Il Secolo XIX Ultime notizie Ultimo aggiornamento: 04/07/2009 h.12:17

La fantasia nei parastinchi:
disegni, scritte e dediche

27 dicembre 2008
  | Mauro Casaccia

Bandiera verdeoro e nome dell’erede per Thiago Motta, l’aggiunta della frase “Deus é fiel” (“Dio è fedele”) per Rubinho. Così, i due brasiliani sono pronti a guidare la Samba del parastinco in rossoblù. Quella che Ronaldinho e compagni hanno inventato nella Seleçao dopo la vittoria mondiale di Yokohama nel 2002, stile Stomp, suonando a mo’ di percussioni gli attrezzi del mestiere meno conosciuti. I guantoni del portiere, ok. Le scarpette per i colpi potenti del cannoniere e i tocchi delicati del regista, ok. Le maglie e i pantaloncini, ok. Ma dagli anni Novanta c’è l’obbligo del parastinco nel calcio e i giocatori impreziosiscono l’arnese personalizzandolo. Finita l’era dei risvolti alla caviglia, propri non soltanto dell’arcigno centromediano ma anche del fantasista che - simbologia da haka più che da samba - con quel vezzo sfidava gli avversari prima di trafiggerli in tunnel. In qualsiasi campetto, a cavallo degli anni Sessanta, eri uno sfigato se non portavi i calzettoni giù come il cabezon Omar Sivori. Ora, per regola, il calzettone sta su e la fantasia sta sotto la stoffa.

A custodirla, in casa Grifone, il magazziniere Massimo Cavallari. Templare di scarpe e parastinchi, nonché pittore: suoi i disegni sulle protezioni di Thiago Motta e Olivera. Ed è lui il depositario delle cabale da spogliatoio. «Ci sono quelle che riguardano il posto dove cambiarsi o come si mette la roba». E sui parastinchi? «Tutti ne hanno un paio solo, tranne Milito, che ne ha uno nuovo e uno più vecchio. Prima della partita con la Reggina gli stavamo dando i nuovi, poi ha messo i vecchi... Tripletta... Adesso vuole sempre quelli. Nel calcio è così, qualche cabala ce l’hanno tutti. Anch’io, visto che al Ferraris stiamo facendo così bene, cerco sempre di mettere le cose allo stesso modo, nei posti giusti...». La Cabala del magazziniere. Per tornare alla Samba del parastinco. C’erano una volta gli schinieri per gli uomini d’arme, protezioni per le gambe realizzate in cuoio bollito e rinforzate con listelli di ferro. Ancor prima, a partire da quelle forgiate da Vulcano per il “decatleta” Achille, le armature da stinco erano interamente fatte in bronzo o in ferro. Quanto al football, i parastinchi sono previsti (ma non obbligatori, servirà ancora più di un secolo) fin dal 1880: i primi erano prevalentemente in cuoio, antiestetici e molto ingombranti, tanto che molti giocatori li portavano sopra i calzettoni. Dinosauri estinti, al giorno d’oggi anche il parastinco è hi-tech. Il titolare di una delle principali ditte italiane, Enrico Campari, che esporta anche nella Liga e in Premiership, ha spiegato: «Viene utilizzata la tecnologia aeronautica, con tessuti pre-impregnati e successivamente polimerizzati in autoclave... parastinchi in fibra di carbonio e kevlar performanti e altamente sicuri». Quelli realizzati negli States per Francesco Totti sono un’impalcatura di trenta centimetri che avvolge la tibia come un calzino, coprendo pure il polpaccio. Clarence Seedorf, anziché allacciarli nella parte alta del polpaccio come i più, usa un esemplare che s’inserisce in una calza elastica, da indossare sotto il calzettone.

E poi, oltre alla personalizzazione “tecnica”, c’è quella artistica. «In genere - dice Cavallari - ci pensa già la ditta». Disegni di tigri e leoni, frasi e nomi, decorazioni varie. Quelli di Gigi Buffon presentano una sua raffigurazione in versione Superman. Cristiano Lucarelli li ha voluti rossi con l’immagine di Che Guevara. E al Genoa? Ruben Olivera porta, come Thiago Motta, parastinchi affrescati dal magazziniere rossoblù: vessillo uruguayano e nomi dei figli; Nahieli e Bruno. Nella manutenzione, «basta uno straccio a umido». Per le opere di Cavallari come per gli altri, con personalizzazione commissionata in azienda: Beppe Biava sfoggia i nomi dei figli insieme a un cuore rosso; per Milito la scritta “Diego” in alto e la bandiera argentina sotto; Beppe Sculli e Ciccio Modesto hanno il proprio numero di maglia - rispettivamente il 14 e il 23 - in bella mostra; Giand è l’abbreviazione usata da Giandomenico Mesto, possessore del paio, in bianco contornato di nero, che più esibisce i segni delle tacchettate avversarie.

Allora scarpe, i gioielli principali nel regno del magazziniere: «La mia prima cura - racconta Cavallari -, tenerle pulite e conservate al meglio. Se dare il grasso o meno, è una scelta personale, anche perché ormai tante sono in plastica e non in cuoio». E le attenzioni cambiano: «Ad esempio, le scarpe di Palladino vanno messe in acqua bollente per circa dieci minuti, in modo che quando Raffaele le calza si adattino perfettamente al piede». E, differentemente da “un giocatore un paio di parastinchi” (eccezion fatta per il double di Milito), di scarpe i calciatori ne hanno parecchie: «Allo stadio, per ogni giocatore ne portiamo tre o quattro. In genere, un paio a tredici tacchetti, uno a sei, uno misto e un doppione del modello che, in base al tempo e al terreno previsto, pensa di indossare». Il templare del magazzino, che precede la squadra allo stadio di molte ore («Arriviamo alle 11 se si gioca al pomeriggio, alle 16 se la partita è alle 20.30»), prepara ogni cosa per la squadra prima che la squadra si prepari alla sfida. Scarpette, parastinchi e tutto il resto, accanto a ogni postazione nello spogliatoio. Disposizione fissa, decisa a inizio stagione: «I vecchi conservano il posto, i nuovi si adeguano». E il Principe Milito, tornato dopo tre anni? «Per fortuna il posto è simile, è scalato solo di due... nessun problema...». Bene. Perché, senza la Cabala dello spogliatoio, è più difficile poter festeggiare con la Samba del parastinco.


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Commenti inseriti 4 — pagina 1 di 1

28/12/2008 15:03 Doriano

Voi sono 80 anni che fate ridere pensa un pò!!

28/12/2008 11:52 fede, savona.

Ma i presidenti non li portano i parastinchi... non calzava molto sta battuta... rido solo perchè voi fate ridere a prescindere!

28/12/2008 00:49 Doriano

Le usa anche il Presidente rossoblù, ci mette il vocabolario della lingua Italiana!

27/12/2008 22:10 fede, savona.

per me Cassano nei suoi ci mette le tabelline..


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