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“Libertà di protestà”: è quello che promettono le autorità cinesi in occasione delle Olimpiadi. Ma, avvertono, le eventuali manifestazioni dovranno svolgersi in tre parchi designati nella città, dovranno ottenere un’autorizzazione preventiva e non dovranno violare le leggi cinesi. Il che si presta ovviamente a molte interpretazioni.
Quattro mesi dopo le proteste anti-cinesi represse nel Tibet, i conseguenti attacchi alla fiaccola olimpica in viaggio per l’Europa e l’America e il dibattito sollevato in diversi Paesi su un eventuale boicottaggio dei Giochi o almeno sulla possibilità per gli atleti di concepire un pensiero critico in proposito, il comitato organizzatore (Bocog) è uscito oggi con una soluzione che ha un pò spiazzato, per la sua ambiguità, la stampa internazionale.
«Gli atleti - ha affermato in una conferenza stampa Liu Shaowu, responsabile della sicurezza del Bocog - dovranno rispettare l’articolo 51 della Carta olimpica, che vieta ogni tipo di propaganda etnica, religiosa o politica nei siti olimpici. Ma sono stati individuati tre parchi cittadini in cui ognuno potrà manifestare le sue idee, dopo avere ottenuto l’autorizzazione».
La precisazione è venuta in risposta alla domanda esplicita di un giornalista che chiedeva quale sarebbe stata la reazione contro gli atleti che decidessero di «esibire bandiere o magliette». Nessun dubbio, quindi, che Liu parlasse di eventuali messaggi di sostegno al Tibet o al Dalai Lama, considerato anche l’accento che ha posto sulla «propaganda etnica o religiosa».
I parchi designati alle proteste autorizzate sono quelli di Shijie, Zi Zhu Yuan e Ritan: «Tutti e tre abbastanza vicini alla città e ai siti olimpici». Ma per ora è impossibile sapere quale tipo di manifestazioni saranno effettivamente concesse, e quali saranno invece negate, anche se non direttamente, ma grazie ai tempi richiesti e alle pratiche burocratiche da seguire.
«Dovranno continuare ad essere assicurati il flusso scorrevole del traffico e l’ordine pubblico», ha sottolineato il responsabile della sicurezza del Bocog, assicurando che «saranno date informazini chiare» sui passi da intraprendere per chiedere le autorizzazioni. Sulle eventuali minacce, anche terroristiche, alle Olimpiadi, Liu ha affermato che «Pechino è una delle città più sicure e la Cina è uno dei Paesi più sicuri al mondo» e che i 110.000 agenti dispiegati per garantire un pacifico svolgimento dei Giochi sono preparati ad affrontare qualsiasi emergenza. Anche dopo che una bomba è esplosa lunedì su un autobus a Kunming, nella provincia meridionale di Yunnan, provocando due morti e 14 feriti secondo il bilancio ufficiale. Le autorità hanno ammesso che si è trattato di un attentato, ma hanno assicurato che non si tratta di un evento legato alle Olimpiadi. Ulteriori particolari non sono però stati forniti. «Le indagini continuano - ha detto Liu - e verranno date altre informazioni. Tenete presente che sono cose accadute anche in altri Paesi del mondo, anche se abbiamo deciso di rendere più severe le misure di sicurezza nei trasporti pubblici».
E un quotidiano di Shanghai ha scritto che su ciascuno dei 1.600 autobus in servizio su linee che passano per i siti olimpici della città sono state installate quattro telecamere.
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COMMENTI INSERITI — pagina 1
Non c'è che dire, un grande esempio di libetà:-(((
Diritti civili per il Popolo Tibetano!