perdere qualche chilo in più - spiega la campionessa del mondo di ciclismo su strada, esclusa dalle Olimpiadi per doping - . Mi sono accertata che i prodotti che metteva il farmacista in questo medicinale fossero leciti e non tra le sostanze vietate del 2008. Sono prodotti molto semplici, ma nel preparato c’era una piccola molecola illecita». La campionessa ha confessato che qualche tempo fa, per non assumere sostanze illecite, si era fatta togliere un dente senza anestesia. «Stampa e media hanno trasmesso questa notizia come se fossi come altri miei colleghi, che veramente hanno fatto uso di sostanze illecite. Mi auguro - ha aggiunto la Bastianelli - di poterne uscire pulita per dimostrare al mondo dello sport che non sono questi i fattori di doping, ma solo una piccola leggerezza per restare in perfetta linea». «Un messaggio al Coni - conclude - è che mi dispiace di tutto ciò e spero che la perizia porti alla verità. Verità che, anche se mi ha lasciato fuori dai Giochi di Pechino, possa farmi rientrare presto in campo».
BALLERINI
Una leggerezza che pesa come una montagna sull’ immagine dello sport azzurro, su quella del ciclismo e di Marta Bastianelli, a 10 giorni dalle Olimpiadi di Pechino. Franco Ballerini, il direttore tecnico generale di tutte le nazionali di ciclismo, sottolinea con decisione che il caso in cui è rimasta coinvolta l’ azzurra campionessa del mondo rientra nel doping, ma non è doping, bensì «una ingenuità compiuta dall’atleta». Non è doping, sottolinea Ballerini perché il prodotto che ha dato la positività della Bastianelli «non è certamente di quelli che aiutano a migliorare le prestazioni. Il doping vero è altra cosa», spiega Ballerini. «È necessario scindere il doping vero da una leggerezza», dice il direttore tecnico. «Ieri ho parlato con Marta, mi ha spiegato cosa è avvenuto: è distrutta, ha ammesso l’ ingenuità compiuta. Nelle sue parole c’era tutto il dispiacere che può manifestare una ragazza che sa di aver compiuto una ingenuita»`. Ingenuita´ e leggerezza che costano tantissimo all’ azzurra che è stata tagliata dalla squadra di Pechino. Tutta colpa del peso da abbattere: le apparivano troppi quei 48 kg da portare in bici. Per questo aveva deciso di assumere dei prodotti drenanti per perdere peso. «Ha fatto un errore, si è fidata delle persone che conosceva, senza considerare che quando siamo atleti sottoposti all’ antidoping prima di assumere qualsiasi tipo di prodotto bisogna rivolgersi a tecnici altamente competenti. Oggi i farmaci che sono inseriti nell’ elenco dei prodotti dopanti sono tantissimi, ma tantissimi sono anche quelli che non lo sono ritenuti ma che possono provocare qualche positivita»`. Insomma, un prodotto per fare pipi´ e perdere liquidi non può essere considerato doping, secondo Ballerini. «Bastava che consultasse i nostri esperti - sottolinea il tecnico - perché in federazione abbiamo consulenti espertissimi proprio per evitare certi rischi. Ripeto, è stata solo una leggerezza, ma oggi purtroppo una positività è uguale all’ altra e quindi è tutto uguale». Ballerini difende la campionessa del mondo e ritenendo quella della Bastianelli un `doping anomalo´ spera che nei confronti dell’ atleta ci sia «clemenza». «Mi auguro che il caso venga esaminato con ragionevolezza. Ci sono casi di doping su cui è giusto essere inclementi, ma in altri è necessario avere un atteggiamento diverso. Quello di Marta credo che sia uno di questi». Ma mentre Ballerini invoca clemenza, l’ atteggiamento del Coni sembra essere orientato all’inflessibilità, come dimostrano le frasi dure del presidente del Comitato olimpico nazionale, Gianni Petrucci («Ci ha tradito»). «Capisco Petrucci e la sua ira - ha detto Ballerini - perché il presidente è uomo che ama lo sport. Credo che le sue frasi abbiano voluto essere una scossa per il nostro ciclismo. Il suo è lo sfogo di uno che vuole tanto bene al suo mondo. Le sue parole sono come la sberla data da un padre per educare un figlio che si ama».
RICCO’
«Sono sereno e tranquillo, con il mio avvocato ho preparato la linea difensiva da seguire. Cosa mi aspetto e cosa dirò non lo posso rivelare adesso. Confesserò l’uso di sostanze vietate? Vedrete domani». Lo ha detto Riccardo Riccò prima della partenza per Roma, dove domani sarà ascoltato dalla Procura antidoping del Coni, che Ettori Torri riunirà nello stadio Olimpico. L’ex leader della Saunier-Duval è stato trovato positivo a un test antidoping durante il 95/mo Tour de France. Non è esclusa la sospensione cautelare del ciclista emiliano, nell’attesa del procedimento. La vicenda finirà comunque davanti al Tribunale nazionale antidoping, l’ex Giudice di ultima istanza.
NUOVO CASO
Ancora un positivo tra i tesserati della Federciclismo italiana: si tratta del giovane emergente Francesco Policante che è incappato in un test effettuato il 13 luglio scorso ai Campionati Italiani Bike Trial di Cantù. Policante è risultato positivo al metabolita di Clostebol.
ORMONE DELLA CRESCITA
C’è anche l’Italia dietro il primo test capace di scovare nelle urine la sostanza dopante più difficile da trovare, l’ormone della crescita. Il nuovo test, realizzato dalla George Mason University della Virginia, dall’industria privata Ceres nanoscience e da una ricercatrice italiana, è al momento allo studio delle autorità sportive americane per essere adottato. E appena validato potrà essere un’arma efficace per la lotta alla sostanza principe del doping, l’ormone della crescita. L’ormone della crescita, detto Gh o anche Hgh (human groth hormon) favorisce il recupero e la crescita muscolare, e persino il test realizzato per l’esame del sangue non sempre riesce a trovarlo, al punto che in nessun atleta famoso è stato riscontrato. In passato la velocista Marion Jones e alcuni giocatori di baseball professionisti hanno ammesso l’uso di questa sostanza vietata. I ricercatori, fra cui l’italiana Alessandra Luchini (che ha ricevuto una borsa di studio dell’Istituto superiore di sanità per questi studi) hanno sviluppato una particella delle dimensioni di un quinto di quelle dei globuli rossi (un millesimo di millimetro) in grado di attrarre, intrappolare e `proteggere´ le molecole di Hgh nelle urine. «Le nanoparticelle sono commercialmente già disponibili, noi abbiamo aggiunto soltanto un’esca, cioè una sostanza che permette loro di riconoscere l’ormone - spiega Luchini - queste particelle, che sono fatte di un materiale simile a quello delle lenti a contatto, agiscono circondando l’ormone, e questi agglomerati possono essere rivelati con un equipaggiamento molto semplice e in pochi minuti». «La ricerca è stata possibile grazie ad un accordo di cooperazione italo-americano finalizzato alla ricerca di test predittivi e markers tumorali - ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità Enrico Garaci. La tecnica del nanotrap si è rivelata efficace anche per identificare piccole particelle difficili da scoprire perché hanno una rapida degradazione come appunto l’ormone della crescita». Secondo i ricercatori il nuovo test, che riesce a trovare l’ormone anche due settimane dopo l’assunzione, mentre quello nel sangue si ferma a 48 ore, potrebbe essere sul mercato entro pochi mesi, e le autorità sportive statunitensi si stanno già interessando della sua applicazione. La Ceres Nanoscience, di cui fa parte anche la ricercatrice italiana, ha già brevettato il metodo:«Mi trovo molto bene qui, e sono già rimasta più del previsto - afferma Luchini - ma mi piacerebbe tornare a casa prima o poi».
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